Due vincitori, Di Maio e Salvini; crollo del Pd di Renzi, dissolvenza di Liberi e Uguali, sorpasso della Lega su Forza Italia, alleanza di centrodestra in vantaggio sul M5S per numero di parlamentari: sono le tendenze emerse dal voto delle politiche che rappresenta un autentico terremoto che si è abbattuto sul sistema politico. Finisce la Seconda Repubblica, inizia la Terza con speranze ma anche tante nubi all’orizzonte.
Di Maio e Salvini sono due leader allo stato nascente. Così diversi, ma anche con alcuni punti in comune su Europa, euro, legge Fornero, vaccini.
Il Paese è spaccato in due. Con il centrodestra a trazione leghista al Nord, e con il Sud strutturalmente all’opposizione, che premia essenzialmente il M5S (in Campania sul 50%) ma che premia anche i leghisti, i vecchi nemici di una volta.
Il rivolgimento è epocale. Il centrodestra cambia volto. A Berlusconi non riesce il miracolo di rivitalizzare Forza Italia e subisce il sorpasso dei sovranisti della Lega. Berlusconi perde la sua partita per l’egemonia nel centrodestra e deve prendere atto del cambiamento di vento. Le prime parole di Salvini sono nella scia delle ultime dichiarazioni: nega ipotesi di alleanze “strane” con il M5S, rassicura i mercati, manda moniti a Bruxelles.
A sinistra, la sconfitta è epocale. Il Pd è sotto il 20 per cento, che era considerata già una soglia choc. Renzi ha annunciato le dimissioni dalla segreteria, ma vuole dettare le regole contro gli estremismi e le logiche del caminetto. Un messaggio interno e esterno.
Il progetto di Liberi e Uguali è fallito: Grasso, D’Alema e Bersani volevano recuperare voti dall’area dell’astensionismo e della sinistra che sceglie il M5S. Risultato non raggiunto. Portano in Parlamento una ventina di parlamentari.
Una sinistra divisa, spaccata, “una contro l’altra armata”, che dinanzi allo tsunami in arrivo non ha trovato e cercato le condizioni per fare fronte comune. La sinistra è in macerie, come non era mai accaduto nella storia repubblicana. Nemmeno nella fase del berlusconismo trionfante. La sinistra è in crisi in tutti i principali  Paesi europei. L’Italia era una eccezione, ora non lo è più.
E ora che succede? Non sarà facile mettere su un governo senza alleanze che ora appaiono improbabili. Da solo il M5S non è in grado di avere i numeri in Parlamento; l’alleanza del centrodestra che è più vicina al traguardo, dovrà andare a caccia di decine di “responsabili”. Che però sembrano scomparsi dall’orizzonte parlamentare. Lo stesso “renzusconi”, cioè un’ipotetica alleanza tra Berlusconi e Renzi, non avrebbe i numeri per dar vita a un governo. Il quadro è ricco di incognite.
La palla passa al presidente Mattarella.
Michele Cozzi