“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

11° Puntata, seguito della 10°Puntata

L’amore oltre la morte

…nascere e al morire del giorno.” (Virgilio, Georgiche, vv.463-466). Viene naturale chiedersi, leggendo queste splendide parole di Virgilio, come si può immaginare un amore più puro ed eterno di quello di Orfeo. Ma il canto e la musica non riuscivano a confortare Orfeo dell’immenso dolore che provava e dunque egli pensò di raggiungere l’amata nel regno dei morti nel disperato tentativo di convincere Ade a restituirgli la sposa. Orfeo trovò, dunque, la strada per gli inferi e “Poi, entrato nelle gole del Tènaro, il varco profondo di Dite, e nella selva dove fra le tenebre si addensa la paura, si avvicinò ai Mani e al loro re tremendo, a chi non si addolcisce alle preghiere umane. E dai luoghi più profondi dell’Erebo, commosse dal suo canto, venivano leggere le ombre, immagini opache dei morti: a migliaia….Sino al cuore del Tartaro, alle dimore della morte, sino alle Eumenidi dai capelli intrecciati con livide serpi dilagò lo stupore; muto con le tre bocche spalancate rimase Cerbero e insieme al vento si arrestò la ruota di Issione.” (Virgilio, Georgiche, vv.466-483)Tutti, come abbiamo letto, furono commossi dal disperato canto d’amore di Orfeo e ad esso non rimasero indifferenti neanche i sovrani del regno dei morti, Ade e Persefone, i quali impietositi da una tale prova d’amore, acconsentirono a far risalire Euridice nel mondo dei vivi; ma Persefone avvisò Orfeo: “Orfeo del Ròdope, prendendola per mano, ricevette l’ordine di non volgere indietro lo sguardo, finché non fosse uscito dalle valli dell’Averno; vano, se no, sarebbe stato il dono.” (Ovidio – Metamorfosi libro X vv.50-52). Felice di aver ritrovato l’amata moglie che credeva persa per sempre, Orfeo si avviò lungo il buio e ripido sentiero che conduceva al mondo dei vivi, seguito da Euridice e dallo sguardo attento di Hermes, “E ormai non erano lontani dalla superficie della terra, quando, nel timore che lei non lo seguisse, ansioso di guardarla, l’innamorato Orfeo si volse: subito lei svanì nell’Averno; cercò, si, tendendo le braccia, d’afferrarlo ed essere afferrata, ma null’altro strinse, ahimè, che l’aria sfuggente.” E, prosegue a raccontarci Virgilio:“Moriva così per la seconda volta, ma non emise un rimprovero nei confronti del suo consorte (e di cosa avrebbe potuto lamentarsi se non di essere amata?). Pronunciò solo un ultimo addio, un addio flebile che a stento poteva ormai giungere alle orecchie di lui, e rimpiombò donde era venuta” (Ovidio – Metamorfosi libro X vv.60-64). Potete facilmente immaginare la disperazione di cui fu facile preda Orfeo vedendo l’amata Euridice morire una seconda volta, dopo aver commosso con il suo canto d’amore il mondo intero e persino gli oscuri inferi. Nonostante la sofferenza…

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