NapoliFlash24 ha intervistato il Professor Luigi Matarazzo, cardiochirurgo nel reparto di cardiochirurgia dell’università Federico II di Napoli, presso il secondo Policlinico, diretto dal Professor Carlo Vosa. Il professor Matarazzo ci ha mostrato l’eccellenza del dipartimento, data dalla professionalità, preparazione ed esperienza dello staff medico e paramedico. Abbiamo tutti visto in televisione o al cinema, delle drammatiche scene in cui dottori o paramedici con  due piastre nelle mani, appoggiate al torace di un paziente privo di coscienza, attraverso una scarica elettrica, lo riportano in vita.  Per quanto drammatica possa essere questa scena, lo shock elettrico, detto anche defibrillazione, è l’unico modo per fermare alcuni disturbi mortali del ritmo cardicaco, poco prima che uccidano il paziente. In particolare coloro che hanno avuto o sono ad alto rischio di avere una tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare o arresto cardiaco, sono candidati per un defibrillatore.

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Per coloro che sono a rischio di queste forme mortali di disordini del ritmo cardiaco (Tachicardia Ventricolare e Fibrillazione Ventricolare), ci spiega il Prof, Matarazzo, esiste un apparecchio in grado di dare una scarica elettrica (Shock) internamente.

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Tale apparecchio, noto come Defibrillatore impiantabile (Implantable Cardioverter Defibrillator – ICD), è efficace nella maggioranza dei casi, a combattere l’arresto cardiaco; una percentuale di successo sorprendente per un evento che solo fino a 15 anni fa aveva pochissimi sopravvissuti. E’ poco più grande di un pacemaker  e, come un pacemaker (che viene impiantato per regolare il battito cardiaco), viene impiantato sotto la pelle, pochi centimetri sotto la clavicola. Per mezzo di fili elettrici (elettrodi) che sono inseriti nel cuore attraveso una vena, il Defibrillatore controlla continuamente il ritmo cardiaco. Quando il paziente và in crisi cardiaca il defribillatore entra in azione consegnando una scossa elettrica che riavvia il battito cardiaco. Il tutto è monitorato a distanza, telematicamente, sia per defibrillatore che per il pacemaker.

Defibrillatore-Impiantabile

In particolare a Napoli ha avuto luogo il primo intervento di impianto su un paziente che vive fuori dai confini europei e nordamericani. Il paziente in questione è infatti un architetto palestinese, che ha subito l’intervento, fatto dal prof. Matarazzo, nel 2012. Il Dott. Nusir Arafat risiede a Nablus, ed i dati registrati dal defibrillatore vengono trasmessi direttamente dalla Palestina. Il 16 luglio 2014, secondo i dati trasmessi attraverso l’apparecchio, Nusir Arafat ha avuto una crisi cardiaca ed è stato salvato proprio dalla scarica emessa dal defibrillatore. La data combacia con l’escalation di violenza avvenuta in Palestina in quei giorni, culminata proprio quel 16 luglio con l’uccisione di alcuni bambini palestinesi. Il professor Matarazzo ipotizza che una scarica di adrenalina causata da forti reazioni emotive potrebbe aver causato la crisi.

Nablus

Nablus

In tempi in cui si parla molto di crisi della sanità, è necessario anche portare alla luce quei casi che dimostrano l’esistenza di dipartimenti ospedalieri di grande eccellenza a livello internazionale, sia per assistenza che per preparazione medica. In particolare è da notare che il dipartimento di cardiochirurgia dell‘università Federico II di Napoli, così come l’ospedale Monaldi, sono seriamente coinvolti nel portare assistenza medica in Medio Oriente, ed il direttore della cattedra di cardiochirurgia, il professor Carlo Vosa ne è da anni un punto di riferimento.

Per visualizzare l’intervista completa con il professor Luigi Matarazzo cliccare sul link in calce.

Simona Caruso