Quasi tremila persone morirono sotto le macerie delle proprie case, o in conseguenza delle distruzioni di edifici. Nella ricorrenza del più catastrofico evento della storia repubblicana desidero anzitutto ricordare le vittime, e con esse il dolore inestinguibile dei familiari, ai quali esprimo i miei sentimenti di vicinanza“. Parole solenni quelle del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’anniversario del terremoto che 40 anni fa devastò l’Irpinia e la Basilicata, colpendo anche parte della Puglia. E sulla scia lunga delle frasi pronunciate allora da Sandro Pertini, la più alta carica dello Stato ricorda che “tante vite non poterono essere salvate per le difficoltà e i ritardi nei soccorsi“.

E a Mattarella, nel giorno che rappresenta il ritorno al dolore per tante persone costrette a ricordare i sordi boati di quel sisma nefasto, si sono accodati tutti i livelli istituzionali, nazionali e regionali. Il senatore Sandro Ruotolo, allora impegnato con la leva militare da addetto stampa, torna a vestire per un attimo i panni del giornalista d’inchiesta, e mette l’accento sulle dinamiche oscure che si verificarono durante la ricostruzione, e sui “miliardi di lire di sprechi, finiti nelle tasche di imprenditori e politici corrotti e della camorra”. Un vero spartiacque, perché in quel momento nacque “la camorra imprenditrice, ci fu il salto di qualità della criminalità organizzata“. La conclusione del post, che riporta bruscamente al presente infestato dal Covid-19 e alla necessità, 40 anni dopo, di “costruire un nuovo modello di sviluppo“.

Come in ogni grande tragedia in Italia, allora è emerso il meglio e il peggio del nostro paese – dice il governatore Vincenzo De Luca in diretta da Palazzo Santa Lucia – sono emersi nel corso degli anni successivi comportamenti non lineari, non limpidi, elementi di speculazione, ritardi burocratici clamorosi, ma è stata anche una vicenda che ha portato alla luce un grande Paese“. Più affine al pensiero espresso da Ruotolo quello del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che senza mezzi termini definisce la tragedia dell’80 come un “disastro naturale diventato, poi, calamità anche politica e camorristica per la speculazione che c’è stata sulla ricostruzione. Il debito principale del Comune di Napoli risale ancora al post terremoto: paghiamo ancora gli interessi“.

Intanto, alle 19.30, Regione Campania e Protezione civile regionale dedicano una serie di “card” social alla memoria delle vittime del terremoto.