Quella dei suicidi nelle carceri in Campania è una strage silente. Domenica 26 luglio, nel carcere di Fuorni c’è stata la settima vittima da inizio dell’anno. Si tratta del giovane 25enne Giovanni Cirillo di origini senegalese, rientrato in carcere da un paio di settimane in seguito alla revoca degli arresti domiciliari. La vittima richiedeva con forza il trasferimento in una struttura sanitaria destinata al trattamento di patologie psichiche“. Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Regione Campania, lancia l’allarme dopo l’ennesimo gesto estremo compiuto in cella. Per affrontare realmente un problema che affligge tante case circondariali, molto spesso sovraffollate e prive di una manutenzione strutturale adeguata, serve uscire dalle mura anguste dove si consumano le pene: “Né la famiglia né la società possono fornire una risposta all’altezza slegandola da altri interventi che devono essere garantiti fuori dagli istituti penitenziari, e cioè sul territorio. Il tema della prevenzione dei suicidi non può essere ristretto alla riflessione e alla responsabilità solo di chi si trova a gestire il carcere. Ciò è pericoloso perché in seguito a tali estremi gesti siamo portati erroneamente a individuare dei colpevoli a tutti i costi e a ricercare responsabilità che molto spesso sono allargate“. Così, al momento analitico e critico, deve necessariamente seguire quello della prassi, della proposta: “Bisogna integrare i protocolli di prevenzione del rischio suicidario, adeguandoli ai bisogni delle nuove utenze. Per questi motivi il prossimo 5 agosto si terrà al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria un incontro a più voci sul tema dei suicidi, da me fortemente voluto e proposto, affinché si riflettano sulle possibili azioni da intraprendere in contrasto a questa piaga che affligge il sistema carcerario e che tristemente torna alla ribalta della cronaca“.

Temi delicati, annosi, che Ciambriello ha affrontato nel libro “Carcere. Idee, proposte e riflessioni“, di Rogiosi Editore, presentato lo scorso 13 luglio al Complesso Monumentale Donnaregina – Museo Diocesano Napoli. Un sunto ideale, viene offerto dallo stesso garante dei detenuti, che ricopre tale ruolo dall’ottobre 2017: “carcere è l’anagramma di cercare. Cercare per ricostruire, per ritrovarsi, per seguire una strada che è tracciata anche dalla Costituzione: assumersi le responsabilità, per trovare se stessi, rispettando i diritti delle persone“. Un impegno letterario e sociale, che affonda le radici nell’attivismo cominciato 40 anni fa, al fianco delle persone sottoposte a restrizioni della libertà personale.