Come è possibile recuperare la memoria storica di grandi artisti, e fare nostri i loro precetti? Semplice: attraverso la conoscenza e la commemorazione, accompagnate dalla doverosa lettura di saggi, e studi, a loro dedicati. La Casa Editrice Editoria&Spettacolo ha presentato di recente la versione integrale di Tà-kai-Tà di Enzo Moscato. L’opera, dedicata ad Eduardo De Filippo, approfondisce la sua figura di drammaturgo, nonché capocomico, attraversando un binario ideale che si ricollega alla sua dimensione di impareggiabile artista. Come chiarisce Enzo Moscato: «Il mio non è un testo da ma su Eduardo. Non è un racconto né una sorta di sinossi. È piuttosto un periplo immaginario… è un vagare per ipotesi, illazioni, supposizioni».

Una scrittura per frammenti quella di Moscato, fitta di ricordi sfalsati, materia prima di cui sono fatti vita e sogni e che il grande De Filippo ha trasportato sul duro legno dei palcoscenici di tutto il mondo. Curatrice dell’Opera, è Antonia Lezza, docente di Letteratura Italiana e Teatrale nonché presidentessa del Centro Studi Teatro Napoletano. Lei stessa spiega: «Il testo è un sogno, una visione, una rappresentazione fatta di parole lette e musicate… che ripercorre le tappe della vita di Eduardo, senza risparmiarci gioie e dolori del drammaturgo, uomo/attore, di cui è impossibile scindere nettamente essenze e ruoli». Nello specifico lo scritto di Moscato fa riferimento a un evento che ha segnato per sempre la vicenda umana – e probabilmente artistica – di Eduardo: la morte prematura della figlia Luisella. Ed è a questo increscioso e destabilizzante evento che il titolo si ispira: in greco antico Tà-kai-Tà significa “questo e quello” e rende omaggio al film che Pier Paolo Pasolini ed Eduardo intendevano girare insieme e dedicare a San Paolo ma la prematura morte della fanciulla non permise la realizzazione. ​

Un’opera, quella di Moscati, che già alcuni anni fa è stata messa in scena dallo stesso autore affiancato dall’attrice Isa Danieli; l’apprezzato consenso da parte della critica per l’originalità dell’interpretazione, e la capacità introspettiva del protagonista uomo-attore, hanno portato oggi ha un ampliamento del copione e a una versione integrale e più esaustiva.

Insomma un’occasione per leggere Eduardo nelle variegate sfumature caratteriali della sua complessa personalità di uomo e di artista.

Un testo che si dipana come un viaggio, sospeso nel limbo tra vita e morte, passato e presente, attesa e riscatto, pre- e post-spettacolo. Un omaggio, soprattutto, originale e creativo che trae dal dolore spunti per riflessioni più ampie. Luisa (Luisella De Filippo) era la secondogenita di Eduardo. Morì bambina nel gennaio del ’60, e divenne – giocoforza – quasi un simbolo, la perfetta rappresentazione di quell’effimero sogno di rinnovamento, pregno di significato, che soffiò sul viso impudente di Napoli ancora segnata dei fantasmi della Seconda Guerra Mondiale.