“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

16° Puntata, nuova storia

“C’erano una volta…”

È iniziando così che a tutti noi, da bambini, raccontavano le favole. Ed è proprio così che Apuleio, nelle sue “Metamorfosi” anche note come “L’asino d’oro”, inizia a raccontarci del mito di Amore e Psiche. La storia è ben nota a tutti, ma come per Orfeo e Euridice, vorrei evitare mail di protesta e maledizioni varie per non averlo inserito in questa sezione dedicata agli amori mitologici, per cui rinnovo l’invito a saltarlo se proprio non ne potete più di sentirvi narrare la loro storia, ma sono altresì certo che rileggerlo non possa farvi che piacere, in fin dei conti parliamo di…Amore! Apuleio, dunque, ci narra che in una città vivevano un re e una regina che avevano tre figlie, tutte belle e in età da marito, ma delle tre la più giovane, Psiche, era di una bellezza senza eguali, talmente bella “che era impossibile descriverla o anche lodarla come meritava, perché le parole umane non bastavano” (Apuleio, Metamorfosi, IV, 28). Tanta bellezza rese la ragazza famosa ovunque e da ogni luogo gli uomini accorrevano nella sua città venerandola come una dea e disertando i santuari di Venere. “Nessuno navigava più verso Pafo, nessuno andava a Cnido, e nemmeno a Citera (noti santuari di Venere n.d.r.), per contemplare la dea Venere: i suoi riti sacri vengono rimandati, i suoi templi vanno in rovina, i suoi sacri letti vengono calpestati, le cerimonie trascurate; le sue statue restano senza corone di fiori, i suoi altari vuoti sporchi di cenere ormai fredda. È alla fanciulla che si rivolgono suppliche, e nel suo volto di essere umano si invoca la potenza di una dea così grande…” (Apuleio, Metamorfosi, IV, 29). Psiche era una ragazza molto buona e ingenua, non era stata lei a volere quanto accadeva né ambiva a tanto, ma sappiamo quanto gli dei fossero capricciosi e vendicativi, è facile quindi immaginare quanto fosse adirata Venere, dea della bellezza, usurpata del suo ruolo; infatti, molto più che adirata, la dea diceva a se stessa: “non è servito a nulla che quel famoso pastore (Paride n.d.r), il cui giudizio giusto ed equo fu approvato persino dal grande Giove, mi abbia ritenuto superiore a due dee così grandi, e ciò in virtù della mia bellezza senza pari! Ma questa qui, chiunque sia, si pentirà di essersi appropriata degli onori che spettano a me; le farò rimpiangere pure questa sua bellezza a cui non ha alcun diritto!” (Apuleio, Metamorfosi, IV, 30)….

Vi ricordiamo che potete trovare tutti i racconti mitologici nella sezione “Storie Mitologiche” della  rubrica Tourism & Culture del nostro sito Napoliflash24.it

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