Lo scorso 02 aprile, nella prestigiosa sede dell’Archivio di Stato di Napoli, è stato ufficialmente
siglato un importante accordo di collaborazione archivistica e culturale tra lo stesso Archivio di Stato,
rappresentato dalla direttrice prof.ssa Candida Carrino, e l’Archivio Storico dell’Istituto Nazionale
per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, rappresentato dall’Ispettore per
l’Archivio Storico cav. prof. Ciro Romano. Le Guardie d’Onore, presiedute a livello nazionale dal
Capitano di Vascello (ris.) dott. Ugo d’Atri, sono un Istituto Nazionale ed Ente Morale sottoposto al
Ministero della Difesa; esse sono il più antico Istituto combattentistico d’Italia, fondato nel 1878, e
fanno parte del Consiglio nazionale permanente delle associazioni d’arma (ASSOARMA).
L’accordo promosso dal prof. Ciro Romano, d’intesa con la presidenza nazionale delle Guardie d’Onore,
prevede lo studio, la descrizione e la valorizzazione del fondo archivistico Casa Savoia – Principe di
Piemonte che è conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli; opera che sarà compiuta
dall’Istituto delle Guardie d’Onore in collaborazione con il personale dell’Archivio di Stato e, in forza di tale accordo, le Guardie d’Onore, per il tramite del prof. Ciro Romano, coinvolgeranno studenti universitari in un attento
programma di tirocinio curriculare volto ad accrescere le competenze degli studenti stessi che potranno lavorare direttamente in Archivio e su documenti storici.
Il fondo archivistico Casa Savoia – Principe di Piemonte raccoglie la documentazione relativa agli anni 1932-1946 che fu prodotta, durante la sua permanenza a Napoli, dall’erede al Trono d’Italia e Principe di Piemonte Umberto di Savoia prima della sua ascesa al Trono il 9 maggio 1946. La documentazione è conservata in circa 400 cartelle e 31 faldoni e giunse nella sede dell’Archivio di Stato nell’estate del 1946 quando, dopo il contestato referendum istituzionale dl 02 giugno, Umberto di Savoia che saluta una piazza Plebiscito gremita (anni ’40 del XX secolo), fu costretto a lasciare l’Italia per l’esilio in Portogallo. Grazie al soprintendente archivistico dell’epoca, il conte Riccardo Filangieri, e con la collaborazione di Sebastiano Sinaglia rappresentante dell’amministrazione demaniale (già amministrazione della dotazione della Corona), la documentazione fu trasferita dal Palazzo Reale di Napoli, dov’era conservata ed ordinata,
all’Archivio di Stato di Napoli dove il Filangieri prese l’incarico di custodirla e tutelarla.

Le Guardie d’Onore, che per statuto hanno la finalità principale di tutelare e valorizzare la storia risorgimentale e nazionale con particolare attenzione alle fonti storiche relative all’ex Casa Reale d’Italia, sono particolarmente orgogliose di aver raggiunto questo importante traguardo culturale. – dichiara il prof. Romano, Ispettore all’Archivio delle Guardie d’Onore. Umberto II, conosciuto dai più come il Re di Maggio, è stato sempre molto legato alla città di Napoli dove trascorse molti anni della sua vita insieme alla moglie Maria Josè del Belgio alloggiando presso villa Maria Pia
oggi villa Rosebery (dotazione della Presidenza della Repubblica), e a Napoli nacquero tre dei suoi quattro figli (Maria Pia nel 1934, Vittorio Emanuele nel 1937 e Maria Gabriella nel 1940). Con questo accordo si potrà studiare, in modo approfondito e metodologicamente corretto, un’altra angolatura della nostra storia nazionale e per questo ringrazio la competente sensibilità e la lungimiranza della direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli prof. Carrino e di tutti i suoi
collaboratori – continua il prof. Romano – in questo modo, oltre ogni inutile e deleteria visione strumentale della Storia, possiamo sempre più appropriarci della nostra storia evitando poco edificanti polemiche che per troppo tempo hanno negato e nascosto un’importante parte della storia d’Italia iniziata il 17 marzo del 1861 con la proclamazione del Regno d’Italia sotto la Corona dei Savoia. Le Guardie d’Onore al Pantheon, lungi dall’essere un circolo monarchico o nostalgico (come un’ignorante e diffusa sottocultura vuole far credere), sono un’Istituzione viva di circa 3000 aderenti
che si dedica a preservare quei valori risorgimentali di Patria e Libertà per i quali molti Italiani sono morti durante le guerre risorgimentali e le due guerre mondiali e che, anche ai giorni nostri, ci uniscono tutti nel Tricolore e nelle Istituzioni costituzionali dello Stato.