E’ stato firmato ieri mattina all’Università Suor Orsola Benincasa il protocollo d’intesa che da il via al primo percorso di alta formazione universitaria per lo “youth worker”, l’animatore socio-educativo per i giovani. Secondo l’Unione europea, è una delle più importanti figure professionali che stanno emergendo nel panorama europeo. Un messaggio recepito dall’Agenzia Nazionale per i Giovani, che ha firmato l’accordo assieme alla Fondazione Santobono-Pausilipon.

E’ prevista per ottobre l’uscita del bando per il master di I livello col quale si formerà il futuro “Esperto in attività educative e di animazione con i giovani“. Il percorso di studi prevede l’acquisizione di 60 crediti formativi universitari e, attraverso una didattica formale e non, mira a formare professionisti che sappiano promuovere la partecipazione dei giovani alla società, coinvolgendoli con forme di attivazione, che ne favoriscano l’inclusione sociale. Che siano azioni di volontariato o forme di autoimprenditorialità, la leva su cui si cerca di agire è quella dell’associazionismo, soprattutto nei contesti in cui il disagio sociale è forte. Non è un caso, quindi, che l’intesa sia nata in Campania, che è la prima regione meridionale ad aver emanato un provvedimento normativo che identifica lo “youth worker”. Correva l’anno 2016. Per il rettore Lucio d’Alessandro si tratta di “un riconoscimento che certifica come sia ormai acclarato che, numeri alla mano, anche nel Mezzogiorno si è saputo costruire quel circuito virtuoso tra formazione e mondo delle imprese e delle professioni che consente ai nostri migliori studenti di inserirsi rapidamente in ambito lavorativo soprattutto quando si investe sull’alta formazione di figure professionali nuove e molto richieste dal mercato come in questo caso per lo youth worker“. Sulla natura innovativa di questa figura è intervenuto anche Domenico De Maio, direttore generale dell’ANG. “È stimato che in Europa siano operativi circa 2 milioni di youth workers e sono perlopiù giovani tra i 18 ed i 35 anni“, ha chiarito prima di spiegare: “Si tratta di animatori socioeducativi che facilitano l’apprendimento e lo sviluppo personale e sociale dei giovani, affinché diventino cittadini autonomi e responsabili attraverso la partecipazione attiva ai processi decisionali e l’inclusione nelle rispettive comunità. Un ruolo fondamentale nella nostra società ed il nostro lavoro è mirato al riconoscimento di questa figura professionale“. “Il Master si rivelerà certamente un valido percorso anche per formare i volontari che operano nelle strutture ospedaliere e che prendono in carico i bambini e le famiglie anche successivamente per bisogni socioassistenziali complessi“, ha concluso Anna Maria Minicucci, presidente onorario della Fondazione Santobono-Pausilipon.

Parte con le migliori intenzioni il percorso formativo che promette di aumentare le competenze di quanti vogliono realizzare interventi sociali qualificati per far crescere il terzo settore.