Il futuro immaginato da alcuni scrittori di fantascienza nel secolo scorso, per alcuni è oggi una pessima realtà. E Fromm ci aveva avvisati…

Una città futura

La tecnologia imperante e inarrestabile nel suo progresso ormai da decenni, non è stata oggetto di riflessione solo da parte di Orwell, spesso citato per il suo celebre romanzo ‘1984’, ma anche da parte di molti altri autori di fantascienza e non solo. James G.Ballard in un suo racconto del 1977 intitolato ‘Terapia intensiva’ disintegra totalmente la società rendendola comunicante esclusivamente grazie agli schermi televisivi, e la trasgressione di un uomo che decide di organizzare una vera riunione di famiglia, scatena un orribile massacro. L’autore, che amava raccontare della coscienza sociale piuttosto che di quella individuale, in questo racconto non celebra solo il totale sfaldarsi della comunità sociale, ma mette in guardia sulla pseudo-coscienza alienante indotta dai mezzi di comunicazione di massa, sempre più dominanti in una società in cui il progresso tecnologico sembra inarrestabile. La perdita dell’umanità in ogni persona, secondo Ballard, non può che portare a una violenza di massa sempre più diffusa al punto che nessuno se ne sorprenderà più tanto sarà profonda l’assuefazione a omicidi, stupri e violenze di qualsiasi genere. Fantascienza, direte voi. Ma c’è chi fa notare che da tempo ormai assistiamo a quotidiane violenze che coinvolgono anche e soprattutto i minori, categoria più facilmente influenzabile per ovvi motivi anagrafici. Recentemente nella nostra città ci sono stati numerosi delitti, anche atroci, ad opera di minorenni. I mass media hanno alimentato feroci e accanite polemiche circa l’influenza di alcuni programmi televisivi sui giovani (e qualcuno ha aggiunto anche i videogiochi ed altre fonti), scatenando, di fatto, l’effetto di propagandare la violenza con la scusa di sensibilizzare la società ad un problema che, invece, non fa altro che far tendere ulteriormente alla banalizzazione dello stesso e, di conseguenza, all’alienazione e all’assuefazione. A chi sostiene che non siamo ancora giunti a questo punto perché i media e la gente per strada si indignano e non sono affatto insensibili a quanto accade, viene fatto notare che il condizionamento ipotizzato da Ballard avviene nei soggetti appena nati e fino all’adolescenza, per giungere in modo quasi naturale a quell’assuefazione che, citando un recente caso di cronaca, ha portato un ragazzo minorenne ad uccidere un vigilante tanto per giocare di sera con un amico, e dopo aver confessato il delitto ha chiesto, naturalmente, se poteva andare all’allenamento di calcio con i compagni, come se non fosse accaduto nulla. In fondo cosa aveva fatto di così orribile? Il problema è certamente molto profondo e non abbiamo la presunzione di volerlo analizzare in questo articolo e con pochi esempi, ma vi invitiamo a riflettere sull’influenza che i mass media hanno (non solo nei racconti di fantascienza) sulle menti e le personalità facilmente influenzabili come quelle degli adolescenti, dei disagiati, di chi ha un basso livello di istruzione e di coloro i quali, per motivi vari, si possono considerare ‘categorie deboli’ e quindi plagiabili. Per queste persone (ma anche per tutti gli altri, seppure in modo diverso) la tecnologia onnipresente, dal cellulare alla televisione, è davvero lo specchio della società come in tanti sostengono, o piuttosto ne è il modello? La differenza è tutt’altro che sottile, perciò rifletteteci bene prima di darvi una risposta.
Prima di Ballard e Orwell, nell’ormai lontano 1933, Aldous Huxley, altro celebre autore di fantascienza, nel suo romanzo ‘Il mondo nuovo’ una risposta a questa domanda la diede. Huxley ipotizzò una società altamente tecnologica in cui un potere esecutivo rappresentato da una ‘casta’ di eletti, governa il mondo drogando e controllando la popolazione fin dall’infanzia (come si diceva con Ballard) e rendendola di fatto una popolazione di schiavi che non è necessario opprimere con la forza in quanto vivono felici (o ignari) della loro condizione. Fantascienza, direte ancora voi. Ma un anonimo redattore francese ha attualizzato e ampliato il concetto narrato da Huxley, scrivendo sulla quarta di copertina dell’edizione francese di un libro di Huxley, queste righe: “La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù”. Cerchiamo di capire meglio cosa intende dire il giornalista francese: un certo giornalismo d’inchiesta ha reso noto (se ce ne fosse bisogno) il potere delle varie lobby all’interno di ogni governo; si sono viste, ad esempio, leggi sull’inquinamento atmosferico portate (votate e passate) a Bruxelles da un politico che non si è nemmeno preso la briga di fare un banale copia/incolla dalla mail da lui ricevuta da una nota casa automobilistica su cui era scritto il testo di legge, l’ha semplicemente stampata e presentata con tanto di logo della suddetta azienda in bella vista. Va evidenziato che tale comportamento non è contrario ad alcuna norma europea, il politico in questione ha solo fatto il suo lavoro. Altro esempio: come mai i negozi che vendono sigarette elettroniche fino a poco tempo fa spuntavano come funghi e ora sono improvvisamente scomparsi convertendosi ad altra attività o chiudendo, a parte poche eccezioni? Non sarà che la tassazione europea sulle sigarette elettroniche, improvvisamente aumentata del 200%, ha ridotto il margine di guadagno al punto che non vi è più convenienza economica non solo nel venderle, ma anche nel comprarle? Pensate che le lobby del tabacco ne siano state sorprese? Si potrebbe andare avanti a lungo, ma a noi interessa fare qualche esempio solo per farvi riflettere sull’influenza che ha il potere economico su quello politico e come entrambi possono condizionare la vita delle persone. Chi governa, nel mondo capitalistico e cosiddetto democratico, non può prescindere dalle lobby che detengono il potere economico e, tornando al racconto di Huxley e alla attualizzazione del giornalista transalpino, non solo i due poteri non possono prescindere l’uno dall’altro, ma si integrano a vicenda al fine di avere il totale controllo della popolazione di ‘schiavi felici o inconsapevoli’ e rendendo inutile anche lo strumento democratico del voto. Già, perché noi che viviamo in democrazia abbiamo questo strumento per decidere chi ci governa. Ma chiunque vinca le elezioni, non farà sempre parte di quella ‘casta’ che governa insieme ai detentori del potere economico, come nel racconto di Huxley? E quella stessa ‘casta’ non produce tutta la tecnologia grazie alla quale droga e addormenta le nostre menti, offusca se non annulla del tutto il nostro giudizio critico e modella gli adolescenti e le fasce deboli affinché siano più facilmente controllati? E qui torniamo alla domanda: la tv (e ora anche il web) sono davvero lo specchio della nostra società o ne sono, purtroppo, il modello? Perché se ne fossero il modello è ovvio che ci condizionino maggiormente, e quando (sempre più spesso) si sentono adolescenti affermare che vogliono diventare star della tv o del web, in particolare di reality show e trasmissioni in cui è facile diventare famosi (magari senza saper fare nulla di eccezionale, in modo da esaltare ulteriormente l’ego dello spettatore e farlo sentire migliore di loro), non viene il sospetto che il loro modello sia ciò che vedono nello schermo? Ma il tempo passa e la tecnologia progredisce. Quattro persone, forse familiari o forse no, ma certamente che viaggiano insieme, disposte in cerchio fuori alla stazione della metro, ma nessuno che si parli tra loro, tutti i loro visi sono coperti dallo schermo del cellulare con cui stanno armeggiando, magari per parlarsi in chat anziché a voce. Un quadro ormai comune. Quante volte avete visto scene così? Attenzione, dice il redattore francese che riprende Huxley, non è solo un modo di drogare la mente (e la vita) e condizionarla, ma anche un ottimo sistema per controllarvi, per entrare nelle vostre case, nelle vostre scelte, nelle vostre vite e perfino nei vostri cuori, perché i sentimenti che esprimete in ogni forma e inviate alle persone che amate, non resteranno per sempre sul vostro cellulare, che anzi è solo uno strumento di passaggio, perché la loro destinazione finale sono le tante banche dati di aziende e società (verosimilmente anche istituzioni in alcuni casi) interessate a sapere di voi ciò che neanche voi forse sapete, così come è chiaramente emerso col recente scandalo che ha coinvolto Facebook. Questo ci riporta al discorso sull’attuale democrazia occidentale: siamo davvero così liberi? Le nuove leggi costringono le persone ad avere necessità di un conto corrente senza il quale non si può ricevere una somma al di sopra dei mille euro come può essere lo stipendio di un operaio. In pratica tutti siamo costretti ad avere un conto corrente che, però, spesso ha un costo e che produce numerosi prodotti bancari quali carte di debito, di credito etc., che si finisce immancabilmente per usare e dietro cui ci sono altre spese e altri giri di denaro e di controlli sulle persone; il tutto senza considerare che lo Stato italiano tassa i conti correnti oltre i cinquemila euro. Ma essere costretti ad aprire un conto corrente e a pagarne il costo e le tasse, è democratico? A chi serve davvero questo controllo del popolo, nascosto dietro la necessità di verificare se quei soldi siano frutto di un onesto stipendio e non di attività criminali? La criminalità, soprattutto quella organizzata, non ha certo il problema di aprire un conto corrente. Si arriverà ovunque, come in Svezia, a dover usare per legge la moneta elettronica, arrivando quindi al controllo delle persone di cui si saprà ogni singolo movimento non solo fisico ma anche monetario, a beneficio del controllo sociale e delle multinazionali che continueranno a guadagnarci? un mondo dove le masse delle ‘caste’ inferiori troveranno sempre più nella violenza la loro valvola di sfogo, ovvero il mondo ipotizzato da Ballard e Huxley?

Evoluzione umana?

Ma quello del conto corrente è solo uno tra i tanti esempi che si potrebbero fare per parlare del controllo sociale della ‘casta’ che governa le democrazie occidentali secondo il modello descritto dai due romanzieri. Proviamo con qualcosa di più politico. Qualche anno fa la crisi greca occupava ogni telegiornale in quanto si temeva la grexit; esperti di politica ed economia facevano a gara con le previsioni catastrofiche e tutto il mondo ha conosciuto Tsipras e Varoufakis che, altrimenti, oggi sarebbero molto meno noti. La situazione in Grecia per il popolo è anche peggiorata, sebbene non se ne parli e si senta dire solo che i conti dello Stato migliorano. Ma non è questo di cui vogliamo parlare, piuttosto intendiamo mettere in evidenza che da sempre le condizioni di gravi crisi economiche e sociali sono state il terreno fertile in cui sono emerse le dittature, dal nazismo a quella greca dei colonnelli, per restare ai tempi moderni. Tuttavia in Grecia questo non è accaduto, ma non per motivi storici, culturali o sociali, semplicemente perché la dominante Comunità Europea (in questo caso a braccetto con gli Stati Uniti) non potrebbe mai tollerare che uno Stato membro possa avere come forma di governo una dittatura, pertanto se gli attuali vertici militari greci avessero mai avuto la malsana idea di tentare un colpo di stato, si sarebbero ritrovati l’arsenale della NATO al completo in piazza Sintagma e sarebbero stati costretti a ‘liberare’ il Paese. Cercate di non fraintenderci, lungi da noi affermare che la dittatura sia una forma di governo auspicabile, l’esempio in questione vuole solo far riflettere sull’attuale democrazia occidentale per poterla confrontare con le forme di governo ipotizzate da Ballard e Huxley e attualizzate come ha fatto il redattore transalpino. Poniamo sempre l’esempio greco: perché, qualora davvero i militari avessero preso il potere, invece di inviare le forze NATO per liberare una Grecia sotto dittatura, la Comunità Europea non si sarebbe limitata a cancellare la Grecia dagli Stati membri e lasciarla proseguire nel suo percorso storico? Vi diranno che ci sono una moltitudine di accordi economici e che la moneta è la stessa, oltre a tanti altri motivi presunti, ma il sospetto che la democrazia occidentale non permette a nessuno di contraddirla è più che legittimo. Infatti le forze NATO sono intervenute per ‘esportare’ la democrazia non solo in Europa nella ex Jugoslavia, ma addirittura nei Paesi arabi, dove si è preteso di instaurarla in popolazioni che hanno oltre tremila anni di cultura sotto dittature e regnanti, con il risultato di ‘importare’ il terrorismo nelle nostre case più che ‘esportare’ la democrazia nei loro Stati. Anche in questo caso, riflettendoci, diventa legittimo il sospetto che in realtà quelle dittature risultassero scomode, perché non controllabili dalla sempre più autoritaria democrazia occidentale, e forse Demostene non aveva tutti i torti nel sostenere che l’imperialismo è una tendenza naturale dell’uomo e perciò gli Stati (e i loro governanti) lo ricercano anche quando è contro i loro stessi interessi; del resto anche un suo grande contemporaneo, Aristotele, nel suo testo ‘Politica’ scrisse che “la gente commette le più gravi ingiustizie per amore di superiorità, non per necessità”. Dunque, ricapitolando questo aspetto, qualcuno potrebbe dire che c’è molta più democrazia in Turchia, Paese che non viene accettato nella UE anche per il ‘sultanato’ di Erdogan (anch’esso poco controllabile dalla democrazia occidentale), ma dove è stato possibile tentare un colpo di stato, cosa che non è pensabile nei Paesi membri della UE. Evitiamo di addentrarci in discorsi – che esulano dal nostro tema – circa i brogli elettorali in Turchia o la presunta falsità del tentato golpe, limitandoci alle osservazioni che ci interessano. Non possiamo fare a meno di rilevare che ciò che intende dire il redattore francese nella sua attualizzazione del mondo di Ballard e Huxley, è che la libertà della democrazia occidentale sembra molto controllata dalla ‘casta’ di potere che le governa, quella stessa ‘casta’ che Huxley, nel suo racconto, metteva a capo della popolazione di ‘schiavi felici o inconsapevoli’, e che sembra aver impensierito molto anche Erich Fromm, sociologo e psicanalista tedesco, il quale nel suo libro ‘Essere o avere’ scrisse: “…anche i residui di democrazia che tuttora sussistono sono destinati a cedere il passo al fascismo tecnocratico, a una società di robot ben nutriti e incapaci di pensare con la propria testa – vale a dire proprio a quel tipo di società che era ed è tanto temuta sotto l’etichetta di ‘consumismo’ –, a meno che la presa che le enormi corporations esercitano sui governi (e che ogni giorno diventa più salda) e sulla popolazione (mediante il controllo del pensiero ottenuto con un continuo lavaggio del cervello) non venga spezzata.” Fromm non ha mai scritto romanzi di fantascienza e non crediamo che nel lontano 1976, quando scrisse queste parole, avesse letto e si fosse fatto a sua volta influenzare da Huxley e Ballard, eppure ne descrive un futuro molto simile. Alla luce di queste poche riflessioni (credeteci, si potrebbe scrivere più di un libro), alcune persone sostengono che l’attuale società occidentale sia del tutto simile a quella descritta dagli autori da noi citati o anche da molti altri che non abbiamo citato, ovvero una dittatura tecnocratica in cui una ‘casta’ eletta e formata dalle lobby di potere economico e politico, governano una popolazione di ‘schiavi felici o inconsapevoli’ che manipolano e modellano a loro esclusivo interesse, altri ritengono tali ipotesi pure utopie da romanzi di fantascienza; la stragrande maggioranza, invece, semplicemente non si pone la domanda preferendo continuare a giocare con gli smartphone e vedere la televisione.