Storie Mitologiche: “C’erano una volta…” 26° Puntata

“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

26° Puntata, seguito della 25° puntata

“C’erano una volta…”

….Durante il tragitto Venere aveva previsto più tranelli in cui far cadere l’indesiderata nuora: un asinaio zoppo le avrebbe chiesto di alzargli dei ramoscelli da terra, un vecchio morto, invece, di essere tirato su dalle acque durante il traghettamento, e infine delle anziane tessitrici che le avrebbero richiesto un aiuto. Ma Psiche, le disse la torre parlante, non avrebbe dovuto farsi intenerire, proseguendo diritta per la sua strada fino a giungere dinanzi a Proserpina, una volta lì però, le insidie non sarebbero ancora finite, infatti avrebbe dovuto rinunciare al comodo sedile e al lauto pranzo offertole da Proserpina, sedendosi a terra e mangiando solo del pane nero (per capire le origini di questo secondo tabù, vi invitiamo a leggere la mitologia di Eleusi alla sezione ‘luoghi del mito’). Questa complicata e tortuosa strada era l’unico modo per Psiche di poter tornare dal regno dei morti e portare a termine la sua ultima prova e potersi così finalmente ricongiungere al suo amato Amore. E Psiche fece tutto esattamente come indicatole dalla torre parlante, ma cedette all’ultima insidia che Venere le aveva riservato e che faceva leva su una caratteristica tipicamente femminile che la dea conosceva molto bene: la vanità! La torre parlante, infatti, le dispensò un ultimo fondamentale consiglio: “Ma tra tutte le cose quella che ti raccomando più di tutto è questa: non cercare di aprire o di sbirciar dentro quella scatolina che porti con te, in una parola non cercare con troppa curiosità di scoprire quel tesoro di bellezza divina che vi è nascosto”. (Apuleio, Metamorfosi, VI, 19) Come già dimostrato con le sorelle Erse, Pandroso e Aglauro nella mitologia di Atene (vedi sezione ‘luoghi del mito’), dire a una donna di non essere curiosa, significa renderla irresistibilmente curiosa, inoltre Psiche, dopo aver sopportato ogni sorta di fatica, vedeva la sua bellezza provata, e dunque disse tra sé e sé: “Ma certo che sono proprio una sciocca che porto con me la bellezza degli dei e neanche ne prendo un pochino per me: magari così piacerò al mio bellissimo amante!”. (Apuleio, Metamorfosi, VI, 21) E così Psiche aprì la scatoletta, ma con suo grande stupore, non vi trovò la bellezza degli dei, ma un sonno mortale che la fece immediatamente crollare sul sentiero dove si trovava, proprio come fosse morta. Nel frattempo però, Amore si era ripreso dalle ferite ed era scappato via dalla sua prigione per ricongiungersi alla sua amata, trovandola quasi completamente immersa nel suo sonno di morte. Ma un filo di vita era rimasto, e Amore non perse tempo, le asciugò il sonno mortale, lo rimise nella scatoletta, quindi la svegliò con una leggera puntura della sua freccia e le disse di portare a termine quanto le aveva richiesto Venere. Psiche non se lo fece dire due volte, e immediatamente si recò dalla dea con la scatoletta richiesta….

Vi ricordiamo che potete trovare tutte le puntate precedenti ed i racconti mitologici nella sezione “Storie Mitologiche” della  rubrica Tourism & Culture del nostro sito Napoliflash24.it

http://www.napoliflash24.it

A proposito dell'autore

redazione

Post correlati