Sono circa tre secoli che si continua a scavare nel territorio vesuviano provando sempre forti emozioni e soddisfazioni per nuove scoperte archeologiche. Dal 1748, da quando Carlo di Borbone inaugurò gli scavi di Pompei, l’antica colonia romana non smette di “partorire” dalle sue viscere i suoi figli e tutti coloro che l’abitarono rendendola ricca e opulenta. Giorni fa sono venuti alla luce due uomini, uno più anziano, sulla quarantina, l’altro più giovane; entrambi i soggetti sono stati rinvenuti l’uno accanto l’altro, i loro gesti registrano l’attimo in cui furono colti dalla morte, probabilmente il momento di fuga durante la prima mattinata tra il 24-25 ottobre del 79 d.C. quando si abbattè sulla città la seconda tremenda corrente piroplastica che non risparmiò nessuno.

Prima ancora di tale stupefacente scoperta, nella Civita Giuliano, zona suburbana a 700 metri a nord-ovest da Pompei , ci sono stati altri sorprendenti rinvenimenti e tutti circoscritti in una stessa dimora, una delle tante ville d’otia in cui i ricchi romani venivano a riposare l’anima e il corpo dal caos frenetico dell’Urbe.

Nel 2017 furono rivenuti i resti di tre cavalli di razza, tra cui uno splendido sauro completamente bardato con una raffinata sella di legno e bronzo; non è da escludere che il proprietario di tale purosangue fosse l’uomo della recente scoperta, il cui mantello di lana, a differenza della semplice tunica del giovane servo, fa presumere che possa essere stato un comandate militare o un alto magistrato.

Poco prima dei resti dei due pompeiani, aveva fatto la sua comparsa un graffito con motivo florale e il nome di una fanciulla, Mummia, indizio che ha fatto ipotizzare che l’importante padrone di casa, padre della piccola, fosse esponente dei Mummii, famiglia importantissima a Roma, la cui presenza non era finora mai stata attestata a Pompei.

Insomma una ricca dimora, tanti indizi, tante incognite a cui rispondere.

Al momento, comunque, grazie ai calchi in gesso delle vittime, il cui metodo fu sperimentato nel secondo ‘800 dal grande archeologo Giuseppe Fiorelli, possiamo avere già un’idea dei vari componenti della famiglia della ricca residenza vesuviana. Auguriamoci che in un prossimo futuro, la madre Terra restituirà un altro tassello di questo intrigato puzzle, di questo “antico mosaico“.