Un’ opera dal destino travagliato  è stata messa in scena al Teatro di San Carlo in concomitanza dei 281 anni dalla fondazione. Il Siroe Re di Persia di Leonardo Vinci, su libretto di Pietro Metastasio. L’Opera in forma di concerto è stata rappresentata Domenica 4 Novembre come spettacolo fuori abbonamento.

  È stata una preziosa riscoperta eseguita, per la prima volta in tempi moderni, appartenente ad una serie di sei libretti del celebre compositore di origini calabresi che scrisse nell’arco di soli quattro anni, dal 1726 al 1730, divenendo così uno dei maggiori rappresentanti della Scuola Napoletana. Il libretto di Metastasio, all’epoca ancora ventottenne, reduce dal successo della Didone Abbandonata, fu musicato innumerevoli volte nel giro di pochi anni da musicisti dello spessore di Porpora, Vivaldi, e tanti altri. 

Antonio Florio,il direttore e musicologo, specializzato nella  musica antica, che è stato il direttore  anche di capolavori del repertorio barocco, composti a Napoli nel XVII e XVIII secolo, ha diretto questa piccola gemma del repertorio napoletano. 

La storia narra della lotta alla successione e si pone al centro di una trama dal sapore bizantino, dove intrighi di palazzo e sottili vicende amorose si intrecciano vorticosamente, coinvolgendo il vecchio Cosroe, re di Persia, interpretato da Carlo Allemano, il primogenito Siroe (Cristina Alunno), il figlio minore Mederse (Leslie Visco), Emira avrà la voce del celebre soprano Roberta Invernizzi, Laodice (Daniela Salvo) e Arasse (Luca Cervoni).

L’opera, restituita al pubblico in concomitanza delle celebrazioni del teatro d’opera più antico del mondo, ha visto Antonio Florio raggiungere un’elusiva dicotomia di delicatezza orchestrale e ritmo teatrale. Un’alternanza di recitativi scoppiettano con drammatica convinzione. Leslie Visco è giustamente e perfettamente  scelta come il fratellino malvagio di Siroe, Mederse, che nella sua interpretazione non ha né spazio né desiderio di sottigliezza e non scende a compromessi. La scintillante coloratura di Daniela Salvo con la sua limpida voce è perfetta per servire i sentimenti drammatici di Laodice. Il cammino verso la felicità di Emira interpretata con intenso patos dalla Invernizzi è lungi dall’essere liscio perché suo padre è stato ucciso in battaglia dal padre del suo amato Siroe; Lo scatenarsi della rabbia repressa di Cosroe, che ha il volto di Carlo Alemanno, è un travolgente crescendo emotivo. Il tiranno mutevole eccelle ugualmente per la rabbia tirannica, e per l’amaro rimorso per aver realizzato il suo errore troppo tardi. Luca Cervoni nella parte di Arasse è convincentemente drammatico e coinvolgente.  L’originale rappresentazione in forma di concerto, è grintosa e travolgente, mostrando un’intensa complessità emozionale. 

Coraggio e responsabilità caratterizzano la messa in scena di questo lavoro , che inorgoglì lo stesso Metastasio, come testimoniato dalla lettera a Leopoldo Trapassi datata 16 febbraio 1726: “Il mio Siroe è alle stelle, molto più che non fece la Didone l’anno scorso”.

Domenica 11 novembre alle ore 18.00, torna sul podio dell’Orchestra del Teatro di San Carlo il suo Direttore Musicale Juraj Valčuha, dopo il successo della Messa da Requiem verdiana con cui è stata inaugurata la Stagione di Concerti 2018/19.

A condividere la scena con l’Orchestra e con Valčuha sarà il violinista ucraino Valeriy Sokolov, al suo debutto al Lirico napoletano. Tra i giovani talenti più apprezzati nel panorama internazionale, Sokolov unisce padronanza tecnica ad una maturità interpretativa.

Protagonista del concerto, sarà la Russia, ritratta in musica con un particolare sguardo: il programma si evolve attraverso gli anni cruciali della Rivoluzione e sceglie opere in cui la sonorità sovietica incontra, in diversa misura, la tradizione occidentale.