Storie Mitologiche: “C’erano una volta…” 24° Puntata

“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

24° Puntata, seguito della 23° puntata

“C’erano una volta…”

…Rientrata la sera da un banchetto nunziale, la dea vide che Psiche era riuscita nell’impossibile compito affidatole, e diede la colpa a suo figlio Amore, ma ciò non la fece desistere dai suoi propositi vendicativi, pertanto subito affidò a Psiche un’altra mission impossible, come si usa dire oggi, ma questa volta cercò anche di ingannarla. La dea disse infatti all’insopportabile nuora di procurarle un fiocco di lana preso dalle pecore dal vello d’oro che pascolavano tranquillamente in un bosco, ma omise intenzionalmente di dirle che quelle che solo in apparenza erano docili bestiole erano in realtà bestie ferocissime che non avrebbero esitato un istante a ucciderla. Ma anche questa volta Psiche ebbe un inatteso aiuto: mentre si avviava verso il bosco, ignara di ciò che l’attendeva, “una canna, di quelle che, come ispirate da un soffio divino, grazie al dolce fruscio di una tenue brezza, producono un suono soave…”(Apuleio, Metamorfosi, VI, 12) l’avvisò del pericolo e le consigliò di attendere il calar del sole, quando le belve si sarebbero calmate, e nascondersi sotto un altissimo platano, “e non appena le pecore, placata la loro furia, si saranno calmate, tu scuoti il fogliame della boscaglia lì intorno e troverai la lana d’oro che resta impigliata qua e là tra i rametti aggrovigliati.” (Apuleio, Metamorfosi, VI, 12). Psiche si attenne a quanto consigliatole dalla saggia canna, e così facendo tornò indietro con il grembo pieno di lana d’oro da consegnare alla sempre più esasperata suocera. Anche questa volta Venere ritenne Amore il vero autore dell’impresa e anche questa volta, anziché desistere, le affidò una nuova e più difficile impresa: “Vedi la cima di quel ripido monte, che sovrasta quella rupe altissima? Da lì scaturiscono le onde scure di una nera fonte e, scorrendo all’interno della valle vicina che fa da ricettacolo, gettano le loro acque nelle paludi dello Stige e alimentano le roche correnti del Cocito. Tu devi riempire questa piccola urna con l’acqua gelida che viene proprio dal cuore della sorgente, nella parte più alta della fonte, e poi devi portarmela qui immediatamente.” (Apuleio, Metamorfosi, VI, 13).Per chi dei nostri lettori non lo sapesse, lo Stige e il Cocito sono i fiumi infernali che le anime devono attraversare prima di giungere nel regno dei morti, ragione in più perché Psiche sentisse l’impresa ancora più ardua. E poi lungo il tragitto vi erano dei terribili draghi nascosti tra stretti anfratti, e persino i fiumi sconsigliavano alla bella Psiche di proseguire nel suo cammino. Ma ecco che proprio mentre era al culmine della paura e della disperazione, arrivò in suo aiuto nientemeno che l’aquila di Zeus che, memore del servigio reso a Amore quando su suo ordine rapì Ganimede per portarlo a Zeus, le tolse l’urna dalle mani e, destreggiandosi tra i numerosi pericoli, la riempì restituendola a Psiche….

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