La nostra rassegna di storie dei nomi delle strade cittadine continua con alcune curiosità. Napoli ha una miriade di strade, vicoli e stradine che hanno una toponomastica a dir poco originale e curiosa. Sono strade antichissime, dietro i cui nomi si celano delle vere e proprie chicche di storia napoletana.

Per esempio, la strada che da via Toledo porta a via Concordia, chiamata Vico della Tofa (conchiglia bucata che, soffiandoci dentro, produce un rumore profondo e prolungato), deve il suo nome a qualche mascherone che ornava una fontana lì presente, che raffigurava un volto di un tritone che soffiava nella tofa, dalla quale usciva non il rumore, ma dell’acqua. Prima di chiamarsi così il vico era denominato vico della Pietra della Pazienza per la presenza di una pietra presso la quale i nostri antichi concittadini sopportavano pazientemente i problemi e le angosce.

Vico Tre Re a Toledo, collega via Toledo con la parte centrale di Montecalvario. Deve il suo nome alla presenza di un albergo dedicato ai tre Re magi.

Mentre via Mezzocannone deve il suo nome ad una fontana che era situata verso la metà (nei pressi di via Sedili di Porto). Questa fontana in piperno, addossata al muro per l’abbeveramento dei cavalli, era dotata di un tubo (in napoletano cannola o cannone) estremamente corto (da qui mezzo).

Il Vico Paparelle al Pendino non ha nulla a che vedere con oche o anatre. Ma è riconducibile al nome che i napoletani diedero alla stradina che ospitava una dimora per donne indigenti voluta dal nobiluomo Aurelio Paparo e da sua figlia Luisa.

L’origine del nome di Vico dei Sospiri ha invece una duplice tesi. La stradina appartiene al quartiere di Chiaia. Secondo una versione, il nome  origina dai sospiri dei condannati a morte che erano diretti al patibolo allestito dai boia in Piazza Mercato. Anticamente, infatti, le esecuzioni dei condannati si svolgevano proprio in quella piazza.

I cortei dei condannati arrivavano al patibolo da questa stradina, mentre ad attenderli in piazza c’era la folla che imprecava contro di loro. Una volta usciti dal vicolo, i condannati venivano umiliati con sputi e lanci di escrementi, frutta marcia e persino pietre. Spesso in un giorno si svolgevano anche più esecuzioni, per questo motivo venivano allestiti, oltre al patibolo al centro della piazza, anche palchetti sui quali i saltimbanchi si esibivano ed intrattenevano la folla. 

L’appellativo datogli a partire dal 1800, farebbe, quindi, riferimento ai sospiri degli impiccati: il suo nome completo era, infatti, “Vico sospira bisi”, traduzione di “suspire ‘e ‘mpise” (sospiri di impiccati). Secondo un’altra versione, invece, i sospiri non sarebbero quelli dei condannati a morte ma quelli degli innamorati che attraversavano questa stradina, per raggiungere il vicino Vico Belledonne a Chiaia. In questo caso la storia un po’ confusa dell’origine del nome, può dare la possibilità di scegliere la storia preferita.