“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

5° Puntata Nuova storia

La sfortuna di essere i primi

Da sempre, ma forse ancor di più nella nostra epoca, l’uomo cerca di primeggiare nei confronti dei suoi simili, e in questa sua ambizione, nel suo desiderio di evidenziarsi rispetto agli altri e di essere il primo, arriva spesso al limite, ma anche oltre, del giusto e del lecito. Ma non sempre essere i primi si rivela una cosa positiva e portatrice di fortuna e invidia; per rendervene conto vi basterà leggere di Giacinto e Protesilao, due uomini “primi”…per loro sfortuna!

Giacinto era un principe spartano figlio di Amicle, re di Sparta, e Diomeda (secondo altre fonti era, invece, figlio di Pierio e della musa Clio); egli era talmente bello da essere stato il “primo” per ben due volte; fu, infatti, il primo uomo ad essere amato da un altro uomo, ma anche da un dio. Fu Apollo ad innamorarsene il quale, mal sopportando l’idea di dover dividere il suo amato con un mortale, tale Tamiri, per liberarsi del suo avversario usò uno stratagemma del tutto simile a quello già usato con Leucippo. Tamiri, peraltro nipote di Apollo in quanto figlio di Filammone e della Ninfa Argiope, oltre ad essere molto bello, era un ottimo cantante e suonatore di cetra, ma aveva la pessima abitudine di vantarsi di essere più bravo anche delle Muse; ad Apollo bastò riferire questo alle Muse per dar vita ad una sfida musicale del tutto impari, in cui era stato concordato che se avesse vinto Tamiri avrebbe fatto l’amore con tutte le muse, mentre, se avesse perso, le muse lo avrebbero privato di qualunque cosa esse avessero voluto. Inutile dire che Tamiri perse la sfida e le Muse lo privarono della vista e dell’abilità di suonare la cetra e, secondo altri, anche della voce e della memoria.

A questo punto Apollo si dedica esclusivamente al suo amato Giacinto; con lui, dice Ovidio “più nulla gli importava della cetra e delle frecce: dimentico di sé stesso, non disdegnava di portare reti, di custodire i cani, di accompagnarti per le balze di monti impervi, alimentando con la lunga intimità la sua passione.”(Ovidio – Metamorfosi libro X vv.170-174)Un giorno i due teneri amanti stavano facendo una gara di lancio del disco e Apollo lanciò per primo il suo; si può ben immaginare come possa essere lanciato un disco da un dio e come un giovane innamorato corra a raccoglierlo prima ancora che questo cada sul suolo; ma sfortunatamente il disco cadde su un pezzo di terra particolarmente duro e il rimbalzo indirizzò il disco verso Giacinto che fu colpito proprio in volto e ferito mortalmente;….

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