“Storie Mitologiche”: Amori Mitologici

Storie eterne di amori immortali

(a cura di Giorgio Manusakis)

4° Puntata (seguito della puntata precedente)

Neanche gli dei…

….Costui, innamoratosi della splendida Ninfa, si travestì da donna in modo da poterla avvicinare senza insospettirla; Apollo, però, al fine di eliminare il rivale in amore, consigliò alle Ninfe di fare il bagno nude e, in tal modo, essere certe che tra loro ci fossero solo donne; queste, scoperte l’inganno di Leucippo, lo fecero a pezzi senza troppi complimenti (Pausania, VIII/20/4), oppure, secondo altri, per volere degli dei scomparve (Partenio di Nicea, Erotikà pathémata, XV). E Apollo? Il dio innamorato, eliminato il concorrente e colpito inoltre dalla freccia vendicativa di Eros, perse ogni freno e cominciò ad inseguire la Ninfa cercando in ogni modo di convincerla ad amarlo e tanto era forte il suo amore che, temendo che la disperata fuga potesse causare qualche incidente alla sua amata Ninfa, chiese a Dafne di rallentare la sua corsa promettendo che anch’egli avrebbe rallentato il suo inseguimento, come narra sempre Ovidio con queste splendide parole d’amore: “I luoghi che attraversi di corsa sono aspri; rallenta la tua corsa, te ne prego! Anch’io rallenterò il mio inseguimento.” (Ovidio, Metamorfosi I, vv.510-511) Ma Dafne, per nulla intenerita dalle dolci parole d’amore di Apollo, continuò a correre e Apollo, durante la fuga, continuava a parlarle cercando di convincerla a cedere alle sue lusinghe d’amore; le spiegò che stava rifiutando l’amore di un figlio del grande padre Zeus, nonché dio della profezia, della musica, della medicina e sovrano delle terre di Delfi, Claro e Tènedo; ma niente riusciva a convincere Dafne a fermare la corsa tesa a proteggere la sua verginità, finché Apollo riuscì a raggiungerla. La conclusione di questa interminabile e appassionata rincorsa d’amore, la lasciamo raccontare a Ovidio, certi che non ci siano parole più belle delle sue: “L’inseguitore tuttavia, cui amore mette le ali, è più veloce, non dà tregua alla fuggitiva e già le è alle spalle: il suo alito le sfiora i capelli sul collo. Esausta e vinta dalla fatica della fuga affannosa, sbiancata in volto, la fanciulla grida: “O Terra spalancati, distruggi il mio aspetto e trasforma questa bellezza che è causa della mia rovina! E tu, padre, aiutami, se è vero che voi fiumi avete potere divino! Sfigura questo mio aspetto per cui troppo sono piaciuta.” (Ovidio, Metamorfosi I, vv.540-547a) Il padre suo, Peneo, accolse le preghiere della Ninfa e la trasformò in una pianta di alloro (in greco Dafne); Apollo, disperato, non potendo più coronare il suo sogno d’amore, si cinse il capo con una corona (in greco stefàni) formata da un ramo della pianta e decise che Dafne sarebbe diventata per sempre la sua corona e che eroi e vincitori da quel giorno sarebbero sempre stati incoronati con l’alloro (Ovidio, Metamorfosi I, vv.547-565\Igino, Miti 203). A questa dolce conclusione di Ovidio, si aggiungono altre versioni, echi di un culto preellenico in parte riportato da Plutarco, secondo cui la Ninfa, una volta raggiunta dal dio, invocò la Madre Terra in aiuto, la quale in un lampo la trasportò a Creta dove divenne Pasifae e sul luogo della scomparsa fece crescere un lauro con cui Apollo intrecciò la corona che poi si pose sul capo.

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