Storie Mitologiche: “C’erano una volta…” 22° Puntata

“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

22° Puntata, seguito della 21° puntata

“C’erano una volta…”

…Psiche lo ascoltò e riprese a vagare finché non si ritrovò nella città dove viveva una delle sue sorelle, lì si fece condurre al cospetto dalla sorella regina e le raccontò quanto accaduto, ma cambiò il finale: non le disse che il dio si sarebbe vendicato, ma piuttosto che, lasciata Psiche, avrebbe preso in sposa sua sorella. A ciò la donna immediatamente si recò sulla rupe dove Zefiro le conduceva alla reggia e disse al vento di accompagnare la sua nuova padrona dal dio. Ma Zefiro non arrivò e lei si sfracellò al suolo in mille brandelli diventando pasto per gli uccelli. Ma la vendetta, come potete immaginare, non si esaurì lì. Psiche riprese a vagare finché non arrivò nella città dove viveva l’altra sorella, a cui riservò un trattamento del tutto simile, facendo diventare anche lei cibo per gli uccelli. Nel frattempo Amore si era ritirato nella stanza della madre a lamentarsi per l’accaduto, ma un gabbiano andò da Venere, che era in vacanza al mare e, dopo averla raggiunta con un tuffo, le raccontò che la sua famiglia era sulla bocca di tutti “perché ve la siete filata, quello in montagna a rimorchiare, tu al mare a sguazzare, e così non c’è più posto per il piacere, la grazia, la dolcezza, e tutto è rozzo, selvatico, sciatto…” (Apuleio, Metamorfosi, V, 28) Venere insistette per sapere il nome della fidanzata del figlio, e potete ben immaginare la sua rabbia quando il gabbiano le disse che era Psiche! Già i rapporti tra nuora e suocera raramente sono idilliaci, poi, anziché, punirla Amore ne aveva fatto la sua sposa! Ripresasi dallo shock, Venere si precipitò a casa e iniziò a urlare al figlio tutta la sua rabbia e il suo sdegno, facendogli una gran lavata di testa per questa “bravata” degna del miglior Pierino la Peste; lo accusò di non essersi mai fatto scrupolo di colpire con le sue frecce gli dei e persino la sua stessa madre, e minacciò di fare un altro figlio a cui dare il suo arco e le sue frecce, poi, ultimata la sfuriata, lo lasciò chiuso nella stanza e andò via chiedendo a Cerere e Giunone, che incontrò per strada, di rintracciare Psiche. Nel frattempo la dolce fanciulla si era rimessa in cammino arrivando ad un tempio di Cerere, dove la dea la riconobbe e le disse che la furiosa Venere la stava cercando. Psiche allora pregò la dea di tenerla nascosta lì anche solo per pochi giorni, ma Cerere, sebbene commossa, disse che non poteva fare una tale scortesia a Venere, e si limitò a non imprigionarla per condurla da lei, come le era stato chiesto di fare. Psiche, ancora più triste e abbattuta, riprese il suo cammino fino a giungere in un bosco dove vi era un altare con molte offerte a Giunone, allora si fermò e supplicò la dea di aiutarla; ma anche Giunone, sebbene commossa, per non mancare di rispetto a Venere si rifiutò di aiutarla….

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