L’annuncio della sospensione dei licenziamenti non rassicura né il sindacato né il sindaco, essendo già previsto nella procedura di cessione del ramo d’azienda a Prs ed essendosi Whirlpool espressa chiaramente per la fine della sua esperienza produttiva a Napoli

Dall’incontro di oggi non abbiamo avuto nessuna novità, perché l’azienda continua a dare notizie inesatte. Per far ripartire la produzione nel sito napoletano si può trasferire la produzione di 400 mila lavatrici dagli stabilimenti in Polonia, che si sommerebbero alle 400 mila già prodotte”. E’ una dichiarazione di intenti il commento che Rocco Palombella, Uilm, rilascia alla fine dell’incontro tenutosi stamattina a Palazzo Chigi col premier, Giuseppe Conte, e il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. Il presidente del Consiglio ha annunciato la decisione di Whirlpool di sospendere la procedura di licenziamento dei dipendenti napoletani, leggendo la lettera che la multinazionale ha inviato in questi giorni al ministro Patuanelli.

Per Palombella, è l’ennesima offesa ai lavoratori e al governo, “perché la sospensione dei licenziamenti al 31 ottobre era già prevista dalla procedura di vendita dello stabilimento di Napoli a Prs“.

Le organizzazioni sindacali hanno esplicitato al premier il loro timore che i lavoratori a rischio siano seimila. Sottolineando come a oggi Whirlpool non abbia mai fornito dati sull’inefficienza o la non sostenibilità del sito napoletano né piani di rientro, ma solo riferimenti che hanno a che fare con la congiuntura economia internazionale. Altra ragione per cui sembra improbabile che l’azienda cerchi veramente un tavolo tecnico per rilanciare il dialogo sulla produzione di elettrodomestici oltre che lavatrici a Napoli.

Il premier confida in un nuovo incontro con la multinazionale nelle prossime ventiquattro ore per vedere le carte del piano e creare le condizioni per una riapertura del confronto. Questa è la motivazione addotta da Conte, che ha ribadito l’attenzione costante del governo, pronto ad agire con ogni strumento possibile.

Anche il sindaco Luigi De Magistris si è espresso, dichiarandosi molto preoccupato per un incontro da cui non è emersa nessuna novità sostanziale, né proposte per il prosieguo. “Quando incontrai l’azienda mi fu detto che dopo il 31 ottobre sarebbe finito tutto. Spero non stiano prolungando l’agonia dei lavoratori, a cui si stringe il cappio al collo, preparandone nel frattempo l’impiccagione. Il presidente del Consiglio usi parole chiare e forti. Non lasceremo che questa esperienza di successo finisca con l’incongruenza di un governo che rischia di subordinarsi a una multinazionale. Da qui si vede l’autorevolezza e non l’autoritarismo di un esecutivo. Già ad aprile 2019, in piena campagna elettorale l’allora ministro, Luigi Di Maio, disse che era tutto a posto, l’attuale ministro Patuanelli sembra ora defilarsi lanciando la palla al presidente del Consiglio. Qui c’è la sofferenza della tragedia. Non capisco cosa si stia consumando a Roma, ma la sospensione della cessione fino al 31 ottobre non mi lascia tranquillo“.