Figlia d’arte (il padre, Giovanni Moretti, era tenore di lirica e d’operetta, e la madre, Anna Scarano, proveniente da una famiglia di comici, era molto apprezzata nel teatro d’operetta di fine Ottocento) Tecla Moretti Scarano, nacque a Napoli il 30 agosto 1894.
Cantante italiana di caffè-concerto ed attrice drammatica, dovendo seguire i genitori nei loro frequenti spostamenti nei locali dell’Italia meridionale e centrale, Tecla non riuscì a compiere regolari studi.
Con l’arte nel sangue, già all’età di nove anni, debuttò a Palermo nella parodia di un’eccentrica francese, in occasione della serata in onore degli acclamati duettisti Scarano-Moretti. Il debutto di Tecla, figlia della coppia, fu l’avvenimento della serata.
La vera carriera della Scarano iniziò l’anno dopo, quando si esibì, con il suo numero di canzonettista-prodigio, in uno spettacolo di varietà al popolare Teatro Jovinelli di Roma.
Dopo lunghi anni passati nella Compagnia dei genitori, Tecla decise di iniziare a lavorare in proprio, producendosi come sciantosa e romanziera nei caffè-concerto e nei teatri della città di Napoli.
Cantava il repertorio Elvira Donnarumma e Luisella Viviani, sue contemporanee e maestre.
scarano 2Tecla era dotata, come dicevano le cronache di allora, di “una fresca bellezza, una presenza ed un fascino che la imposero al pubblico napoletano e, poi, a quello di altre città“, ma anche di una bella squillante voce.
La Scarano fu anche un’eccellente attrice; la sua dizione fu chiara, limpida, ricca di mezzi toni: efficaci le pause, i suoi interrogativi, i suoi esclamativi.
Rivelò quel suo originale temperamento drammatico, specialmente in Pupatella di Libero Bovio. Il successo vero e proprio, arrivò, quando entrò a far parte della Compagnia di Raffaele Viviani, all’interno della quale ben presto ricoprì il ruolo di prima donna. Nel dicembre del 1917, interpretò, in ” ‘O vico“, il personaggio di Donna Nunziata, “‘a cagnacavalle“, un’usuraia; in “Tuledo ‘e notte“, nell’ottobre del 1918, fu la prima grande interprete di “Bammenella ‘e copp’e quartiere“, successivamente ripresa da Luisella Viviani. Nel primo dopoguerra (1919-1921), la Scarano interpretò alcuni film (La cantante napoletana; La regina della canzone) e si dedicò al canto incidendo dischi di grande successo. Nel 1930 ritornò a far parte della Compagnia di Viviani, con la quale compì una lunga e trionfale tournée in tutta Italia: nell’edizione del 1931 ne “La morte di Carnevale“, interpretò il personaggio di “‘Ntunetta“; sempre nel 1931, al Trianon di Milano, in “Mastro di forgia“, conquistò il critico Renato Simoni che recensì l’interpretazione della Scarano con queste parole: “Molto bene, con tipica ed appassionata schiettezza, ha recitato la signora Scarano(“Corriere della Sera”, 14 marzo 1931).
In seguito, conosciuto il maestro Langella, che diventerà più tardi suo marito, entrò nella Compagnia Stabile del Teatro Nuovo di Napoli, interpretando riviste di Galdieri, Nelli e Mangini. Tecla Scarano lavorò, inoltre, anche con Eduardo, quando nel 1954 in occasione della riapertura del San Ferdinando, recitò nella farsa “Palummella zompa e vola” di Petito.
Dopo la seconda guerra mondiale riapparve in spettacoli di Rivista, di Varietà, nella Sceneggiata e in alcuni film (Gli ultimi giorni di Pompeo; Zappatore; Il medico dei pazzi; I bambini ci guardano; Bellissima; Pane, amore e gelosia; Totò, Vittorio e la dottoressa; Ieri, oggi e domani).
Nel 1964, al IV Festival di Mosca, ricevette il Nastro d’Argento come attrice non protagonista per la sua interpretazione della fedele domestica di “Filumena Marturano” nel film “Matrimonio all’italiana“.scarano 3
La Scarano, sempre secondo i critici, più che una canzonettista fu una “verace comica di razza: gioviale, piena di natura arguta ed umoristica, e d’altra parte, d’intensa drammaticità“.
Nel 1976 Tecla festeggiò le sue nozze di diamante con il palcoscenico, recitando nello spettacolo “‘E figlie“, al teatro San Ferdinando di Napoli. Il telegramma che Eduardo spedì alla festeggiata, in tale occasione, rivela la sua stima e l’ammirazione per questa grande ed intensa attrice (“Tecla cara, sono felice che tu abbia celebrato le nozze di diamante con il teatro proprio nel mio San Ferdinando. Questo mi rende ancora più gradito il tuo successo. Ti invio congratulazioni vivissime augurando a te e alla tua compagnia sempre grandi successi in Italia come all’estero, con amicizia fraterna, tuo Eduardo“).
Artista dal temperamento dinamico ed esuberante, Tecla fu attivissima anche alla radio (con rubriche personali, spesso con Agostino Salvietti) e alla televisione per cui interpretò una coloratissima efficace “Zì Rosa” nel romanzo sceneggiato “L’alfiere” di Anton Giulio Majano (1956). La sua ultima apparizione televisiva fu nel film “Diario di un giudice” del 1978.
Tecla Scarano morì a Napoli il 22 dicembre del 1978.

di Carlo Fedele