Dopo quasi dieci anni di lotta sociale e una delibera, la nr 01202 del 29/12/2017 a firma del Direttore Generale dell’Asl Na1 Centro, il denaro stanziato per la realizzazione di un centro sanitario semiresidenziale per pazienti con disturbi del comportamento alimentare (Dca) non è stato ancora utilizzato.

Dati Asl del 2016 danno testimonianza di 550 pazienti in cura presso l’ambulatorio DCA di Soccavo nell’Asl Na1 Centro. Nato nel 2010 grazie a fondi del Centro Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe), è il primo e unico centro integrato e multidisciplinare che eroga un servizio di psicoterapia.

Nel 2013, Raffaele Felaco, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania, si espresse chiaramente in favore di una soluzione di lungo periodo sia in merito alla creazione di una struttura semiresidenziale che desse maggior vigore alle psicoterapie del centro, sia in merito all’utilità socio-sanitaria, sottolineando come i dca siano primari tra le patologie emergenti e come necessitino di cure continuative e durature per
aver effetto.

Questo perché a fronte di una domanda persistente, è attualmente possibile il ricovero presso il Vecchio e Nuovo Policlinico ma solo per casi di nutrizione indotta.
Con la realizzazione di una struttura semiresidenziale, verrebbero perseguite le finalità di una appropriata presa in carico dei pazienti evitando il ricovero presso strutture fuori regione, favorendo così la permanenza dei pazienti prossimi al proprio contesto socio-culturale e alla propria famiglia.

I dati forniti dal Ministero della Salute nell’ultima Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla evidenziano come anoressia e bulimia, tra i principali tipi di dca, si manifestano tra i 15 e i 19 anni, anche se le più recenti osservazioni cliniche propendono per un aumento dei casi, in cui esordiscono precocemente, tanto da coinvolgere l’età pediatrica. L’importanza di un intervento strutturato e olistico in una struttura semiresidenziale si evince molto chiaramente dai dati sull’anoressia nervosa. Per questa patologa il tasso di remissione è del 20-30% dopo 2-4 anni dall’esordio, del 70-80% dopo 8 anni o più. In quasi il 20% dei casi si ha una cronicità insanabile.

Poichè sembra ormai chiaro che l’unica alternativa al semiresidenziale sarebbe la creazione di reparti psichiatrici negli ospedali, dove verrebbero effettuati ricoveri con trattamenti sanitari obbligatori, poniamo alcune domande al rappresentante del “Gruppo Genitori DCA Soccavo”, Giovanni Di Matteo:

D- Quando ha scoperto che nella sua famiglia c’era una storia di disturbo del comportamento alimentare?

Nel 2008. Il modo in cui mangiava, spesso caratterizzato da lentezza, esclusione di alcuni alimenti, ingestione di molta acqua e sminuzzamento di cibo in pezzi piccolissimi; pratica dell’iperattività fisica; uso frequente del bagno soprattutto dopo i pasti; cambiamento psicologico espresso con sbalzi d’umore e con un’insofferenza ed un’irrequietezza che non facevano parte delle caratteristiche precedenti .

D- Cosa ha significato nell’immediato? Quanto ha inciso nella quotidianità della sua famiglia, cambiata sì ma quanto e come?

Ci sentivamo in colpa, eravamo sempre più distaccati da tutti. La nostra
mente era afflitta. Dentro di noi cercavamo risposte su come, dove, cosa
fare, a casa iniziavano i primi malumori. Ci sentivamo impotenti, incapaci di prestare aiuto eravamo presi dalla disperazione. Sopraffatti da pressioni esterne che ci consigliavano di lasciarla stare perché sarebbe stata lei a decidere di iniziare a mangiare, mentre secondo noi, le cose erano molto diverse.

D- Come ha reagito la tua cerchia di amicizie e conoscenze?

Parenti, familiari, amici… che ci stavano vicino dicevano la loro. Invece, ci
rendevamo conto di quanto poco sapessero della malattia… frasi scontate tipo “… falla mangiare quella figlia, non vedi che è pelle e ossa… se tua figlia si è ridotta così è perché non gli siete mai stati vicino ed è colpa vostra, … ecc.”.

D- Ci dia testimonianza di cosa sia un viaggio della salute fuori dalla propria regione in termini di costi economici e fatica emotiva oltre che fisica.

Insuccessi, speranze naufragate, debiti vari per affrontare spese enormi di viaggi della speranza.

D- Cosa si sarebbe aspettato che le istituzioni, quali la Asl, facessero in più e in cosa, invece, si sente di poter ringraziare.

Gravemente carente l’assistenza in regime di semiresidenzialità. Vi chiedo quanti pazienti potremmo curare a casa nostra con servizi meno intensivi ma ugualmente qualificati, che possano raggiungere un maggior numero di persone. Quando abbiamo trovato soluzioni sostenibili è stato solo per la passione di professionisti del Centro DCA di Soccavo dell’Asl Na1 Centro che da anni si occupano di coprire il gap presente nei servizi pubblici da tanto, troppo tempo ormai.

D- Rivolga due appelli a nome dei genitori e dei pazienti che rappresenta tramite la sua associazione: rivolga il primo al lettore, parte della comunità in cui lei vive.

Siamo genitori di ragazzi in età evolutiva e adulta che soffrono di Disturbi del Comportamento Alimentare. Di fronte a questa malattia, ognuno di noi si è sentito perduto, disorientato, spaventato dall’impossibilità di agire, senza fonti rassicuranti di informazioni.
Combattiamo ogni giorno e non ci fermeremo mai perché è in gioco la vita dei nostri figli. I nostri figli diventano altro da quello che erano, non si può parimenti descrivere il grado di disperazione che noi genitori sopportiamo in silenzio per non gravare ulteriormente sul loro stato psichico già di per sé compromesso, e con grave difficoltà ad affrontare a livello economico, tutto ciò che consegue allo spostamento in altre regioni.

D- Il secondo lo rivolga ai rappresentanti delle istituzioni, a cui invieremo la sua testimonianza, chiedendo una risposta con un minimo di impegno nel breve tempo, se e per come possibile.

Io, Giovanni Di Matteo, in qualità di genitore e rappresentante del Gruppo Genitori DCA Soccavo, chiedo al Commissario straordinario, l’ing. Ciro Verdoliva, o a chi ne fa le veci, un incontro urgente, compatibilmente con i Suoi gravosi impegni.
Tale richiesta nasce a seguito della Delibera n. 01202 del 29/12/2017 (esecutiva dal 20/01/2018) della Direzione Generale della Asl Na1 per l’attivazione di una struttura semiresidenziale in Via Adriano16,con fondi già stanziati (e non sappiamo se sono ancora in essere) ed in seguito a vari incontri con i vertici della Direzione Generale dell’Asl Na1 Centro che hanno conseguito esclusivamente inutili promesse, il calare del “silenzio” istituzionale, nonostante, ad oggi, i luoghi scelti restino vuoti tranne l’installazione, risalente a circa un anno fa, di n° 3 condizionatori.
Questa è la realtà che vede
NOI e i NOSTRI FIGLI come “burattini”, ostaggi di una “burocrazia” che gioca con la VITA, negando un DIRITTO alla SALUTE.

https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=P2015N48328