Pubblicato ‘Humanoalieno 2’, il primo album solista dell’artista campano

In questo disco l’artista campano riprende il progetto iniziato col suo gruppo denominato ‘Humanoalieno’, ma da solista. Questo primo album solista, che Villucci ha preferito chiamare semplicemente ‘Humanoalieno 2’ per rendere evidente la continuità del progetto, potrebbe essere diviso in ‘lato A’ e ‘lato B’. Nella prima parte i testi e la musica sono molto diretti, le parole parlano di politica attualizzando molti concetti da sempre esistenti ma oggi amplificati dalla disumanizzazione tecnologica, mentre la musica strizza l’occhio al pop italiano del secolo scorso ma anch’esso viene attualizzato dal sound tecnologico dei giorni nostri, a tratti sporco come in ‘Gramsci’, mantenendo, però, una linea melodica che arriva diretta e forte all’ascoltatore. Comprensibile nella logica dell’album, ma decisamente poco gradevole nell’ascolto, l’ironica introduzione ‘Inno italieno’. Dal brano numero cinque, ‘Ballad of spring’, unica canzone in inglese, parte una seconda parte con testi e musiche più ricercati e raffinati. I temi diventano più morbidi, le musiche riportano al sound di un rock elegante e brani come la citata ‘Ballad of spring’ o ‘l’Astronave’, che col suo lungo assolo di sax accompagnato dalla chitarra acustica e dal pianoforte sembra (e probabilmente lo è) una citazione floydiana, risultano certamente più accattivanti. Pur non arrivando mai a picchi di poesia sia nei testi che nella musica, questa seconda parte dell’album, interrotta solo dalla cover del brano de Le Orme (gruppo a cui l’artista di ispira) ‘Se io lavoro’, risulta più piacevole da ascoltare e meno banale della prima, creando atmosfere a tratti oniriche dove l’umano e l’alieno che l’artista racconta nel suo album, sono più distanti e non arrivano direttamente all’orecchio dell’ascoltatore come nei primi brani decisamente (e, si presuppone, volutamente) più ‘cattivi’, ma attraverso un racconto musicale in cui testi e musica catturano maggiormente chi ascolta.