Una crisi economica probabilmente senza precedenti, quella che si affaccia all’orizzonte per un mondo interamente schiacciato sotto il peso del Coronavirus. La situazione è quantomai drammatica, e probabilmente lo sarà di più nella seconda metà dell’anno, quando il gettito più poderoso del virus, si spera, potrà forse essere un ricordo. Insomma, una situazione che da un punto di vista economico e finanziario non lascia presagire niente di buono: per il Fondo Monetario Internazionale questo 2020 sarà un anno nero, alla pari e più del 2008 e, in generale, di tutti gli anni che hanno registrato una crisi.

Questo perché ad ogni dimensione e ad ogni latitudine i paesi stanno perdendo soldi e risorse. Non aiutati nemmeno dai blocchi totali imposti, giocoforza, alle filiere produttive a causa dell’avanzare di un virus aggressivo e, a prima istanza, ingestibile. Ne pagheranno le conseguenze tutti i settori, ma qualcuno più di altri sta subendo le conseguenze, non solo in termini umani ma in termini meramente economici. Basti pensare al turismo, vero fiore all’occhiello della stragrande maggioranza dei paesi, soprattutto occidentali. In contesti come quello italiano, in cui il turismo pesa per il 13,2% del PIL, il danno è già enorme. Disdette, rinunce, voli cancellati, città che forse, per la prima volta, saranno deserte o quasi nei mesi a venire. Soffrono, della stessa “patologia”, tante altre realtà: la Thailandia è la più colpita di queste, le Filippine seguono a ruota assieme alla Grecia. E se il Pil globale a fine 2019 era cresciuto del 2,9%, nel 2020, con le previsioni più rosee del caso, non dovrebbe superare il 2,4%.

Assieme al turismo in penalizzazione anche altri settori: quello alberghiero, che ha visto record di disdette e chiusure per questi primi mesi dell’anno, dovrà trovare la forza di rialzarsi in un mercato che vivrà una situazione di stasi una volta uscito dalla pandemia e per il quale netti miglioramenti sono previsti, se tutto va bene, per il 2021 inoltrato.

Altro settore che sta pagando le conseguenze, altissime finora, è quello del gioco d’azzardo. E non tanto, e non solo, perché la H2 Gaming Capital ha stimato una riduzione dell’8%, ma soprattutto perché per tornare ad una situazione di semi-normalità occorrerà, come tutto, tempo. Ne sa qualcosa il Casinò di Macao, che si è visto ridurre i ricavi del 50%, rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. E i mercati asiatici, apripista in negativo, purtroppo, in questo senso, hanno già pagato uno scotto altissimo. Scotto che sta pagando l’industria italiana. I ricavi si sono drammaticamente ridotti nell’arco di poche settimane, dopo che già si era registrato un pesante stop a causa della chiusura di molti locali, per cui anche locali adibiti a sale bingo e per le scommesse. Il mercato italiano del gioco è in paralisi, al momento, con una perdita del 9,4%  e se l’online fa sorridere parte della filiera, con una possibilità di crescita fino al 15%, le prospettive sono, nel mondo, delle peggiori. E con esse il gioco potrebbe, per la prima volta, scendere al di sotto dei suoi standard e raggiungere il minimo storico, del 2017.