“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

Ovidio o Shakespeare?

2°puntata

…..se stesso dicendo che, oltre a spingerla a raggiungerlo in un posto pericoloso di notte, era giunto anche dopo di lei. Al culmine della disperazione, il giovane raccolse il velo dell’amata e si pose sotto l’albero di giglio, quindi, dopo aver baciato e intriso di lacrime il velo di Tisbe, esclamò: “imbeviti ora anche di un fiotto di sangue mio!” e si trafisse col suo pugnale, poi, prima di morire, lo trasse dalla ferita aperta e cadde a terra supino” (Ovidio, Metamorfosi IV, vv.118-121); quest’ultimo gesto fece schizzare violentemente il sangue e, scrive splendidamente Ovidio, “I frutti dell’albero, spruzzati di sangue, divengono cupi e, di sangue intrisa, la radice tinge di vermiglio i grappoli delle bacche.” (Ovidio, Metamorfosi IV, vv.125-127). Nel frattempo Tisbe, ancora impaurita, si dirigeva trepidamente verso il luogo dell’appuntamento, ma, una volta giunta lì, non riconobbe il colore dell’albero che ricordava dai bianchi frutti e quando vide il corpo del suo amato sotto l’albero, lo abbracciò, lo baciò e chiamò, disperata, il nome di Piramo supplicandolo di risponderle. Piramo, udendo la voce della sua amata Tisbe, “levò gli occhi ormai appesantiti dalla morte e, come l’ebbe vista, per sempre li richiuse.” (Ovidio, Metamorfosi IV, vv.145-146). E solo nell’attimo in cui Piramo emise il suo ultimo soffio di vita, Tisbe notò il suo velo sporco di sangue e si accorse che il fodero del suo amato non conteneva più il pugnale, quindi, avendo compreso la tragica verità, decise di seguire Piramo anche nella morte; ma prima rivolse ai loro genitori e all’albero di giglio, luogo della loro sventura, una preghiera che lasciamo raccontare a Ovidio con le sue bellissime parole: “non proibite che nello stesso sepolcro vengano composte le salme di chi un amore autentico e l’ora estrema unì. E tu, albero che ora copri coi tuoi rami il corpo sventurato d’uno solo di noi e presto coprirai quelli di entrambi, serba un segno di questo sacrificio e mantieni i tuoi frutti sempre parati a lutto in memoria del nostro sangue!” (Ovidio, Metamorfosi IV, vv.156-161) Detto ciò, Tisbe rivolse verso di se il pugnale ancora caldo del sangue di Piramo e se lo conficcò nel petto unendosi per sempre al suo amato. Gli dèi, commossi dalla triste storia d’amore, accolsero la preghiera e da allora il fiore del giglio cambiò colore; anche i genitori dei due sfortunati innamorati piansero commossi, ma troppo tardi capirono quanto Eros fosse più forte di Ares, le loro rosse lacrime non potevano più restituire la vita ai figli e dunque non poterono fare altro che unire eternamente in morte ciò che non seppero unire in vita.
Tralasciamo di riportare la versione Shakespeariana che non è di nostra pertinenza e che, sicuramente, tutti voi conoscete e vi lasciamo scegliere quale delle due preferite…

Vi ricordiamo che potete trovare tutte le puntate precedenti della serie “Storie Mitologiche”, nella rubrica Tourism & Culture del nostro sito www.napoliflash24.it.