Il Teatro “La Fenice” di Napoli venne costruito intorno al 1806, in una scuderia dei duchi di Frisia (denominazione che si trasformerà poi in Frisio), nel cinquecentesco palazzo del duca di Grottolella, che sta ad angolo tra via Santa Brigida con via Verdi. Il palazzo risale al ’500 e in quanto tale compare sulla mappa Lafréry (1566), sulla veduta Baratta (1629) e sulla pianta Carafa (1775). A partire dal ’600 fu la residenza del duca di Grottolella e successivamente il primo piano e il piano ammezzato furono ceduti per ospitare la sede delle Poste del Regno di Napoli. Nel 1805 le ex scuderie all’epoca adibite a magazzini delle Poste, furono cedute per ospitare il nuovo Teatro La Fenice, teatro che compare sulla pianta del Quartiere S. Ferdinando di metà ’800, contrassegnato dalla lettera T.

Cattura

Nel 1805 le vaste scuderie adibite a magazzini dell’ufficio postale di regia fondazione, furono cedute da Francesco Macedonio Potigno duca di Grottolella per sistemarci i locali che verranno poi ampiamente utilizzati per lo scomparso teatro.
Lo stabile solo in un secondo momento rispetto alla data di fondazione fu adibito a teatro e questo grazie a tal Gaetano De Felice che, purtroppo per le scarne notizie giunte fino a noi, potrebbe esser stato il progettista, il costruttore o forse l’impresario.
Il teatro fu rappresentato per la prima volta nella Carta del Real Opificio Topografico del 1828 e successivamente nella Carta Schiavoni del 1880 con sala a ferro di cavallo, il fianco lungo la via, il palcoscenico agganciato al vestibolo del palazzo che l’ospita, oltre a vari ingressi uno dei quali, probabilmente quello maggiormente utilizzato, posto sul lato del Palazzo delle Regie Poste. Riapparirà alle cronache storiche del tardo ‘800 napoletano all’indomani dell’avvento imprenditoriale degli Strussenfield, che, assieme al teatro Sancarlino su via Medina, lo troveranno e di esso ne parleranno come di un teatro in precarie condizioni.
Il teatro ospitava prevalentemente l’Opera buffa (nella foto i prezzi per i vari ordini di posto) e viene citato nel manuale per il forestiero a Napoli come tra i maggiori teatri.
La ristrutturazione di tutto quanto il fabbricato e dell’intero isolato da parte delle finanze del Credito Italiano portarono il teatro alla chiusura definitiva. Ciò avvenne negli anni ’70 del ‘900.