Gabriele Russo porta in scena Tito e Giulio Cesare al Teatro Bellini da mercoledì 13 a domenica 24 marzo.

Prodotto dalla Fondazione Teatro di Napoli, lo spettacolo trae origine da due opere di Shakespeare: Tito Andronico e Giulio Cesare. Il primo atto è riscritto dal regista assieme a Michele Santeramo, il secondo atto da Fabrizio Sinisi e Andrea De Rosa.

Nel I atto troviamo in scena Roberto Caccioppoli, Antimo Casertano, Fabrizio Ferracane, Martina Galletta, Ernesto Lama, Daniele Marino, Francesca Piroi, Daniele Russo, Leonardo Antonio Russo, Filippo Scotti, Rosario Tedesco, Isacco Venturini, Andrea Sorrentino.

Nel II atto Nicola Ciaffoni, Daniele Russo, Rosario Tedesco, Isacco Venturini, Andrea Sorrentino.

Questa trasposizione in due atti di due opere del drammaturgo inglese fa parte di un progetto chiamato Glob(e)al Shakespeare. In un unico spettacolo due personaggi storici dialogano su un tema che li accomuna.

Tito e Giulio Cesare rifletteranno in parallelo sulle conseguenze del potere.

Tito è un generale romano che torna a Roma dopo averne combattuto i nemici per dieci anni circa. Sacrifica il figlio di una regina, Tamora, da lui ridotta in schiavitù e rinuncia al titolo di imperatore, in favore del figlio del vecchio imperatore, che sposa Tamora. I due si vendicano verso Tito, uccidendone due figli e violentando e torturando la figlia, Lavinia, che si era rifiutata di sposare il futuro imperatore. Tito chiede a uno dei suoi figli, Lucio, di radunare un esercito e unirsi ai Goti contro l’Impero. Anche Tamora tradisce l’imperatore, avendo un figlio con un barbaro e fugge. Convinta che Tito sia impazzito per il dolore, lo rassicura sulla vendetta per la brutalizzazione di Lavinia, chiedendo in cambio che suo figlio cessi l’avanzata contro Roma. Durante il banchetto che segue, Tito uccide sia i figli di Tamora, rei di aver brutalizzato Lavinia, sia Lavinia quest’ultima. La spirale di violenza continua, fino a quando Tito viene ucciso dal mancato genero, Saturnino, vendicato da Lucio, nuovo imprenditore.

Giulio Cesare è messo in guardia da un indovino circa le “idi di marzo”, nel frattempo il suo figlio adottivo, Bruto, si unisce a Cassio, partecipando alla cospirazione di alcuni senatori contrari alla trasformazione della repubblica romana in monarchia. Ucciso nelle idi di marzo, la sua orazione funebre viene tenuta da Marco Antonio. Quest’ultimo si unisce a Ottaviano nella battaglia contro i cospiratori, guidati da Bruto e Cassio. Sconfitti, preferiscono suicidarsi piuttosto che consegnarsi nelle mani di Marco Antonio, che, allontanatosi da Ottaviano, impegnato nell’ascesa al potere, saluta Bruto, omaggiandolo per il suo amor di patria, forte a tal punto da superare quello per Cesare.

Storie di potere cercato, conquistato, perso, riconquistato. Con mezzi per niente leciti, che ledono la dignità dell’uomo trasformando l’amore filiale e fraterno in strumenti di vendetta in una lunga spirale di violenza.

Tito desidera la tranquillità del quotidiano dopo aver trascorso un decennio nei campi di battaglia.

Cesare desidera la tranquillità di un sistema decisionale che assicuri stabilità e unità.

Due uomini che possono godere delle vittorie conquistate, eppure soccombono dinanzi a un passato che ritorna e ha il volto di cari, scelti come persone con cui condividere la vita. La regina fatta propria schiava l’uno, il figlio adottivo l’altro. Cosa spinge davvero alla vendetta? Un amore più grande di quello per il proprio padre, come suggerisce il ricordo di Marco Aurelio dinanzi alla salma di Cesare? Oppure la lotta per un potere pubblico, che passa per l’affermazione di quello privato?

Al Teatro Bellini, Cassio, Bruto e Lucio, si interrogano sulle ragioni dell’amore filiale che si scontra con quelle dell’amor di patria secondo la logica di un potere che, in fondo, finisce col rinnovare le vecchie categorie paterne.

TEATRO BELLINI

Via Conte di Ruvo 14 – tel. +39 081.5491266 – Fax +39 081.5499656

http://www.teatrobellini.it/stagione/12/teatro-bellini

Dal 13 al 24 marzo

“TITO/GIULIO CESARE”
2 riscritture originali da Shakespeare