Storie Mitologiche: “C’erano una volta…” 25° Puntata

“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

25° Puntata, seguito della 24° puntata

“C’erano una volta…”

…Ma la gioia con cui la ragazza portò l’urna alla sempre più infuriata Venere era destinata a scomparire presto. Difatti l’iraconda dea aveva ancora una prova da sottoporle, e questa volta l’indesiderata nuora non avrebbe avuto modo di uscirne viva! Venere quindi prese una scatoletta e, porgendola a Psiche le disse: “…scendi immediatamente negli inferi, sì proprio lì dov’è la funebre dimora dell’Orco. Una volta lì, porgerai la scatoletta a Proserpina e le dirai: ‘Venere chiede se le mandi un po’ della tua bellezza, quella che basta anche per un solo giorno, perché quella che aveva l’ha già usata e consumata tutta, mentre stava ad assistere suo figlio malato’; – e, come se non bastasse, aggiunse – e non tornare tardi perché me la devo spalmare addosso prima di andare al teatro degli dei”. (Apuleio, Metamorfosi, VI, 16) L’impresa più che ardua appariva impossibile. Come sarebbe stato possibile trovare la strada per andare nel regno dei morti e addirittura tornare tra i vivi dopo essere stata al cospetto della regina degli inferi? La strada per l’andata, a pensarci bene, non era così difficile da trovare, ma aveva un problema: si presentava senza ritorno; infatti Psiche, ormai rassegnata a vedere finita la propria esistenza, s’incamminò verso un’altissima torre da cui pensava di gettarsi. “Ma tutt’a un tratto la torre si mette a parlare: ‘perché, povera ragazza, ti vuoi ammazzare buttandoti nel vuoto? E perché così avventatamente ti arrendi proprio ora davanti a quest’ultima fatica, a quest’ultimo pericolo? Una volta che il tuo spirito si sia separato dal corpo infatti, arriverai sì, questo è certo, fin nel profondo del Tartaro, ma da lì non potrai tornare indietro in nessun modo. Invece ascolta me.” (Apuleio, Metamorfosi, VI, 17) La torre quindi spiegò a Psiche come fare per raggiungere il regno dei morti e portare a termine la sua ‘missione’ tornando tra i vivi. Certo era una strada che definire un po’ complicata sarebbe un eufemismo, il cui percorso non era facile né bello, infatti prevedeva il raggiungimento di un promontorio nei pressi di Sparta che ancora oggi si chiama Tanaro, dove, secondo il mito, vi era un ingresso all’Ade chiamato Dite, altro nome del dio dei morti; Psiche doveva portare una focaccia di farina d’orzo impastata con vino e miele in ognuna delle sue mani, e due monete in bocca; le focacce sarebbero servite per tenere a bada Cerbero, il celebre cane a tre teste guardiano degli inferi, mentre le monete erano destinate al traghettatore Caronte…

Vi ricordiamo che potete trovare tutte le puntate precedenti ed i racconti mitologici nella sezione “Storie Mitologiche” della  rubrica Tourism & Culture del nostro sito Napoliflash24.it

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