“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

17° Puntata, seguito della 16° puntata

“C’erano una volta…”

… Dopo aver letto queste parole, sfido chiunque a non aver paura di una donna, anzi, una dea così arrabbiata! E infatti Venere, passato lo sfogo, chiamò a sé il temibile figlio, Amore, e gli narrò tutta la storia della sua rivalità con Psiche, chiedendogli, in virtù dell’essergli madre, di scoccare una delle sue famose frecce nel cuore di Psiche, facendola innamorare dell’uomo “più abbietto che ci sia, uno veramente maledetto dalla sorte, e per condizione sociale, e per ricchezza, e per la sua stessa salute, insomma di un uomo così miserabile che non possa trovare in tutto il mondo un altro che eguagli la sua infelicità” (Apuleio, Metamorfosi, IV, 31). Ma chi fosse quest’uomo più sfortunato di Paperino e miserabile al punto che anche per Victor Hugo sarebbe stato difficile descriverlo, è una curiosità che dovremmo tutti tenerci per sempre. Amore, infatti, o perché rapito anch’egli dalla bellezza di Psiche, o per volontà del Fato, contro cui neanche lui poteva nulla, si punse con la sua stessa freccia, proprio quella destinata a Psiche, e si innamorò perdutamente di lei. Ma torniamo in casa della ragazza e vediamo cosa accade. Nel frattempo le due sorelle di Psiche erano convolate a nozze regali, mentre lei, proprio a causa della sua divina bellezza, continuava a restare sola. Tutti la lodavano e restavano incantati da lei, ma nessuno aveva il coraggio di chiederla in sposa e così, temendo che ciò fosse causato dall’ira degli dei, il padre si portò presso l’oracolo di Apollo sito a Mileto e implorò il dio di maritare la figlia. Ma se avesse saputo quale sarebbe stato il responso dell’oracolo, probabilmente, anzi, certamente avrebbe fatto a meno di consultarlo. La profezia dell’oracolo, infatti, non fu per niente bella e le parole del dio furono: “In cima a un alto monte, a nozze sia vestita, lascia tua figlia, o re, per nozze senza vita. Non t’aspettare un genero d’origine mortale, ma un mostro velenoso, spietato ed esiziale: su con l’ali volando nel cielo tutto fiacca, ogni creatura sfibra, con ferro e fuoco attacca: ne trema Giove stesso che temono anche i numi, e l’Ade ne ha paura, con gl’infernali fiumi”. (Apuleio, Metamorfosi, IV, 33) A questo punto consentitemi una breve disgressione: a queste parole dell’oracolo di Apollo, voi, come il povero padre di Psiche, certamente non avrete immaginato nulla di bello e, se non conosceste la storia, mai immaginereste che quelle parole descrivono il dio Amore, generalmente associato a ciò che è bello. Ma ad una più attenta analisi del vaticinio, si può facilmente riconoscerlo: Amore, infatti, è bello per chi gioisce, ma un mostro per chi ne soffre; le sue frecce sono velenose anche per gli stessi dei, che infatti lo temono e sanno quanto sia spietato nell’usarle; vola con le sue ali e attacca con le sue frecce, d’oro o di ferro, le sue vittime. Insomma, non si può certo rimproverare nulla all’oracolo per la sua descrizione, soprattutto tenendo conto che anche dei quali Zeus, Ares e Apollo sono stati più volte vittime di Amore….

Vi ricordiamo che potete trovare tutte le puntate precedenti in “Storie Mitologiche“, nella rubrica Tourism & Culture del nostro sito www.napoliflash24.it.