È inutile che ci giriamo attorno.

La fine dalle ferie ha gettato il cuore oltre l’ostacolo…delle vostre prossime vacanze.

Quelle di Natale.

Una volta chiusi gli ombrelloni, starete pensando già ad aprire il verde ombrellino del vostro abete da addobbare.

Ma non dimenticatevi del presepe.

E a questo proposito, vi faccio una domanda a bruciapelo: quali sono i vostri pastori?

Avanti, adesso pensate alla prima cosa che vi sia venuta in mente nel leggere questa mia domanda.

Cioè: alla parola pastoriavete pensato ai personaggi, a tutti i personaggi con cui penserete di allestire il vostro presepe, o solo a quelli alle prese concapre e pecore?

Vi tranquillizzo subito: qualsiasi sia stata la vostra risposta, è quella giusta!

Già, perché con il termine pastori si designano tradizionalmente, tout court, sia le statuette rappresentanti uomini e donne alle prese con le loro greggi,sia la totalità dei pezzi che compongono il presepe, indipendentemente dal loro “ruolo”.

E, restando ancora sul (non)contrasto sacro-profano, credo non sia un dettaglio da poco che tutti i personaggi del presepe, inclusi quelli della Sacra Famiglia, ricevano indistintamente l’etichetta di pastore.

Diamo un’occhiata, a questo punto, ai pastori intesi come tali in senso stretto. Una delle scene più importanti che li veda protagonisti è il cosiddetto Annuncio ai Pastori della nascita di Gesù, scena ripresa dal Vangelo Secondo Luca. L’annuncio dell’evento più importante nella storia dell’umanità, quindi, si manifesta proprio ai pastori, agli “umili” per antonomasia, nelle opere pittoriche della tradizione, così come nella realtà presepiale, in cui appaiono come piccole statue dal riconoscibilissimo abbigliamento proprio delle popolazioni appenniniche italiane.

E i pastori intesi come totalità delle figure del presepe? Questi spessosi ispiravano ai personaggi reali della Napoli del Settecento, fungendo da fonte di ispirazione, a loro volta, di molti dei lavori scultorei che oggi ritroviamo nei principali luoghi di cultura della città. Creare un pastore nel Settecento, così come crearlo oggi, significa combinare scultura e pittura in un unico processo di creazione, che va dalla creazione di un manichino con stoppa, fil di ferro e parti in terracotta, all’applicazione degli ultimi strati di pittura e di un bel paio di occhi di vetro. Senza considerare l’aggiunta di gioielli, vestiti ed accessori estremamente fedeli alla realtà e, spesso, confezionati appositamente per i personaggi.

Insomma, i pastori del presepe sono stati sempre trattati come dei piccoli noi.

E, nel guardarli, spesso ci sentiamo come davanti ad un grande specchio.

Sì, ad un grande specchio fatto di tanti piccoli frammenti, che siamo pronti a scrutare con attenzione, da vicinissimo, alla ricerca del più piccolo tratto che ci parli di noi stessi, che ci permetta di riconoscerci.