Si è concluso da qualche giorno il torneo di calcio dell’Abatese Cup, un torneo dove a vincere è stato il calcio ed il fair play.

Noi abbiamo vinto, ma avreste meritato voi. Complimenti”. Questa infatti è stata la dichiarazione di uno dei piccoli partecipanti (un bambino di 11 anni), che ha voluto riconoscere il valore degli avversari. L’episodio è accaduto appunto negli spogliatoi dove, a fine gara, una ragazzo della squadra che aveva vinto la partita è andato a consolare i rivali dicendo loro che avevano giocato meglio ed essendo più forti avrebbero meritato di vincere.

La manifestazione, che si è svolta a Sant’Antonio Abate, ha avuto una grande partecipazione: 800 ragazzi, 55 squadre e 30 società di calcio giovanile provenienti da tutta Italia. Catello Gargiulo e Geo Cirillo, organizzatori del Trofeo, sono rimasti molto colpiti dal comportamento del ragazzo, riservandogli una menzione speciale per il fair play.

E così con orgoglio i due organizzatori hanno dichiarato che a vincere sono stati la sportività e l’entusiasmo dei ragazzi provenienti da tutta Italia, dimostrando come “… il fair play sia ancora l’unica ancora di salvezza per il calcio”. In un torneo che ha sempre sostenuto e cercato di passare questi valori.

Questo, infatti, è ed è sempre stato lo spirito che ha animato L’Abatese Cup sin dai suoi esordi nel 2010, quando su iniziativa dei due pilastri della scuola calcio Ge.Ca., Gennaro Cirillo e Catello Gargiulo, ebbe inizio il torneo. Da allora e fino ad oggi, l’obiettivo è sempre stato lo stesso: fare dello sport una festa, fare del calcio un gioco; e, in quanto festa e gioco, creare aggregazione tra i partecipanti. 
Partecipanti che non includono solo i più o meno piccoli calciatori, ma anche i genitori e i parenti che li accompagnano, i primi ad essere chiamati a dare il buon esempioche l’azione degli adulti illumini gli occhi dei più piccoli, perché l’adulto sia un testimone imitabile, è scritto nella lettera che l’A.S.D. ha deciso di inviare a tutte le società partecipanti. Sport come festa, adulto come modello di comportamento da imitare. 

Altro scopo è generare cultura sportiva nel calcio come nella vitaInsomma, imparare i giusti comportamenti quotidiani attraverso i valori dello sport.  Insegnare il rispetto, l’onestà, il valore della sconfitta e la misurata importanza della vittoria,  attraverso lo sport, che può aiutare, a sua volta, la sensibilizzazione verso  la diversità e l’integrazione. Per questo il tema di quest’edizione è stata proprio la “diversità”diversità d’età, di usi, di costumi, magari anche di paese di provenienza; una diversità che diventa solo ricchezza e occasione di scambio davanti alla comune passione per il calcio. 

La Ge.Ca. ha così inserito, quest’anno, tra i due weekend dell’Abatese Cup un convegno contro il razzismo e sull’importanza del fair playI piccoli sportivi, i loro genitori e tutti quelli che hanno partecipato  hanno dovuto confrontarsi su una tematica così complessa ma che, se relazionata ad un contesto come quello dello sport, è diventata più semplice da capire e più facile da affrontare.