Storie Mitologiche: “C’erano una volta…” 20° Puntata

“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

20° Puntata, seguito della 19° puntata

“C’erano una volta…”

…L’ingenua Psiche, dimenticando gli avvertimenti di Amore, si convinse che era così e chiese alle sorelle cosa avrebbe potuto fare. Le due sorelle subito colsero l’occasione che con tanta fatica avevano cercato e una delle due le disse cosa avrebbe dovuto fare: “Prendi una lama tagliente e ben appuntita, resa ancor più affilata a furia di sfregarla passandola sul palmo della mano, e nascondila in quella parte del letto dove dormi di solito; poi tieni pronta una lampada, ben riempita d’olio in modo che brilli di una bella luce…appena lui, trascinando le sue spire striscianti, sarà salito come al solito sul letto e ormai disteso lì, vinto e in balìa del primo sonno, comincerà a respirare pesantemente come quando si dorme…allora, senza paura, prendi quell’arma a doppio taglio e prima sollevala ben in alto con la mano, poi con il colpo più forte che puoi, tronca di netto la testa a quel serpente spaventoso, proprio nel punto in cui si unisce al collo. E non ti mancherà di certo il nostro aiuto: appena tu con la sua morte ti sarai salvata la vita, noi, che avremo atteso ansiosamente il momento, ci precipiteremo lì e, dopo aver portato via insieme a te queste ricchezze, ti uniremo, con quel matrimonio che hai tanto desiderato, a un essere umano come tu stessa sei”. (Apuleio, Metamorfosi, V, 20) Sebbene combattuta da ciò che provava per Amore, Psiche organizzò tutto come le avevano consigliato le sorelle, ma anche lei, come le sorelle e come tutti gli altri (compreso molti di voi lettori) aveva commesso lo stesso errore di superficialità nell’essere così certa che il mostro descritto dall’oracolo avesse davvero l’aspetto di un serpente, e quando accostò la lampada grande fu la sorpresa che apparse ai suoi occhi. Ma facciamolo raccontare ad Apuleio: “Ma non appena, accostata la lampada, si fa luce sul segreto del suo letto, ecco cosa vede: tra tutte le bestie feroci la più mite e più dolce che c’è, Cupido in persona, il bel dio che dormiva in tutta la sua bellezza: a quella vista persino la luce della lampada si rallegrò, ravvivandosi, e la lama si pentì della sua punta sacrilega. Quanto a Psiche, sconvolta da quella visione straordinaria e completamente rapita, pallida come un morto, si sentì mancare e tutta tremante si piegò sulle ginocchia; e cercò di nascondere l’arma, ma nel suo petto: e lo avrebbe fatto di sicuro se l’arma, per paura di un così grave misfatto, non le fosse scivolata e scappata via da quelle mani incoscienti”. (Apuleio, Metamorfosi, V, 22) Amore, prima di mettersi a letto, aveva riposto l’arco e le frecce ai suoi piedi e Psiche, con la curiosità tipica di una donna, andò a sbirciare nel feretro, ma non contenta di aver visto, volle provare quanto fossero appuntite le sue frecce, e avendo ancora le mani tremanti dalla sorpresa, si punse il pollice “E fu così che spontaneamente, senza accorgersene, Psiche s’innamorò di Amore”. (Apuleio, Metamorfosi, V, 23)

Vi ricordiamo che potete trovare tutte le puntate precedenti in “Storie Mitologiche“, nella rubrica Tourism & Culture del nostro sito www.napoliflash24.it.