Condannato a tre anni lo scienziato cinese che aveva modificato il DNA di due gemelline

Lo scorso dicembre, He Jiankui, lo scienziato cinese che aveva modificato geneticamente gli embrioni di due gemelle (poi nate), è stato condannato a tre anni di reclusione e ad una multa di 3 milioni di yuan (circa 350.000 euro) dal tribunale di Shenzhen (‘La Repubblica’, 30.12.2019). L’esperimento, che fu annunciato dallo stesso He Jiankui nel novembre 2018, suscitò sconcerto, preoccupazione e perplessità non solo nella comunità scientifica ma nel mondo intero, che iniziò a preoccuparsi e a chiedersi se l’applicazione dell’ingegneria genetica all’essere umano debba essere proibita o meno. Subito dopo la nascita dei primi esseri umani geneticamente modificati, furono indette conferenze per discuterne sia eticamente che dal punto di vista scientifico, e l’Organizzazione mondiale della sanità (WHO) ha promosso l’istituzione di un comitato interdisciplinare globale di esperti per “esaminare le sfide scientifiche, etiche, sociali e legali associate con l’editing genetico” (Focus, 21.02.2019). Da allora le ricerche scientifiche in campo genetico continuano ad andare avanti, con lo scopo di curare malattie ereditarie quali tumori del seno o malformazioni cardiache, ma il dubbio in molte persone e a ogni livello resta: bisogna proibire o no l’applicazione dell’ingegneria genetica all’essere umano? Non ci inoltreremo in discorsi etici o religiosi che, per loro stessa natura, sono molto personali, né entreremo in discorsi troppo tecnici e poco comprensibili ai più, ma ci limiteremo a dire quali possono essere i motivi per cui bisognerebbe proibirla o meno, lasciando che ognuno di voi si faccia la propria opinione.

Chi pensa che si debba proibire sostiene che le conseguenze di tali pratiche sono tutt’ora per lo più sconosciute, dato che le nostre conoscenze in materia sono ancora scarse, e a ciò aggiunge che tali conseguenze non sarebbero limitate ad un solo individuo, visto che si parla di manipolare il DNA, ma che sarebbero estese a tutta l’umanità. Questo, però, significa arrestare il progresso, fermare la ricerca scientifica che porta a nuove soluzioni per malattie gravi e che ancora non hanno una cura definitiva. La via più giusta, dunque, sembrerebbe essere quella di andare avanti con la ricerca, sottoposta, però, al controllo delle istituzioni e della comunità scientifica, ovvero ciò che già accade nella maggior parte dei Paesi. Tuttavia anche con la tecnica crispr (quella più utilizzata per la manipolazione del DNA, in pratica una sorta di “taglia e incolla” con cui è possibile cancellare geni, rimuovere segmenti difettosi o introdurne di estranei per modellare o correggere il DNA a piacimento), non è possibile essere certi che non ci siano conseguenze irreparabili che, come detto, non riguarderebbero un solo uomo ma l’intero genere umano. Inoltre autorizzare sperimentazioni di ingegneria genetica favorisce la possibilità di esperimenti non avallati dalla comunità scientifica o non autorizzati, come accaduto in Cina nel caso citato in apertura articolo. In Italia la legge nr.40 del 19/02/2004 sulla fecondazione assistita vieta l’eugenetica (ovvero il miglioramento della razza umana tramite modifica del DNA) e restringe a casi eccezionali la modificazione genetica. Ma la ricerca va avanti. In un articolo apparso su Nature il 2 agosto 2017, un gruppo di ricercatori dell’University of Oregon spiega come sono riusciti a modificare con successo, con la tecnica crispr, il DNA di un embrione umano affetto di cardiomiopatia ipertrofica, rimuovendo dal gene difettoso la proteina responsabile della patologia. Se da questo embrione fosse nato un bambino, sarebbe stato sano, quindi è facile capire l’importanza di tali ricerche. Tuttavia bisogna sempre ricordare che le eventuali conseguenze ci sono tutt’ora sconosciute, quindi c’è da chiedersi: il bambino, seppur cardiologicamente sano, avrebbe potuto avere altri tipi di conseguenze? E quali? Nessuno lo sa ancora. Chi è contrario sostiene anche che le terapie genetiche possono generare un’ulteriore diseguaglianza nel diritto alla salute, dati i costi; ma chi è favorevole ribatte dicendo che la soluzione a tante gravi malattie, che necessitano di terapie molto lunghe e costose, abbatterebbe anche la spesa pubblica sanitaria. Il timore, poi, che si possano creare bambini su misura, ovvero con alto quoziente intellettivo, e con le caratteristiche somatiche preferite dai genitori, appare a oggi ancora fantascienza, come spiega Focus in un articolo del 24 dicembre 2019 a firma di Elisabetta Intini. Piuttosto interessante, invece, è riflettere se ritenere la manipolazione genetica un’evoluzione umana o un’alterazione della natura umana. In altre parole, ricordando i progressi fatti dall’essere umano dall’età della pietra a oggi, passando dalla ruota al computer, alterando la sua forma naturale prima con gambe di legno e oggi con protesi tecnologiche, by-pass, trapianti e organi artificiali (solo per fare un esempio), è possibile ritenere che manipolarne il DNA al fine di sconfiggere gravi malattie, sia solo una ovvia evoluzione? O, come ritengono altri, modificando il DNA la natura umana viene irrimediabilmente alterata? Ma questo è solo l’ultimo dei tanti punti (ce ne sarebbero molti altri) che abbiamo ritenuto di evidenziare e su cui c’è da riflettere per cercare di capire se l’uomo debba o meno giocare a fare Dio.