Quinta intervista della rubrica che, con linguaggio semplice e diretto, vuole fornire piccoli ma utili consigli a coloro che si avvicinano al mondo delle startup.

Sidereus Space Dynamics (http://www.sidereus.space/it/) ha sviluppato un sistema di trasporto per lo spazio profondo per i piccoli satelliti, con costi di accesso contenuti e in linea con uno dei settori della sempre più florida Space Economy, quello dei servizi spaziali attraverso i satelliti.

«Lo spazio profondo, per intenderci, è oltre i 35 mila chilometri fino ai 300 mila, dove si trova la luna. Quindi accedere a queste orbite è molto più costoso perché ci vuole tanta più energia, per spingere i satelliti, e mentre oggi usiamo l’energia chimica dei carburanti, un domani potremmo utilizzare quella solare, perché nello spazio il sole è una di quelle cose che non manca mai! Lo spazio purtroppo viene ancora concepito come lontano e non ne comprendiamo l’impatto sul quotidiano. Sfruttando la Space Economy, invece, un’azienda può disporre di budget molto più significativi e può comprimere i tempi di ricerca e di sviluppo del prodotto che avrà poi un’importante ricaduta sulla vita di tutti i giorni.»

Così inizia a spiegarmi Mattia Barbarossa, fondatore della Sidereus: diciotto anni compiuti a gennaio, napoletano, in procinto di iscriversi a Fisica, la materia giusta per «esplorare i vari tasselli che compongono la realtà».

Il 4 febbraio 2019 nasce la Sidereus, una settimana dopo il suo compleanno, perché «sì, per vanità volevo essere il più giovane founder di una startup aerospaziale!».

Vincitore a 15 anni, insieme al suo team, del Lab2Moon, il primo concorso internazionale a cui ha partecipato, emergendo su 3200 team di 50 paesi diversi; ama il De brevitate vitae di Seneca; autoironicamente si definisce strano; energia allo stato puro, cita Newton, Nietzsche e Kant; non sopporta le conversazioni telefoniche o i messaggi whatsapp ma predilige gli incontri. E così la nostra intervista è de visu: appuntamento da Intra Moenia, noto caffè del centro storico di Napoli dove è solito vedersi con i suoi compagni di avventure spaziali.

«Come sempre partiamo dall’inizio: quando e come nasce l’idea della tua startup, Mattia?»

«L’idea mi è nata dopo aver visto il primo lancio del Falcon Heavy di Elon Musk, il 6 febbraio 2018, che ha dimostrato come un’azienda privata abbia battuto quello che si può considerare un ente statale, la United Launch Alliance, in appena 10-15 anni. Quindi Musk ha dimostrato che una persona che abbia interesse nel realizzare un progetto, nello spazio nel caso specifico, può realizzarlo se fortemente determinato. Mi sono detto “perché non provarci, allora?!”.

La startup, invece, nasce dopo la vincita del secondo concorso a cui ho partecipato: un concorso internazionale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), vinto con una ragazza torinese, Linda Raimondo. Avendo ricevuto come premio un anno con un ufficio all’Università dell’Alabama ad Huntsville e un aiuto per un’ipotetica startup che avrei fondato, mi sono detto che era il momento giusto per iniziare.

Ho trovato anche un incubatore, la Management Innovation, disposto a fornirmi fondi per aprire una srl, e così, dopo qualche mese dal concorso, ho aperto la Sidereus Space Dynamics, con l’obiettivo di sviluppare tecnologie spaziali che avessero usi terrestri, perché credo nel cambiamento, e sono convinto che proprio quello attuale sia il momento storico in cui lo si possa realizzare.»

«Tu sei Founder, CEO e CTO, ovvero Fondatore, Amministratore Delegato e Capo progettista, ma hai il fattivo supporto di cinque ragazzi… chi sono e a che punto siete ora?»

«Sì, con me ci sono altri cinque ragazzi, pronti a mettere tutta la loro forza e determinazione in questa causa: Domenico Giaquinto, Paolo Masciarelli, Roberto Esposito, Vincenzo Lipardi, Federica Cibardo, tutti mossi dalla volontà di provare a cambiare le cose e dall’amore verso lo spazio.

Oggi ci troviamo al punto di sviluppo di un prodotto. La Space Economy ha di diverso da altre economie che i ricavi possono essere molto grandi, vendendo molto poco, ma la velocità a cui si muove è straordinariamente più grande di quella di tanti altri mercati. Quindi è necessario correre per sviluppare un prodotto e per diventare i primi a lanciarlo. Per raggiungere questo obiettivo particolarmente ambizioso, con gli altri ragazzi ci siamo messi all’opera e ora siamo allo stadio di sviluppo del primo prototipo di satellite che abbiamo chiamato TEV, Transorbital Expedition Vehicle. I TEV dovranno trasportare a loro volta piccoli satelliti verso la luna e verso lo spazio profondo, utilizzando solo la propulsione elettrica. Pensa che i satelliti oramai sono indispensabili per la comunicazione, per la ricerca scientifica, per il monitoraggio ambientale… insomma hanno tantissimi campi di applicazione.

Quindi siamo partiti da un prodotto piccolo, relativamente semplice da sviluppare ma che abbia, come effetto, il reale cambiamento, tecnologico ed economico. La scadenza che ci siamo dati è due anni, che è il tempo giusto per le missioni spaziali private. Ora siamo esattamente alla costruzione del prototipo, per il quale riusciamo a contenere i costi entro le poche migliaia di euro, poi inizieremo i test.»

«Quali difficoltà avete dovuto superare all’inizio?»

«Beh, non è stato facile riuscire a farsi valere, perché generalmente, e in Italia soprattutto, questo settore è abbastanza precluso alle startup, a differenza degli States e dell’India. Inoltre ho combattuto per la mia età, che all’inizio ha rappresentato un ostacolo: se non fosse stato per i due concorsi vinti, sarebbe stato duro ottenere la credibilità che ho poi conquistato.»

«E i finanziatori, come mai, secondo te, hanno creduto nel tuo progetto?»

«Si sono convinti forse perché condividono la mia stessa malattia mentale…! Scherzi a parte, sicuramente hanno avuto un peso i premi che ho vinto, testimoniando la fondatezza di quello che avevo nella mente, insieme probabilmente al mio sfacciato ottimismo

«Quali sono le difficoltà attuali, o comunque le cose da migliorare?»

«Al momento, sicuramente vorrei migliorare la sede della società: dobbiamo trovarne una stabile, adeguata alle nostre esigenze progettuali. Pensa che siamo partiti dal tavolo della cucina di casa mia, poi ci siamo spostati in un garage, arredato a ufficio, dove abbiamo iniziato a costruire le prime cose, ma i vicini temevano che stessimo fabbricando esplosivi, che organizzassimo attentati terroristici e quindi ci hanno letteralmente cacciati. E da lì, verso un capannone all’Interporto di Marcianise, ma è una sistemazione ancora provvisoria. La grande sfida è trovare un ufficio nel giro di qualche settimana!

Tra gli altri miglioramenti, voglio fare una ricerca più sistematica di bandi di concorso e di finanziamenti, per darci un maggiore margine di operatività e per poter valorizzare il lavoro degli altri ragazzi… personalmente non ho intenzione di percepire stipendio finché non sarà strettamente necessario. Inoltre, voglio avere una programmazione più regolare per raggiungere il primo lancio, superato il quale, se va tutto bene, si avvia la ricerca e l’acquisizione dei clienti, e quindi si andrà avanti con l’autosostentamento, ovvero l’indipendenza economica totale.»

«Chi saranno i clienti della Sidereus?»

«Industrie aerospaziali che si occupano di micro e nano satelliti, o cubesat, come vengono chiamati, e li cercheremo in Europa e negli Stati Uniti, con cui è fondamentale stabilire un rapporto, e poi stringeremo maggiori collaborazioni con l’Agenzia Spaziale Europea per creare un network italiano ed europeo verso lo spazio.»

«Venendo al nocciolo della rubrica, quali consigli ti senti di dare a chi vuole creare una startup?»

«Innanzitutto provare amore per ciò che si fa e coinvolgere nel progetto persone spinte dalla stessa propria passione. La motivazione del guadagno è la più errata: se si pensa ai soldi subito, meglio cambiare progetto. Poi consiglio di essere lungimiranti e forse anche un po’ visionari: guardare a un mercato come è oggi non consente di avere prospettive ampie per il futuro, bisogna invece riuscire a prevederne le evoluzioni. E poi è necessario essere attivi, perché le opportunità non ti arrivano, le devi andare a cercare. Ma sopra ogni cosa… devi avere tenacia anche quando tutto è contro di te!»

«Qual è, secondo te, il segreto del successo di Sidereus?»

«La chiave del successo di Sidereus, se possiamo parlare già di successo, è stato partire da un prodotto modulabile: sviluppare cioè un prodotto di piccole dimensioni, semplice e relativamente economico, da mettere sul mercato nel più breve tempo possibile. Molte startup aerospaziali partono con un handicap, che è il principale motivo per cui falliscono: tendono a sviluppare prodotti grandi, che hanno bisogno di finanziamenti importanti e tempi di lavorazione che li pongono sul mercato dopo 5-10 anni.»

«…e il segreto del successo di Mattia Barbarossa?»

«Una spensierata follia e avere il prurito cerebrale, ovvero quella strana sensazione che si ha quando si sta facendo qualcosa che ci piace e, quando ci stacchiamo, viene un senso di inquietudine per cui vogliamo tornare subito a farla. Il mio successo è che ho trovato la cosa che mi genera il prurito!»

E allora auguro a Mattia di realizzare il suo desiderio: «Dedicarmi a esplorare la realtà più vasta esistente, lo spazio, e realizzare lì qualcosa di cosa importante.»

A presto con la prossima intervista di Tips for Startuppers!

Luciana Pennino