Sono finiti ai domiciliari questa mattina il primario del reparto di Patologia Clinica dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano’ di Caserta, Angelo Costanzo, e la moglie Vincenza Scotti, titolare del laboratorio privato di analisi ‘Sanatrix’. La donna è sorella dell’ex latitante Pasquale Scotti, legato in passato alla Nuova Camorra Organizzata. Secondo l’accusa, i due avevano organizzato un sodalizio criminale dedito alla truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. In particolare i rappresentanti di ditte fornitrici dell’ospedale di Caserta, in cambio di mazzette e di viaggi, avrebbero attestato a carico dell’azienda ospedaliera forniture in realtà consegnate al laboratorio clinico della Scotti. Il danno erariale procurato all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano ammonta a 1 milione e 800mila euro.
Sono in tutto sei le persone coinvolte nell’inchiesta: una in carcere, due agli arresti domiciliari (i due coniugi), due misure interdittive dei rapporti con la pubblica amministrazione e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I reati contestati vanno dall’ associazione a delinquere aggravata dalla commissioni di fatti di peculato, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falsità ideologica e truffa aggravata. In particolare i coniugi Costanzo, si legge negli atti della procura, avrebbero “piegato la struttura sanitaria pubblica alle esigenze del centro privato, distraendo indebitamente a beneficio di quest’ultimo beni strumentali in dotazione all’ospedale, come macchinari, personale e reagenti chimici”.
Le indagini risalgono ad alcuni anni fa nell’ambito di alcune intercettazioni della Dda di Napoli per la cattura proprio del latitante all’epoca Pasquale Scotti avvenuta in Brasile il 26 maggio del 2015. Un altro aspetto dell’inchiesta riguarda “una serie di allontanamenti illegittimi dal lavoro da parte di Costanzo. Le assenze venivano attribuite falsamente a stati di malattia, per cui sono state prodotte false certificazioni mediche, al fine di evitare di limitare i periodi di ferie effettivamente spettanti. La falsa malattia veniva fruita spesso per incrementare il periodo di ferie in località balneari e, in un caso specifico, addirittura per assistere ad un incontro di Champions League tenutosi in una regione del Nord Italia”.