Dagli albori del sistema bancario centrale, stampare moneta significa fare debito. (Per approfondire clicca qui).

Uno Stato con sovranità monetaria, quindi influente sulla sua Banca Centrale, può emettere debito pubblico e costringere la Banca Centrale stessa, a riacquistarlo emettendo moneta virtuale.

Il debito pubblico diventa una partita di giro contabile. E il problema dello Stato che stampa moneta diventa quello di fare in modo che la fiducia in quella valuta non crolli e la faccia diventare carta straccia. Sia all’interno del territorio dello Stato, sia all’estero.(per approfondire clicca qui)

Tutti i dati che seguono sono relativi al 2019 e in qualche caso al 2018, ma seppur non aggiornatissimi sono in proporzione [NdA]

Il debito monstre dell’Italia non è il solo al mondo. La classifica FMI 2019 dei debiti pubblici in relazione al PIL riporta:

Escludendo i Paesi Africani e la Grecia, di cui conosciamo le difficoltà, analizziamo perché l’Italia è diversa dal Giappone e dagli Stati Uniti. I due Stati a sovranità monetaria, tra quelli sviluppati,che stampano più moneta.

La diversità principale dei tre debiti pubblici sta nel chi li detiene.

In Giappone circa l’89% del debito pubblico è in mano allo Stato attraverso Banca Centrale, Banche nazionali, Fondo pensione statale e assicurazioni. Solo l’11% è in mano ai mercati esteri.

In Italia la situazione è questa:

la parte di debito in mano alla BCE è del 35%. Eppure la Bce non stampa moneta per l’Italia! [NdA]

Negli Stati Uniti la situazione è questa:

Guardando questi grafici possiamo affermare, che la situazione del nostro debito pubblico è molto più simile a quella degli Stati Uniti che a quella del Giappone.

Analizziamo quindi perché in Giappone la stampa forsennata di moneta non crea problemi, almeno sul tasso dei titoli di Stato.

Quando il debito di un Paese è in maggior parte in mano allo Stato stesso ed ai cittadini, l’interesse richiesto dal mercato può essere tenuto basso perché non dipende dai capitali stranieri assetati di rendimento.

Più debito è in mano agli stranieri, più sale il tasso d’interesse richiesto per collocarli sul mercato facilmente, più è alto il rischio che i titoli crollino se si presentano problemi nel Paese emittente, perché gli stranieri fuggono e ritirano i capitali.

Il debito pubblico degli Stati viene acquistato comunque. Che la solidità economica di un dato Stato sia conclamata o meno. Quello che cambia è il prezzo a cui vengono comprati (vedi Argentina).

Attualmente i tassi di interesse sui titoli di stato dei Paesi presi in esame è questo:

Le differenze sostanziali tra Italia e Giappone sono evidenti. In pratica il Giappone, il suo popolo, le sue Banche e i fondi pensione si accontentano di tassi negativi a 10 anni e quasi irrisori a 30 anni, pur di non lasciare che il debito pubblico vada in mani straniere. Ma è anche vero che il Giappone è un sistema chiuso. Non ha la mobilità di capitali che abbiamo noi in conseguenza di un libero mercato in Europa, né quella degli USA fondatori del libero mercato nel mondo.

C’è anche da dire che ormai da 20 anni il Giappone è in deflazione (per approfondire clicca qui), ovvero, la sua economia è completamente paralizzata dalla discesa dei prezzi che non favorisce i consumi.

Stampare moneta in Giappone, non fa paura a chi si deve occupare dell’inflazione, principalmente per questi motivi:

  • i salari sono fermi da decenni (non aumenta l’inflazione)
  • non esiste un aumento salariale legato all’anzianità di servizio (non aumenta l’inflazione)
  • si va in pensione oltre i 70 anni. Si può lavorare anche fino ad 85 anni (spesa pensionistica minima)
  • la produzione media oraria Giapponese è più alta di quella italiana (alta competitività produttiva)
  • i giapponesi investono a casa loro anche se rende pochissimo o addirittura ci perdono (tassi di interesse sotto controllo e finanziamento della spesa pubblica)

Quindi anche se è vero che l’Italia per il suo alto tasso di risparmio e per la longevità della sua popolazione somiglia al Giappone ci sono delle differenze strutturali che da noi porterebbero salatissime conseguenze se stampassimo forsennatamente moneta.

Da noi la situazione è questa:

  • sistema salariale indicizzato e che a volte va anche a sbalzi senza tenere conto della produttività
  • anzianità di servizio automatiche (insieme al punto precedente aumenta l’inflazione)
  • si va in pensione a quota 100,minima età 63 anni (spesa pensionistica elevata)
  • produzione media oraria bassa rispetto al costo del lavoro (bassa competitività produttiva)
  • gli Italiani investono per lo più in immobili e non in titoli di Stato (tassi di interesse non sotto controllo e drenaggio dall’economia di capitali che non sono produttivi per la spesa pubblica ed ormai non aumentano più la ricchezza di chi li detiene)

Il paragone con gli Stati Uniti è ovviamente a nostro sfavore. Sia per quanto riguarda la competitività delle aziende, per costo del lavoro e burocrazia, sia per il sistema pensionistico che in America a livello pubblico è quasi inesistente. Per loro stampare moneta è ricchezza perché il dollaro resta la valuta di riserva di tutto il mondo e troverà sempre compratori poco esosi.

Tutti questi fattori incidono sulla capacità di uno Stato di ripagare il suo debito e se pure costringessi i cittadini a comprarlo per sostenermi, come in Giappone, li tasserei con l’inflazione tutti indistintamente. Girando su di loro il costo della mia incompetenza.

Un ultima considerazione sul debito giapponese. La popolazione giapponese ha un bassissimo tasso di natalità ed un’età media della popolazione simile a quella italiana. Quando la forza lavorativa giapponese andrà in pensione, i suoi redditi diminuiranno e dovrà cominciare ad intaccare i capitali accantonati sui titoli di stato (la moneta stampata), inoltre a meno di perdere produttività, il Giappone dovrà trovare dipendenti in altri Paesi.

Questo costringerà lo stato giapponese a cambiare le politiche fiscali del lavoro per essere competitivo nel mondo a livello di offerta e a chiedere capitali anche all’estero per i suoi titoli pubblici che non potranno più essere collocati ai suoi cittadini. Cioè si avvicinerà alla situazione italiana, e sarà allora che si vedrà se il sistema giapponese tiene davvero oppure no.

Marianna Genovese – Consulente Finanziario certificato EFPA

mariannagenov@gmail.com