Consigli per chi si avvia nel mondo delle startup

Proseguiamo la rubrica che, con linguaggio semplice e diretto, vuole dare piccoli ma utili consigli a coloro che, e sono sempre di più, si avvicinano al mondo delle startup.

Lo facciamo grazie a TopView (https://topview.it/), una startup innovativa nata nel 2013, la prima a Caserta, dall’idea, l’esperienza e le competenze di Salvatore e Alberto Mennella: padre e figlio entrambi ingegneri, l’uno elettronico, in pensione, e l’altro aerospaziale e con un’altra laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni.

La sensazione che ho immediatamente è che si tratti di una società sempre un passo avanti rispetto al mercato. Ma capiamo meglio…

«Siamo partiti da un’idea di Alberto», mi dice Salvatore, «che da tempo stava sperimentando la realtà dei droni, che nel 2013 ancora non erano diffusi come oggi, e a cui da tempo si stava dedicando sia per studio che per hobby, nel senso che li realizzava materialmente.

Nati a ottobre 2013, abbiamo iniziato a lavorare immediatamente; già a maggio 2014 partecipammo alla Solar Expo di Milano, una fiera del settore del fotovoltaico dove presentammo, in prima assoluta, un drone che riusciva a effettuare le analisi degli impianti fotovoltaici individuandone i pannelli difettosi.

Da questo primo business assai stimolante, abbiamo accresciuto l’idea iniziale grazie a un programma di finanziamento europeo di ricerca e sviluppo, l’Horizon 2020, che nasceva proprio nel 2014. Abbiamo così potuto trasformare la nostra idea in un servizio più attraente, fruibile anche dai meno esperti, ovvero dai non addetti al settore dei droni, in particolare dai manutentori degli impianti fotovoltaici.»

«A che punto è ora la vostra Azienda?»

«La TopView ha compiuto tutto il ciclo della startup innovativa, che è qualcosa di temporaneo, che per la legge italiana deve crescere entro i 5 anni. Attualmente, quindi, la società ha superato la fase di startup, ha incrementato il capitale sociale a 100.000 euro, ed è una PMI innovativa (N.d.r: Piccola Media Impresa che opera nel campo dell’innovazione tecnologica).

Il 30% delle nostre attività riguardano la ricerca e lo sviluppo di nuovi sistemi; quindi, visto che i droni si sono largamente diffusi e hanno iniziato a essere realizzati dai global player, ovvero imprese competitive su tutti i fronti in ambito internazionale, noi abbiamo modificato la nostra strategia: invece di progettare e costruire droni nuovi, abbiamo preferito fare da supporto a nicchie di mercato che hanno bisogno di droni.

Comprando i migliori che ci siano sul mercato e modificandoli per le esigenze specifiche di queste fette ristrette di mercato, forniamo la soluzione chiavi in mano. I nostri alleati sono, per esempio, i cantieri, e dunque vendiamo droni adatti per l’attività cantieristica che controllano anche la sicurezza degli operai.

Attualmente ci stiamo dirigendo già verso un altro settore: abbiamo conosciuto un partner nazionale, leader della security per le banche, e stiamo consolidando un accordo per gestire, negli istituti bancari appunto, la sicurezza anche col drone.»

«Questo è il bello… quali, invece, le difficoltà?»

«Partendo senza capitali e con le sole nostre forze finanziarie, la prima grande difficoltà è stata sicuramente quella attinente al cash flow, alla cassa per intenderci, che però è stata molto ben risolta con l’avvento dell’Horizon 2020, a cui ti ho già fatto cenno.»  

«E la problematica di oggi?»

«La difficoltà attuale», mi spiega Alberto, che cura la parte strategica e commerciale per il settore UAS (Unmanned Aerial System, cioè i droni), «è che, pur essendo ancora piccoli, abbiamo comunque acquisito una dimensione importante: siamo 14 addetti di cui 8 dipendenti e vari consulenti; questo comporta un’attenzione molto forte sulle commesse, e quindi probabilmente una difficoltà sta nel non aver investito sufficientemente nel settore commerciale. Ma questa carenza sarà sicuramente colmata entro fine 2019.»

«E venendo al nocciolo della rubrica, quali consigli vi sentite di dare a chi entra nell’ordine di idee di creare una startup?»

«Partire solo c’è una forte passione», mi risponde subito Salvatore, «perché i sacrifici sono enormi e non bisogna illudersi che gli ostacoli iniziali vengano facilmente superati. E poi avere accuratezza nel definire gli obiettivi: l’entusiasmo dei primi momenti, legati all’idea di partenza, deve essere supportato da un’opportuna pianificazione e razionalizzazione degli obiettivi da raggiungere per ottenere la redditività. E poi… prima ancora di investire, soprattutto il proprio tempo, che è la cosa più preziosa a nostra disposizione, ci si deve necessariamente confrontare col mercato, e in generale con altre persone.»

E Alberto, che cura la parte strategica e commerciale per il settore UAS (Unmanned Aerial System, cioè i droni), aggiunge: «La nostra azienda ha sviluppato competenze diverse, non solo nell’ambito dei droni ma anche nella navigazione satellitare, nella realizzazione di “cockpit simulator” (simulatori di cabine in scala 1:1 per piccoli aeroplani di aviazione generale) o nell’ambito IoT (Internet of Things), grazie alla solida esperienza in campo di progettazione e realizzazione di componenti elettronici.

Avere quindi abilità diverse sicuramente massimizza le probabilità di sopravvivenza dell’azienda, ma se non dotati di una struttura commerciale adeguata, si rischia di perdere le opportunità di business, sfruttando poco il vantaggio competitivo dell’innovazione introdotta.

La maggior parte delle startup parte con un’idea soltanto, puntando tutto su quello, concentrando le pochissime risorse esclusivamente su di essa. Se l’idea ha successo, la startup va avanti, altrimenti chiude. Ma è molto difficile indovinare l’idea giusta al momento giusto perché spesso il mercato non è pronto a recepire le innovazioni e nel frattempo la startup non ha le risorse necessarie per sopravvivere aspettando che il mercato sia pronto. 

Un esempio lampante per noi è stato quello della agricoltura; nel 2013 eravamo pronti con droni e camere multispettrali per supportare i processi produttivi delle aziende agricole, ma il mercato non lo era. Solo ora, a distanza di 6 anni, il mercato comincia ad essere recettivo e sicuramente esploderà nei prossimi anni.

La nostra esperienza, dunque, è stata un po’ diversa rispetto al ciclo di vita naturale delle startup tradizionali, ma ci ha consentito di sopravvivere.»

E per concludere… «Il segreto del successo di TopView?»

«Rimanere modesti ed essere oculati! Abbiamo tenuto i piedi per terra anche dopo i primi successi e quando abbiamo ottenuto 4 grant europei, ovvero i finanziamenti dell’Unione Europea, che ci hanno aiutato a sviluppare idee nuove, non ci siamo fatti prendere la mano, non abbiamo sopraspeso i fondi ma li abbiamo gestiti con saggezza investendo soprattutto nel capitale umano.»

In questo, allora, i capelli bianchi di Salvatore sono stati utili…

In bocca al lupo a TopView e a presto con la prossima intervista di Tips for Startuppers!

Luciana Pennino