In mancanza di una legislazione nazionale e regionale, i flussi turistici vengono governati dalle amministrazioni locali che, da anni oramai sono corse ai ripari applicando norme poco incisive dinanzi ad un fenomeno in forte sviluppo.

Napoli è la città italiana che negli ultimi tre anni è cresciuta maggiormente in ambito culturale, mentre Firenze ha uno dei rapporti più alti al mondo tra il numero di visitatori, quattordici milioni all’anno, e quello dei residenti, quattrocentomila. Si spiega, così, il confronto tra il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris e quello di Firenze, Dario Nardella. E’ avvenuto mercoledì 12 febbraio presso la sede dell’Unione degli Industriali, dove si è conclusa una conferenza di due giorni dal titolo “Napoli, Firenze e Barcellona: strategie di sviluppo turistico nel centro storico“.

A margine della prima giornata, il sindaco partenopeo ha dichiarato: “Ci siamo mossi sin dal primo momento per ridurre al minimo gli effetti collaterali negativi del turismo, quali la globalizzazione al ribasso, la massificazione e l’abbassamento della qualità di vita dei residenti, il fenomeno dello svuotamento di parti della città da parte degli abitanti e delle attività commerciali tradizionali. La limitazione di aperture di strutture ricettive all’interno di un edificio va in questa direzione. Nel rispetto del sistema di liberalizzazione, stiamo cercando di scongiurare le catene seriali che modificano in negativo l’identità di luoghi tipici“.

Assessori De Mayo e Marcè

Eleonora De Majo, assessore alla Cultura, ha incontrato l’omologo del Comune di Barcellona, Xavier Marcé, a Palazzo San Giacomo per un confronto sulle politiche di gestione dei flussi. Nella nota finale, si legge che si è ragionato su come agire a livello europeo per evitare l’attuale deregolamentazione che ha permesso in questi decenni lo snaturamento e l’omologazione dei centri storici di tutte le città europee e la conseguente espulsione progressiva degli abitanti. “Ne abbiamo voluto discutere innanzitutto con Barcellona perché è stata in questi anni la metropoli europea che per prima e con maggiore incisività ha dato l’allarme, mettendo in campo politiche concrete e campagne efficaci a regolamentare l’impatto delle piattaforme della sharing economy sulle città”, ha dichiarato l’assessore De Majo. A margine della prima giornata, interrogato a riguardo, Luigi De Magistris ha chiarito che il fenomeno esiste ma non è giunto a livelli patologici, perché è stato affrontato sin dagli esordi. “Abbiamo segnali su cui stiamo lavorando e che stiamo evidenziando per avere una legislazione nazionale e regionale che tuteli giovani, studenti e residenti di lunga data, altrimenti le grosse misure che mettiamo in atto come Comune saranno armi spuntate. Gli effetti negativi della massificazione turistica sono arginabili. La nostra è un’economia circolare fatta di professionisti e lavoratori che vengono dalla periferia, stiamo effettuando controlli per arginare il lavoro in nero e la concorrenza sleale di alcuni operatori“, ha concluso il sindaco.

Nel pomeriggio, seconda giornata del convegno, gli assessori di molte città italiane, tra cui quelli di Bari, Catania, Palermo, Torino e Venezia, hanno incontrano membri della giunta partenopea, per esporre possibili soluzioni ai problemi comuni, affrontati sinora con strategie non sempre simili. In particolare, l’assessore De Majo, affiancata da Rosaria Galiero, assessore alle Attività produttive e al commercio, e Monica Buonanno, assessore al Diritto all’abitare e alle politiche per la casa, ha accolto a Palazzo San Giacomo gli assessori con delega al turismo delle città di Bologna Matteo Lepore, di Firenze Cecilia Del Re, di Milano Jacopo Mazzetti, di Roma Carlo Cafarotti. Si è cercato di tracciare una rotta comune per risolvere il problema della sostenibilità dei flussi turistici e dell’armonizzazione delle misure per la tutela dell’ambiente, della salvaguardia della qualità della vita degli abitanti, delle locazioni brevi finalizzate alla ricezione turistica. Tutto ciò in vista di una cornice quadro in ambito nazionale, la cui stesura si cerca di agevolare attraverso la presentazione di proposte al ministro della Cultura, Dario Franceschini, che da tempo ha manifestato la volontà di fornire un contributo omogeneo, consapevole che la questione è diventata prioritaria per tutte le città d’arte italiane.