Sabato 1 dicembre Enzo Moscato ha inaugurato la stagione all’Avanposto Numero Zero con un suo cavallo di battaglia il monologo, “Spiritilli”. Lo spettacolo, che fa parte della “Rassegna femminile periodico”, filo conduttore della programmazione.

Spiritilli”, è il brano di narrativa con cui moscato diede inizio alla sua carriera nell’ormai lontano 1980, un brano che già all’epoca volle essere un un ritorno a delle tradizioni letterarie partenopee da cui la cultura teatrale dell’epoca si stava allontanando. Il passaggio è un arcano frammento di “RITORNANTI“ ed è la storia dell’ incontro dell’umano e del familiare con il soprannaturale che simboleggia l’elemento mitico e favoloso che da sempre, a Napoli, abita i cuori e le case: storia di fantasmi che mentre visitano, arricchendo, le vite degli umili e dei diseredati, allo stesso tempo le stravolgono fino allo sconvolgimento catastrofico. Una storia di fantasmi quindi, come ce ne sono tante a nella città partenopea, ma la differenza sta nella scelta delle parole e naturalmente nell’atto narrativo stesso. Enzo Moscato ci pone daventi agli occhi le immagini del racconto, e ce lo fa vedere. Questo è!

Dai tempi di Omero, la tradizione della narrazione orale è l’essenza, la forma originale delle arti prerformative.  È la passione per il racconto allo stato puro, da lì tutto si è evoluto, la narrativa scritta, e la rappresentazione teatrale. Così, in una storia di 20 minuti circa, il pubblico è sprofondato nelle immagini e nell’atmosfera del racconto, come in un cortometraggio gotico. La storia è una legenda metropolitana, ben conosciuta a Napoli, con i suoi mostri immaginari ed i suoi misteri, raccontata come tante altre, ai bambini per ammonirli, per proteggerli dai mostri, quelli veri, quelli che sono fuori di noi e quelli che abbiamo dentro.

 Così Enzo Moscato, ha raccontato una storia, e l’ha raccontata perfettamente, come la raccontavano le nostre nonne, sollecitando la nostra immaginazione… e come allora, abbiamo dovuto dare dei volti a quei nomi, e colori a quelle stanze, abbiamo dovuto sentire il terrore, la rabbia, la disperazione ed infine il sollievo e l’amore dei due protagonisti, e proprio come allora abbiamo aspettato a bocca aperta e col fiato sospeso  l’agognato lieto fine.