I concorrenti erano stati scoperti utilizzare sistemi di comunicazione a distanza tra cui telefoni cellulari, braccialetti che riproducevano le sequenze di risposte esatte relative ai questionari, t-shirt sulle quali erano state impresse risposte esatte sotto forma di simboli matematici. Gli episodi risalgono ad aprile del 2016, a Roma, durante un concorso per agenti penitenziari, esame poi annullato dal Dipartimento della Polizia penitenziaria, che ravvisò diverse anomalie.

I reati si concretizzarono attraverso la divulgazione di materiale riservato, tramite un soggetto legato alla società che si era aggiudicata l’appalto per l’elaborazione, la stampa e la fornitura dei questionari da utilizzare durante gli scritti.

Ora con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno dello Stato e altri gravi reati, il Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria (Nic) e i militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, hanno eseguito perquisizioni ed emesso 160 avvisi di conclusione indagini. Destinatari dei provvedimenti i concorrenti che avevano fatto uso del materiale riservato, nonché intermediari e di altri soggetti, su cui sono emersi rapporti illeciti con i principali indagati, sempre relativi alla divulgazione del materiale del concorso.

L’indagine è coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli. Le misure cautelari sono state emesse  nei confronti di Dario Latela, Carolina Caiazzo e Daniele Caruso.