Inaugurata a Napoli il 12 febbraio la mostra dedicata al sisma di 40 anni fa

Ci sono degli istanti della vita che restano cristallizzati per sempre nella nostra memoria, come se fossero stati marchiati a fuoco, forse perché più che essere impressi nella nostra mente, lo sono nei nostri cuori. Sono certo che se vi chiedessi, per esempio, dove eravate, con chi e cosa eravate impegnati a fare l’11 settembre 2001, tutti sapreste rispondermi. Ma se chiedete a un napoletano o ad un cittadino dell’Irpinia qual è l’istante che non dimenticherà mai più in vita sua, vi risponderà: il 23 novembre 1980, ore 19.34. Quel tragico momento in cui la terra scatenò tutta la sua potenza distruttiva sulla Campania, ognuno di noi lo ricorda perfettamente. Sono passati oltre 40 anni e il fotografo Luciano Ferrara, per celebrarne il ricordo, ha ideato una mostra fotografica in cui oltre 20 maestri di questa arte dell’immagine, espongono più di 100 scatti da loro realizzati in quel tragico giorno e nei seguenti, altrettanto tragici.

archivio toty

La mostra, significativamente intitolata “SISMA80 – 23 NOVEMBRE ORE 19.34”, è allestita presso il convento di San Domenico Maggiore e sarà aperta al pubblico fino al 31 marzo dal lunedì al venerdì. In osservanza ai protocolli di sicurezza anti Covid, è necessaria la prenotazione da richiedere a questa mail noos.tribunali138@gmail.com. Prodotta dall’associazione noos aps, organizzata da tribunali138 e promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, questa mostra fotografica proietta il visitatore nei luoghi e nei momenti più diversi di quel dramma, e per farlo si avvale anche di una videoinstallazione in cui si può assistere al filmato intitolato “Il racconto dei protagonisti”. Se da un lato questa esposizione dà l’opportunità di ammirare molte splendide fotografie scattate da maestri indiscussi di questa arte, dall’altra testimonia ancora oggi l’importanza del fotogiornalismo d’inchiesta. Nessuno ha dimenticato quel grido di aiuto sulla prima pagina de ‘Il Mattino’ che uscì col titolo a tutta facciata ‘Fate presto’. Ma, ancora oggi, c’è gente che vive nei containers che vediamo in alcune foto esposte. Chi ha vissuto quei drammatici momenti proverà un brivido nel riviverli attraverso le immagini che attraverseranno i suoi occhi come se la terra stesse ancora tremando. E chi non era ancora nato cosa prova nel vederle? L’ho chiesto ad una giovane studentessa che osservava con attenzione ogni foto. Lei, il terremoto dell’Ottanta, lo ha vissuto attraverso i ricordi della sua famiglia. La sua paura è che possa ripetersi e, dopo aver visitato la mostra, la paura è aumentata. Ma oltre all’angoscia di poter vivere una simile esperienza, in lei c’è, a soli 22 anni, anche la totale sfiducia nelle istituzioni. I tanti titoli di giornali, le visite dei personaggi illustri, politici e non, ritratti nelle foto con le macerie intorno, le immagini delle innumerevoli proteste delle persone che reclamavano solo un tetto sotto cui dormire, e quelle foto di persone nei containers che ancora oggi vede in quelle scatole di metallo ormai arrugginite dopo 40 anni, le fanno dire, con un sorriso ironico, che nelle istituzioni proprio non riesce a riporre alcuna fiducia. Forse anche perché qualcuno le avrà detto che i fondi, stanziati per quel tragico evento, erano sufficienti per costruire dal nulla una città della grandezza di Avellino. E, allora, ecco che l’arte, in questo caso fotografica, serve anche a non dimenticare la tragedia e chi ancora la sta vivendo.