Diagnosi iper precise, nuovi farmaci, radioterapia che preserva al massimo i tessuti sani, interventi chirurgici pianificati a perfezione e protesi sempre più adattabili. Le nuove tecnologie e la stampa in 3D stanno rivoluzionando le cure per i sarcomi, migliorando la possibilità di declinarle sempre più ‘a misura di paziente’. “Accanto alla rivoluzione in corso in ambito terapeutico, a fare passi da gigante negli ultimi anni è stata l’evoluzione della radiodiagnostica, attraverso strumenti già disponibili nel nostro Paese – spiega Massimo Eraldo Abate, direttore del Reparto di Oncologia Pediatrica all’ospedale Santobono-Pausilipon di Napoli. Grazie alle nuove tecnologie, nei migliori centri italiani, già è possibile fare studi biomolecolari che permettono di individuare, per ogni neoplasia, i marker tumorali che possono essere target per farmaci molecolari specifici. Queste target-therapy saranno sempre più integrate alla chemioterapia, rendendola più efficace”.

Questa malattia, secondo i dati della Fondazione Veronesi, negli adulti è leggermente più diffusa tra gli uomini: ne colpisce 3,3 ogni centomila abitanti, rispetto al 2,7 delle donne. Solo alcune forme di sarcoma sono peculiari dell’età pediatrica: è il caso del rabdomiosarcoma, ma più dell’ottanta percento dei casi compare sopra i 50 anni di età. Nel complesso, tra pazienti pediatrici e adulti, la sopravvivenza raggiunge il 70 per cento se la diagnosi è precoce, mentre risulta molto più severa se la malattia viene scoperta quando ha già generato delle metastasi.

Importanti passi avanti nella malattia si stanno facendo nel campo della chirurgia dei sarcomi. Grazie alla stampa in 3 D, si “potrà pianificare meglio gli interventi perché permette di ricreare tridimensionalmente, prima di far entrare il paziente in sala operatoria, la situazione che si andrà a trovare operando”. La stampa in 3 D sperimentata a Napoli “permette di realizzare le protesi da utilizzare per sostituire l’osso malato rendendole molto più adattate all’anatomia della persona”. Infine, in alcuni pazienti selezionati, è già possibile usare la Protonterapia o Adroterapia, tecniche sofisticate che permettono di erogare alte dosi di radioterapia in zone circoscritte risparmiando i tessuti circostanti. Tutto questo, conclude Abate, “fino a pochi anni fa sembrava lontanissimo, invece, in molti casi è già a portata di paziente”.