Avrebbe dovuto “dirigere, autorizzare e sorvegliare” sulla circolazione del sangue e degli emoderivati ma non lo fece: per questo il Ministero della Salute è stato condannato dalla VI sezione civile del Tribunale di Napoli, ad un risarcimento di 700mila euro per il decesso di una donna che in ospedale a Napoli venne sottoposta a trasfusioni di sangue, poi rivelatosi infetto, che le inocularono il virus dell’epatite C. A rendere nota la sentenza, emessa dai giudici lo scorso 15 novembre, è l’avvocato della famiglia, Maurizio Albachiara.


E’ accaduto all’ospedale Loreto Mare, dove una paziente venne sottoposta ad alcune trasfusioni, necessarie per una perdita di sangue subita durante un parto cesareo. Dopo qualche anno, era il 1995, le venne diagnosticato il virus dell’epatite C, evoluta poi in cirrosi. Infine, nel 2013, il decesso della donna, per scompenso ascitico. Non è il primo caso che si registra in Campania a concludersi con un risarcimento in denaro. A gennaio scorso, infatti, a Caserta gli eredi di una donna, morta in seguito a una trasfusione in ospedale, hanno ottenuto un risarcimento di oltre 1 milione di euro. La vittima, una di 67 anni di Caivano, nel 1983 fu avvelenata dal plasma utilizzato dai medici durante il ricovero ospedaliero a Caserta. Dopo 36 anni, il ministero della Salute è stato condannato a risarcire gli eredi della donna.