Nel 2013, Sergio Colella e Rosanna Terracciano crearono il gruppo Facebook che fa rete nella rete e che oramai conta più di 102.000 iscritti.

La lavatrice guasta, una questione burocratica da sbrogliare, mobilia da trasportare… Si ricercano idraulici, imbianchini, tappezzieri, insegnanti per ripetizioni, educatori cinofili, medici, giardinieri, e così via all’infinito; si chiedono informazioni e consigli nei più disparati ambiti della vita quotidiana, si compartecipa all’allegria di una festa e alla disperazione di un dolore, contando persino su una preghiera collettiva che sostenga l’anima. Si condividono esperienze e conoscenze; a volte, con grande semplicità, si desidera un po’ di calore umano, ci si vuole sentire meno soli.

In pratica, un gruppo social che è un mutuo soccorso per la vita pratica e per la sfera emotiva, grazie a persone reali e varie per età, occupazione, provenienza sociale. Ci sono anche tanti, uomini e donne, con gravi problemi economici derivanti da mancanza di lavoro, che semmai si presentano al gruppo in anonimato (i loro post vengono pubblicati dagli amministratori): l’incontro tra domanda e offerta, quando arriva a felice conclusione, prim’ancora che dare un lavoro e quindi uno stipendio, restituisce dignità

Esattamente il 20 ottobre di sette anni fa, Sergio Colella e sua moglie Rosanna Terracciano creano questo gruppo. L’idea, come quasi tutte le idee vincenti, nasce per caso: hanno un problema relativo a un’utenza, chiedono aiuto con un post su Facebook e, tempo mezz’ora, ricevono risposta da 50/60 persone dei 5000 contatti di Sergio. Da lì, il gruppo e la sua vita. E anche i tentativi di imitazione, come nella migliore tradizione dei progetti belli… e quindi dobbiamo precisare che il nome esatto è: “SOS amici… aiutiamoci tra noi (Sergio Colella)”. Come costole, esistono anche i gruppi che trattano tematiche più specifiche: “SOS amici… mercatino virtuale” e “SOS amici… aiutiamo e adottiamo i nostri amici animali” (link in calce).

Oltre agli intenti solidali con cui è nato, sono le cifre che indicano, senza dubbio alcuno, che si tratta di un esempio virtuoso dell’utilizzo dei social: ad oggi, “SOS amici… aiutiamoci tra noi” ha 102.135 membri, con 348 mila interazione al mese, con una presenza attiva, nell’ultimo mese (fine ottobre – fine novembre), di 88 mila membri, per un numero di post mensili che varia dai 2800 ai 3000. Si tratta dei dati di sabato 28 novembre 2020, ma considerando che ci sono 300 richieste di iscrizione in sospeso, prestissimo questa cifra risulterà superata.

Le regole sono poche ma chiare e precise; la selezione è accuratissima per evitare che i non virtuosi del web si infiltrino (nell’ultimo mese circa, su 2600 richieste di iscrizione, ne sono state approvate solo 650); anche la pubblicazione dei post avviene solo dopo il controllo degli amministratori. Due ulteriori elementi che rendono molto valida questa realtà sono i feedback pubblici e i cosiddetti “prezzi SOS” che si richiede di applicare da sempre, in virtù del diffuso disagio economico.

In questo momento più complicato e sofferto, dovuto alla pandemia da COVID 19, il web è funzionale e il gruppo si sta rivelando fondamentale per «dare una mano davvero importante nell’agevolare i contatti tra i malati ricoverati e i familiari», mi racconta Sergio, «visto che, come ben sappiamo, l’assistenza diretta ai parenti non è permessa. Tra tutti i nostri contatti e amici e iscritti, riusciamo a far arrivare una carezza a chi soffre nelle corsie. Inoltre, ho raccolto la richiesta di amici farmacisti e abbiamo lanciato un appello, ripreso anche da Gino Rivieccio, per far restituire le bombole di ossigeno in un frangente in cui l’ossigeno è un bene essenziale. E i riscontri, come sempre, sono stati tanti.»

In passato, sempre in ambito ospedaliero, i sossini si sono attivati «per scongiurare la chiusura del reparto di “Terapia del dolore” dell’ospedale Cardarelli, del professor Montrone, attualmente in pensione», continua Sergio. «Attraverso il gruppo divulgammo la petizione di change.org/ e, in una decina di giorni, ottenemmo circa 39 mila firme. All’ospedale Loreto Crispi, invece, siamo riusciti a non far chiudere l’ambulatorio di allergologia del dottor Guglielmo Scala, senza una vera e propria petizione: in pochissime ore, centinaia e centinaia di mail inviate all’indirizzo fornito dal medico, permisero di sensibilizzare l’ASL e di evitare la minacciata chiusura.»

A Sergio fa piacere ricordare anche che, raccogliendo vari SOS lanciati nel gruppo, da 4-5 anni è iniziata un’attività a sostegno delle donne che hanno subito violenza: Marta Arancione, presidente dell’associazione “Parla con me”, è la referente e, finché è stato possibile, ha organizzato incontri settimanali presso l’ex Palazzetto Urban a Montecalvario, messo a disposizione dal Comune di Napoli.

Quasi ogni giorno, nel gruppo si assiste a piccoli grandi miracoli di umanità e di solidarietà, visto che ormai può essere considerato miracoloso anche solo essere “ascoltati” in una richiesta oppure ottenere, a un post pubblicato, commenti di vicinanza e supporto. Tra gli innumerevoli casi col sapore di miracolo, Rosanna ricorda quello di «una ragazza che, rimasta orfana del padre avvocato, senza più danaro sufficiente per mantenere agli studi sé e i fratelli, lancia un appello per poter sostenere gli ultimi esami universitari: ebbene, un affermato avvocato della nostra città risponde e si fa carico delle spese necessarie, permettendole di concludere il percorso fino alla laurea. Ma forse l’evento che più mi ha coinvolto emotivamente è stato quello delle fedi…». Si tratta di una signora che porta al dito la fede sua e quella del marito deceduto e, mentre va a fare la spesa, le perde. La figlia scrive nel gruppo e grazie all’aggancio giusto, gli anelli sono ritrovati e riconsegnati. La palpitazione dei sossini e la gioia immensa alla notizia del ritrovamento e della consegna alla legittima proprietaria, rappresentano l’essenza di una comunità che partecipa della vita degli altri, che torna ad avere fiducia nel prossimo, nella gente “per bene” e con un cuore grande.

La presenza costante e attenta di Sergio e di Rosanna nella cura del gruppo, ha fatto sì che esso sia diventato un punto di riferimento, ma loro ci tengono a ricordare e a ringraziare sempre, per la preziosa collaborazione, le moderatrici: Patrizia Lamagna, Nilla Iorio, Alba Ajello, Susanna Montesano, Marina La Posta.

Grazie anche a loro, si gestiscono quelli che Sergio chiama i tuttologi e i leoni da tastiera. «Abbiamo bannato circa 4.000 persone, anzi forse siamo più vicini ai 5.000! I primi sparano a raffica consigli su tutto – e invece, specialmente per quanto riguarda le indicazioni mediche, noi siamo estremamente accorti a non veicolari messaggi fuorvianti ma ribadiamo che soltanto una visita accurata di uno specialista può fornire il giusto aiuto a chi lo richiede. Quindi si possono fare nomi, consigliare in base all’esperienza personale, ma non altro, non di più. I leoni da tastiera, invece, sono coloro che entrano nel merito di qualsiasi argomento, come unici depositari della verità, duellano verbalmente, a volte semplicemente per il piacere della polemica. L’intervento nostro e delle moderatrici, in tali casi, è essenziale per calmierare.»

Altra regola basilare del gruppo è che non si autorizzano “raccolte di denaro per qualsivoglia scopo umanitario”. Quando iniziano a circolare soldi, anche nelle realtà migliori, gli equilibri si alterano, e questo è il motivo per cui i coniugi Colella non hanno mai pensato all’evoluzione del gruppo in associazione.

Appare chiaro, dunque, l’onere, per Sergio e Rosanna, in termini di tempo, di ansie che assorbono e di senso di responsabilità che cresce… «Certe volte significa litigare con mia moglie», mi confessa Sergio ma con ironia, perché 24 anni di matrimonio li rendono una coppia solida. «Siamo impegnati 365 giorni all’anno, per un numero notevole di ore al giorno», conciliando, per quanto riguarda Sergio, anche il suo lavoro come funzionario di banca e la sua presenza in consiglio comunale. «E credimi, il tempo, soprattutto alla mia età – ho 64 anni – è un bene assai prezioso. Poi succede che siamo diventati quasi confessori spirituali, più dei partner o dei parenti o degli amici, ma lo facciamo senza nessun calcolo di tornaconto perché non c’è. Tante volte avrei voluto mollare completamente, per il comportamento inqualificabile di alcuni ma il gruppo, ormai, è una macchina che non può essere fermata: ci sentiamo responsabili nei confronti di tante persone che credono in noi.»

Per Rosanna, il senso di questa realtà geniale, come la definisce, sta nel piacere di conoscere tanta varia umanità, nella soddisfazione di risolvere problemi a una miriade di persone e, per lei che è un’amante degli animali, nel creare i contatti giusti affinché tanti cani da adottare trovino una buona condizione di vita.

«Siamo stati un collante: abbiamo unito chi chiede e chi mette a disposizione. Il gioco di squadra e le conoscenze hanno determinato il successo di questo gruppo!»

Luciana Pennino

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