Il gruppo di ragazzini passa davanti alle vetrine; quello che, sicuramente, deve essere il leader si ferma e, ad alta voce, esclama: “Guagliù! Chistu negozio sta kà ‘a kiù e cient’ann’!”. “U, Maronna mia!” risponde un altro ed un coro di “Ohhhhhhh……….!” formulato da tutti i compagni a bocche spalancate ed espressione stupita, fa immediatamente seguito. Alla meraviglia subentra improvvisamente lo spavento e tutti, come se fossero stati inseguiti da qualcuno pronto a minacciare le loro giovani vite, corrono via gridando : “Jammuncenne!”.

L’antica Cappelleria è sempre stata situata nel centro storico della città, dapprima nell’affollata via Gaetano Rummo ,un tempo sede del mercato e di tante fiorenti attività commerciali oggi scomparse, poi accanto al Duomo e, dalla fine degli anni ’60 fino ad oggi nell’ampia strada di fronte, quella delle Banche e degli Uffici, ma in un libro scritto dal Prof. Alfredo Zazo, insigne storico che fu direttore del Museo del Sannio, viene nominato un mio trisavolo “venditore di cappelli” già nel lontano 1848. Un negozio molto particolare, dal fascino speciale, che ha fatto parte della Storia della città; un punto importante di riferimento oltre che per i Beneventani anche per chi veniva dalla provincia a fare acquisti in tempi in cui era quasi un obbligo uscire con il capo coperto,i guanti, il bastone da passeggio o un ombrello elegante per completare nel migliore dei modi il proprio abbigliamento. Quando la posta non veniva recapitata nelle contrade vicine al capoluogo perché le strade erano disagevoli e le abitazioni non potevano essere comodamente raggiunte per consegnarla, i postini lasciavano lettere e cartoline nel negozio ed i destinatari venivano poi a ritirarle portando spesso in dono uova fresche, polli, olio, formaggi, salumi vari o pane cotto nei forni a legna di campagna, per scusarsi del fastidio arrecato. Era anche l’occasione per scambiare qualche chiacchiera con mio padre e mio zio, i due fratelli che portavano avanti l’attività commerciale; all’epoca in cui mio padre Paolo era titolare della ditta, il fratello Armando, di quattro anni più giovane, era saltuariamente presente preferendo dedicarsi allo sport del calcio. Era famoso terzino dell’allora gloriosa squadra del Benevento e veniva definito “la freccia del campo”. Quando interveniva nelle partite, addirittura lottando fisicamente con molta irruenza, tutto si risolveva a favore della sua squadra portandola alla vittoria. I due fratelli avevano in comune solo la passione per la caccia alle allodole, quaglie e pernici; ognuno aveva le sue zone preferite e nessuno dei due osava avventurarsi nel territorio scelto dall’altro. Le avventure di caccia domenicale diventavano poi, durante la settimana, argomento delle conversazioni salottiere al negozio con gli amici interessati allo stesso passatempo.

Sgabelli di legno e sedie, d’ inverno all’ interno del locale e nelle altre stagioni disposti all’esterno, offrivano comodi posti per lunghe conversazioni ad importanti personaggi della politica locale, di un mondo nobiliare che stava lentamente scomparendo ma di cui tutti sembravano già aver nostalgia, della Questura e della Finanza e del Clero. Ricordo il Vicario dell’Arcivescovo, uomo integerrimo e di ferrei principi morali, che ogni sera dopo aver celebrato Messa, passava a salutare i presenti; magro, alto ed austero,con il tipico cappello “Saturno” di ottimo feltro nero sul capo, preferiva rimanere sempre in piedi apparendo ancora più statuario e, con il suo sorriso serafico e la voce dal tono pacato e rassicurante, affermava orgogliosamente di non aver mai assistito ad un programma televisivo considerando il prodigioso apparecchio che cominciava a diffondersi nelle abitazioni cittadine, un istigatore ai peccati mortali. Era, comunque, aggiornato su ogni argomento. Un geometra si fermava sempre volentieri a leggere il quotidiano comprato da mio padre diventato il suo migliore amico e, commentando gli articoli, si arrabbiava con il mondo intero considerando che era pieno (allora!) di “deliquenti”, sì, proprio senza la enne e, ripetendogli spesso il termine nel modo giusto, non riuscivo mai a fargli capire che la enne era necessaria. Un signore anziano che prestava soldi ad usura e stentava sempre a riaverli, narrava della sua sfortuna e diceva piangendo calde lacrime : “In fondo, cosa chiedo? Il 15% ……al mese!” e tutti ridevano divertendosi a prenderlo in giro. Un avvocato che veniva da un lontano paese di provincia, raccontava dei suoi innumerevoli incontri sentimentali finiti tutti male perché non era mai riuscito a trovare una donna che avesse potuto uguagliare le virtù di sua madre a cui rimaneva legatissimo ed intanto il tempo passava e lui rimaneva scapolo a vita.  All’interno del locale o seduta sul gradino dell’ingresso, quando ero libera dagli impegni scolastici ascoltavo affascinata ogni parola, spesso annotando quello che sentivo in qualche quaderno che portavo sempre con me. Davanti ai miei occhi sfilava un microcosmo di persone che consideravo un’estensione della mia famiglia e che, alla scomparsa di mio padre e di mio zio, mi sono ritrovata ad accompagnare nella loro vita quasi avessi avuto in eredità l’incarico di non doverli mai più abbandonare. Oggi, presenze ancora importanti nella mia memoria, forse percepite con terrore dal gruppo di ragazzini che un giorno scappò via a gambe levate. Generazioni che hanno raccomandato ai discendenti di tornare a fare acquisti e di cui oggi rivedo figli e nipoti che vengono a trovarmi, anche da molto lontano, per fare spese ma soprattutto per salutarmi e raccontarmi i loro problemi, rivolgendosi a me come se fossi un’amica di vecchia data e chiamandomi affettuosamente e simpaticamente : “La Signora dei cappelli”. A volte, al termine di una faticosa giornata di lavoro, ripensando a quanto è accaduto nel negozio, mi vedo lì, seduta con un cappello tra le mani che cerco di sistemare nel migliore dei modi. Non sto aggiustando la falda o stirandone il nastro, non sto valutando il modello ma sono intenta a cercare di trovare al suo interno il posto per tutte le parole lasciate dalle persone passate con fiducia e certezza di essere ascoltate. Parole che sembrano volteggiare leggere nell’aria, intorno a me, danzare per un po’ rincorrendosi e poi tuffarsi nel copricapo per trovare una loro collocazione.                   

E, come un abile prestigiatore, sorridendo tra me sicura di non doverle perdere mai, tiro fuori dal cappello una storia alla volta.

STORIA N. 1       NEGOZIO DI CAPPELLI O FARMACIA?

Stamattina, un signore di una certa età è entrato nel negozio e, dopo avermi salutata gentilmente, ha esclamato : “Come avrete notato, vengo spesso a trovarvi ma oggi sono qui soprattutto per ringraziarvi e, poiché non vi sono altre persone, voglio spiegarvene il motivo. Dovete sapere che un tempo, quando ero giovane, soffrivo di terribili dolori cervicali senza riuscire a porvi rimedio ma , quello che più mi dava fastidio, era l’otite. Fitte atroci in un orecchio e addirittura, c’erano periodi in cui non riuscivo proprio a sentire. Avvertivo fastidiosi ronzii sia di giorno che di notte e quando poggiavo la testa sul cuscino mi sembrava di impazzire. Sono stato da tanti medici, ho seguito tanti consigli, ho provato un’infinità di medicine ma non ho trovato nessun giovamento ai miei mali. Ero veramente disperato e vi giuro che avrei voluto avere il coraggio di suicidarmi! Un giorno, uno dei tanti medici a cui mi ero rivolto, al termine della visita esclamò : “C’è una sola medicina per voi!” ed io gli chiesi :”E dov’è?” pieno di speranza e felice di aver trovato qualcosa che mi avrebbe fatto guarire. “E’ qui, nel mio studio” rispose il dottore ed io, di rimando : “ Datemela subito, vi scongiuro!”. “E’ lì – continuò il dottore – a quella parete, appesa ad un gancio”. Guardai attentamente e scorsi il suo cappotto e, più in alto, un berretto ben sistemato ad un chiodo che sporgeva dal muro. Fissai interrogativamente il dottore e lui mi disse :”Sì, è proprio quella la medicina! Uscite dallo studio ed andate subito a comprare un bel copricapo, vi raccomando! Porterà un nuovo benessere nella vostra vita e vi salverà da tanti dolori!”. Uscii correndo dallo studio medico e, ricordandomi di aver visto lì vicino il vostro negozio (allora c’erano vostro padre e vostro zio che se ne occupavano) , mi precipitai ad acquistare un berretto della migliore qualità, senza badare al prezzo, e questa fu veramente la mia salvezza. Da quel momento non ho più sofferto di otite né di dolori cervicali. Sono tornato tante volte qui sempre con piacere e, come allora ringraziavo vostro padre e vostro zio, non potrò mai smettere di essere grato a voi per l’aiuto che mi avete continuato a dare. Grazie di esistere!” .Il signore, effettuata un’accurata scelta, ha acquistato l’ennesimo berretto della sua vita ed è andato via contento dopo avermi stretto fortemente la mano destra con entrambe le sue ed aver accennato a baciarla. Ed io…..ringrazio lo sconosciuto ed illustre medico del passato che ha prescritto la medicina “portentosa e miracolosa” per il caso clinico disperato che gli si era presentato. Il tutto confermato, oggi, da mia madre che ricorda ancora le risate di gusto, sue e di mio padre quando, in un lontano giorno di tanti anni fa, un giovane uomo entrò trafelato nel negozio gridando :” Presto! Fate presto, per carità! Datemi un berretto perché il medico mi ha dato la ricetta!”.                                         

E le storie continuano………

GRAZIELLA  (MARIA GRAZIA)  BERGANTINO

Nata a Benevento il 15 dicembre 1954. Dopo aver  conseguito la Maturità Classica , si è laureata in Scienze Turistiche. Titolare della storica Cappelleria Bergantino, negozio di famiglia le cui origini, su testi di Storia della città di Benevento, risalgono al 1848.

Ha frequentato tre corsi di Lingua Araba classica organizzati dalla Caritas diocesana   di Benevento per il “Progetto  Al- Arabiyya” ottenendo, con esami finali, tre attestati di conoscenza della lingua araba parlata e scritta.

Conoscenza della Lingua tedesca appresa frequentando il Goethe Institut di Napoli per due anni.

Conoscenza della Lingua Inglese.

Fa parte dell’associazione culturale Dante Alighieri, sede di Benevento ,di cui è socia benemerita  e dell’Associazione culturale Verehia.

Ha pubblicato articoli vari su giornali locali. Ha ottenuto diplomi di merito e targhe premio per la partecipazione a Concorsi letterari nazionali ed internazionali con racconti e poesie.

Tra i  numerosi premi conseguiti:

Seconda classificata al Concorso Nazionale Bognanco Terme 2017 con il racconto :” L’antica fontana e la bella Dormiente del Sannio”

Terza classificata al 24° Concorso internazionale “Amico Rom” 2017, a Castelfrentano ( Chieti) con il racconto :”Madalina, piccola, grande amica Rom”

Prima classificata al 57° Premio Nazionale Paestum 2018 con il racconto :”Estati lontane”

Seconda classificata al Premio Internazionale “Poesia dell’anno 2018”  a Quartu Sant’Elena (Cagliari) ,con la poesia :”Nell’uliveto”.

Quarta classificata al XXIX Concorso nazionale “L’Ecologia e l’ambiente” a Fisciano ,nel 2018, con la poesia :”Fiore di donna”

Seconda classificata al 3° Concorso nazionale “ Padre Pio, santo del nostro tempo” nel 2018 a Salerno con il racconto :”Uno zio veramente speciale”

Prima classificata per la Narrativa alla VI Edizione del Premio internazionale Iside 2018, a benevento, con il racconto  :”Primavera nell’aria, primavera nel cuore”.

Nel mese di luglio 2018, ha pubblicato una silloge di Poesie dal titolo : “Nello scrigno dell’anima”

Farepoesia” è uno spazio interamente dedicato ai versi scritti da Voi. Chiunque voglia far conoscere le proprie poesie, aforismi, racconti e chi lo desidera una breve biografia, può inviare tutto in formato Word a info@napoliflash24.it.  Durante la settimana, saranno selezionate e pubblicate alcune poesie sulla nostra testata online, sulla pagina Facebook di Napoliflash24  e sulla pagina Twitter del nostro sito. Lo scopo di questo spazio poetico, è quello di far conoscere i poeti e gli scrittori tra i nostri lettori. Tutti possono “Farepoesia“, attendiamo solo di leggere i vostri versi e pubblicarli. A fine anno 2019, sarà possibile inoltre partecipare ad un concorso: i testi saranno selezionati da una giuria di esperti e premiati con una targa premio. “Farepoesia” sarà uno spazio che permetterà a chiunque, di esprimersi attraverso l’arte poetica. Chi non ha mai provato un’emozione davanti ad un tramonto, o pianto per la nascita di un figlio, o amato tanto fino a soffrirne? Tutti hanno la poesia dentro, dovete solo portarla alla luce.  Trasmettere significa portare alla luce.