“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

“C’erano una volta…”

…Non sapendo più controllare la sua passione, Psiche tornò a letto e cominciò a baciare con tutta la sua passione Amore, desiderandolo sempre più e avendo il timore di non poterlo avere per molto tempo ancora, dato che la notte era già prossima a finire. “Ma mentre, eccitata da quel piacere immenso, vi si abbandona completamente, ferita al cuore, la lampada, forse per vile tradimento, forse per malvagia gelosia, o forse perché anche lei desiderava toccare e quasi baciare un corpo così bello, lasciò cadere dalla sua punta luminosa una goccia d’olio bollente sulla spalla destra del dio”. (Apuleio, Metamorfosi, V, 23) Vi chiederete come mai Amore avesse un sonno così pesante da non svegliarsi né con la lampada accesa, né sotto la furia passionale di Psiche. Apuleio non ce lo dice, ma possiamo immaginare la fatica di Amore dopo un giorno intero a volare scoccando frecce a destra e a manca, a uomini e immortali, e poi tornare a casa e mantener fede ai suoi impegni coniugali! Comunque sia, ci volle l’olio della lampada a svegliarlo, e appena aperti gli occhi Amore, “scoperta la macchia della sua fede tradita, senza dire neanche una parola, volò via dai baci e dalle braccia della sua infelicissima moglie”. (Apuleio, Metamorfosi, V, 23) Psiche lo afferrò alla gamba destra e volò con lui, ma dopo un po’, ormai esausta, si lasciò cadere al suolo; Amore volò sulla cima di un cipresso vicino e le disse: “Povera ingenua Psiche! Io per te ho dimenticato gli ordini di mia madre, che mi aveva comandato di incatenarti alla passione per l’uomo più umile e abbietto, di condannarti al matrimonio più ignobile, e io stesso invece sono volato da te, per diventare tuo amante. Sono stato uno sciocco, lo so: io, il famosissimo arciere, mi sono colpito da solo con la mia stessa freccia, e ho fatto di te mia moglie, col risultato, a quanto pare, che tu credessi che io fossi un mostro e cercassi con quella lama di tagliarmi la testa, la testa dove stanno questi occhi innamorati di te! Questo è ciò da cui, come ti raccomandavo continuamente, dovevi guardarti, di questo ti avvertivo con affetto. Ma una cosa è certa: quelle bravissime consigliere delle tue sorelle me la pagheranno molto presto per i loro rovinosi insegnamenti. Quanto a te, la mia fuga basterà a punirti” (Apuleio, Metamorfosi, V, 24). E, con queste ultime parole, spiccò il volo verso l’alto. Psiche, distrutta dal dolore per la perdita del suo amato e non riuscendo a perdonarsi di essere stata lei stessa la causa di tanta sofferenza, cercò di togliersi la vita gettandosi in un fiume, ma questi, temendo Amore, la adagiò dolcemente sulle sue rive anziché farla annegare. Lì la vide il dio Pan mentre insegnava alla ninfa Eco a ripetere (ma questo è un altro amore di cui parleremo in futuro), il quale la invitò a non cercare una via di fuga nel suicidio, ma piuttosto a fare di tutto per ingraziarsi Amore con le preghiere….

Vi ricordiamo che potete trovare tutte le puntate precedenti in “Storie Mitologiche“, nella rubrica Tourism & Culture del nostro sito www.napoliflash24.it.