“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

13° Puntata, nuova storia.

Il coraggio di amare

Tutti gli innamorati dicono alla persona amata “darei la vita per te, amore mio”, ma pochi, fortunatamente per loro, hanno l’occasione di dimostrare che le loro non sono solo parole e che, se necessario, amano veramente al punto di sacrificare la propria vita. Questo mito narra di una donna che ha amato con tale intensità il marito da trovare davvero il coraggio di sacrificare la propria vita per amor suo. Lei si chiamava Alcesti ed era la più bella delle figlie di Pelia, re di Iolco; com’è ovvio per una donna della sua bellezza e posizione, era richiesta in sposa da molti principi e re, ma Pelia, per non alterare i delicati equilibri politici, escogitò uno strattagemma per la scelta del prescelto e indisse una gara apparentemente impossibile da vincere: Alcesti sarebbe andata in sposa all’uomo che fosse stato capace di gareggiare con un cocchio a cui fossero aggiogati un leone ed un cinghiale selvatico. La cosa appariva irrealizzabile a tutti, ma tra i pretendenti di Alcesti vi era anche Admeto, re di Fere, il quale aveva avuto la fortuna di ospitare Apollo quando il dio fu punito da Zeus per aver ucciso i Ciclopi. La punizione consisteva nel servire un mortale per un anno e il mortale scelto da Zeus fu proprio il nostro Admeto, il quale trattò talmente bene Apollo che questi non poté non essergli grato. Ma nonostante Apollo si fosse già disobbligato facendo sì che le femmine della mandria di Admeto partorissero sempre gemelli, non gli negò un ulteriore aiuto quando questi gli chiese di fargli vincere la gara che avrebbe decretato lo sposo della bella Alcesti. Le malelingue dell’epoca sostengono che Apollo aiutò Admeto anche perché segretamente innamorato di lui (Callimaco, “Inno ad Apollo” vv.61-69); che fosse o meno così, il dio aiutò Admeto, secondo alcuni di persona, secondo altri tramite Eracle il quale s’incarico di domare il leone e il cinghiale selvatico e aggiogarli al cocchio di Admeto che, con simili aiuti, non poteva certo non vincere la gara e così coronò il suo sogno d’amore sposando la bella Alcesti. (Igino, Fabula, 50-Apollodoro I\9) – Euripide, nella sua ‘Alcesti’, ci narra che i due innamorati vivevano felici nella loro unione, nonostante un inizio non proprio da favola, dato che Admeto dimenticò di celebrare i riti ad Artemide com’era d’uso fare prima dei matrimoni, e la dea, offesa, fece sì che Admeto, la prima notte di nozze, anziché trovare nel talamo nunziale la bella moglie, trovasse un nido di serpenti. Ancora una volta Admeto corse a chiedere aiuto ad Apollo e questi, ancora una volta, lo aiutò intercedendo presso la sorella Artemide la quale, una volta ricevuti i sacrifici di rito, placò la sua ira e acconsentì anche, dietro richiesta di Apollo, che quando fosse venuto il giorno della sua morte Admeto potesse evitare il trapasso se qualcuno della famiglia avesse preso il suo posto. Ma le Moire avevano in serbo una brutta sorpresa per Admeto; infatti il giorno della sua morte arrivò molto prima di quanto egli stesso pensasse e Ermes andò a prelevarlo per portarlo nell’Ade….

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