Negli ultimi giorni, a Napoli, ha tenuto banco il tentativo del centrodestra di sfiduciare il sindaco Luigi De Magistris. La mozione, discussa il 3 giugno scorso nel Consiglio Comunale tenutosi al Maschio Angioino, è caduta; mancando di fatto la spallata decisiva al primo cittadino. L’idea di defenestrare l’amministrazione in carica, è stata figlia di Stanislao Lanzotti (Forza Italia), che proprio in seduta consiliare aveva annunciato una raccolta firme per le dimissioni, aperta per i prossimi 15 giorni: se si raggiungeranno le 21 firme, il Consiglio Comunale verrà sciolto. Netto, il “no” del consigliere M5S Matteo Brambilla, che seppur all’opposizione, ha definito l’operazione “una sfiducia elettorale che finirebbe col salvare de Magistris restituendogli agibilità politica. Noi, invece, siamo per la sfiducia politica, come la mancata approvazione del rendiconto o del piano di riequilibrio“. Senza i pentastellati, dunque, impossibile raggiungere quota 21 firme – necessarie per la sfiducia.

Sulla stessa lunghezza d’onda dei grillini, anche Massimiliano Esposito e Luigi Mercogliano del Popolo della Famiglia, forza politica cristiano-sociale che intende candidarsi alle prossime comunali del 2021, dando vita ad una “rivoluzione gentile“. I due, tramite una nota congiunta, hanno criticato sia maggioranza che opposizione. Da un lato, l’iniziativa del centrodestra definita “mero marketing politico“, il cui fallimento andrebbe ricondotto anche al fatto che “molti degli attuali componenti del consiglio comunale di Napoli, sanno bene che alla prossima tornata elettorale non saranno rieletti o addirittura, in alcuni casi, neppure ricandidati“. Dall’altro, la presunta inconsistenza della gestione De Magistris, reo di aver portato la città “in modalità distruzione“. La vera sfiducia, di fatto, sarebbe arrivata direttamente dai cittadini.

Proiettandosi verso le comunali dell’anno venturo, il proposito consiste nel dare a Napoli “una classe dirigente nuova, giovane, seria e credibile“. Una schiera di nuovi politici, che stando a quanto riportato sul portale de Il Popolo della Famiglia nella dichiarazione programmatica, chiama i cittadini ad una “resistenza popolare contro le leggi liberticide, contrarie al diritto naturale: le adozioni gay, i matrimoni egualitari, il gender nelle scuole, la liberalizzazione di qualsiasi droga, l’eutanasia“.