Come ogni anno il 31 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) celebra il World No Tobacco Day, una giornata per sensibilizzare le persone sugli effetti nocivi e mortali dell’uso del tabacco e dell’esposizione al fumo passivo, ma anche per scoraggiare il consumo di tabacco in qualsiasi forma.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), durante il lockdown sono diminuiti i fumatori di sigarette tradizionali, ma sono aumentati i consumatori di tabacco riscaldato e sigaretta elettronica (e-cig), alto il numero anche di chi li ha provati per la prima volta proprio durante questo periodo. Abbiamo intervistato sul tema la dottoressa Paola Martucci, Responsabile del Centro per il Trattamento del Tabagismo dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

Secondo uno studio francese la nicotina avrebbe un ruolo protettivo nei confronti del coronavirus: l’argomento ha creato qualche polemica.

Notizie di singoli lavori scientifici su un ipotetico effetto protettivo della Nicotina, amplificati da alcuni mass media, hanno ingenerato confusione e disagio soprattutto tra coloro  che erano in procinto  di smettere di fumare prima dell’emergenza COVID -19.  Uno di essi pubblicato da autori francesi su Qeios, ha ipotizzato  per recettori  nicotinici colinergici ( nAChRs)  possano avere un ruolo di primo piano  nel favorire l’ingresso  del virus SARS-CoV 2 nell’organismo , attraverso i neuroni  del sistema olfattivo e/o attraverso il polmone , in contrasto con la opinione attualmente  condivisa dalla comunità scientifica   secondo cui l’ACE2 ( Angiotensin Converting Enzyme 2) è il principale recettore per l’ingresso del virus nelle cellule . Ne deriverebbe  un possibile uso di derivati della nicotina nella terapia  o prevenzione dell’infezione da COVID -19.

Da subito tali affermazioni sono state messe al vaglio e criticate da illustri esponenti del mondo scientifico indipendente  tra cui  componenti del  Department for Health and Centre for Tobacco and Alcohol Studies – Bath (UK) che hanno sottolineato  come :

  • parte dei dati epidemiologici  presentati nel suddetto lavoro  sono discutibili ( ad esempio modalità di  registrazione dello stato di fumatore  molto deficitarie e no standardizzate , casi registrati in un singolo ospedale  e in più con una componente significativa di casi che pare riguardasse personale sanitario quindi non esattamente riflettente la situazione in comunità )
  • che il lavoro  è stato pubblicato su una Open Review , senza controllo da parte di peer reviewer
  • i dati riportati sono incompatibili con la maggior  parte  della letteratura emergente sui legami tra fumo e COVID-19
  • da ultimo, ma non meno rilevante,  un conflitto di interesse fa capolino sul primo degli autori dell’articolo ; tale JP Changeoux che è stato un assiduo collaboratore  dell’industria del tabacco e supervisore della Philip Morris International.

Ciò che invece emerge in maniera chiara da numerosi studi condotti  di recente  è che i fumatori hanno una maggiore probabilità  di avere sintomi gravi  di COVID-19 , di ricovero in terapia intensiva e di esiti infausti rispetto ai non fumatori

Fumo e tumori: dati e correlazione

In medicina non esiste nessuna associazione  causa-effetto  più provata  e documentata  di quella del parallelo  epidemico fra fumo di tabacco  e tumore polmonare . in Italia , ogni anno muoiono  a a causa del tumore  del polmone circa 33.00 persone ; di queste l’80%  circa  sono attribuibili al fumo. Il rischio aumenta  col crescere della durata  di fumo  ed è direttamente  proporzionale  al carico totale di fumo  effettuato nel corso della vita .I fumatori attivi  hanno un rischio 11 volte più elevato  di sviluppare  un tumore del polmone. I rapporti di rischio  maschio/femmina  per la mortalità  da cancro del polmone sono  poi sconcertanti : 17,8 per le donne fumatrici e 14,6  per i fumatori maschi. Il rischio di morte per  le donne fumatrici  è superiore del 50%  rispetto alle stime  negli anni Ottanta  ed è in costante aumento negli ultimi anni .

Soprattutto in giovane età fumo e alcool sono un mix micidiale

I giovani, anche  fumatori intermittenti o di poche sigarette, possono facilmente essere influenzati da modelli comportamentali, sociali  e ambientali messi in atto dai pari  e  da attività associate  al fumo  come dopo aver bevuto alcolici. L’etanolo , è dimostrato potenziare  i recettori nAChRs ad alta affinità per acetilcolina e nicotina . Il consumo compulsivo  di alcoolici , il cosiddetto binge drinking , è un altro comportamento a rischio di associazione con il consumo del tabacco e di altre droghe di cui i giovani  sottostimano  il potenziale di dipendenza connesso al loro uso.

Infarto e cardiopatie ischemiche tra i più temuti effetti del fumo?

La centenaria epidemia da fumo  di tabacco  causa un’enorme  ancorchè eludibile  tragedia di salute pubblica  e una ecatombe di 7 milioni di decessi l’anno , di cui 900mila circa da fumo passivo . Essa causa il 38%  delle morti per cardiopatia ischemica  negli adulti di 30-44 anni e il 10% di tutte le malattie cardiovascolari

Fumo nelle donne in gravidanza e allattamento: quali danni provoca al feto e al neonato?

Oltre ai noti danni di esposizione a fumo passivo nel feto (basso peso alla nascita, prematurità ) si amplia la gamma di alterazioni che possono essere favorite dalla esposizione al fumo in gravidanza ( alterazioni della funzione  polmonare con predisposizione allo sviluppo di malattie croniche respiratorie come la BPCO ( BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva ) , insorgenza precoce di diabete di tipo II , sviluppo di ipertensione , associazione con basso QI , comparsa di sindrome  ADHD /ASD (caratterizzate da disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività-impulsività).

Il rischio di bronchiolite nel 1° anno di vita dei bambini nati da madri asmatiche che fumano in gravidanza è di circa il 50% maggiore di quello dei bambini non esposti. Aumentato anche il rischio  di sviluppo di wheezing ( respiro sibilante ) e asma  sia  in età prescolare che nell’adolescenza . Evitando l’esposizione ai fattori ambientali come il fumo passivo si potrebbe prevenire il 405 dell’asma bronchiale nei bambini / adolescenti 

Quali sono i principali danni provocati dall’esposizione prolungata al fumo passivo?

La percentuale di bambini di età < 15 anni regolarmente esposti a fumo passivo  è del 53% nei paesi Europei , la più alta rispetti ad altre aree nel mondo . Nel tempo non è cambiata la percentuale di bambini affetti da asma bronchiale  esposti al fumo passivo .  Un ulteriore rischio è legato al fumo di “ terza mano” ovvero di quello che si deposita  in casa , sui mobili, divani , pareti , in auto  ma anche sui capelli , barba , abiti dei genitori / conviventi  che non può essere eliminato con un semplice ricambio di aria e che può stazionare per mesi esponendo i bambini  a potenziali cancerogeni . Ciò che si sa da numerose indagini svolte  è che i genitori hanno una limitata conoscenza dei rischi del fumo di seconda mano o passivo  e ancor meno noti i rischi del fumo di terza mano .

L’esposizione a fumo passivo può alterare  le traiettorie di sviluppo dell’apparato respiratorio  nel bambino , e modificarne la funzione , con maggior probabilità di sviluppo della BPCO .