In questa nuova fase, ci devono essere due punti e due obiettivi: l’export, che deve recuperare, deve riprendere la nostra marcia verso l’Europa e il mondo intero; e il turismo, per far tornare i turisti nel nostro paese” – parole di Domenico Raimondo, presidente del Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala campana Dop, che intervistato da un’agenzia stampa, esprime tutta la propria preoccupazione per il futuro della filiera.

Un settore, quello bufalino, che pur non avendo subito direttamente il lockdown causato dall’emergenza sanitaria – produzione e commercio interni sempre attivi – si lecca le ferite per le perdite economiche provocate dal brusco rallentamento delle esportazioni e del turismo, la cui ripresa ora va definita dal Ministro degli Esteri Di Maio in concertazione con i suoi omologhi europei. Raimondi, spiega perché la figura del turista risulti così importante per la sponsorizzazione del prodotto – “Quando viene in Italia cerca sempre di assaggiare la mozzarella di bufala campana – sottolinea – e quando poi ritorna nel suo paese di origine cerca sempre di ricomprarla“. Una reazione a catena, dunque, duramente interrotta.

Per una maggiore comprensione delle problematiche che il settore bufalino sta affrontando, vengono in soccorso i dati – cartina di tornasole più efficace di qualsiasi appello. Stando al portale mozzarelladop.it, nel 2019 sono state prodotte 50.212 tonnellate di Mozzarella di Bufala Campana (+1,6% sul 2018). L’export è stato il 34,14% (+1,4% sul 2018), principalmente in Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti. Inoltre, da sole, le province di Caserta e Salerno rappresentano circa il 90% della produzione certificata DOP. Secondo il rapporto di un’altra fonte invece, lo Svimez – l’associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno – il fatturato della filiera bufalina nel 2017, è stato pari a 577 milioni di euro. Lungo questa direttrice, si possono facilmente inquadrare i danni accorsi dopo lo scoppio della pandemia: nei primi 15 giorni di marzo 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 è stato trasformato oltre il 60% di latte in meno. Sono stati prodotti 766mila chili di bufala Dop contro i quasi 2 milioni di chili dello stesso periodo 2019. Cifre, queste, che potrebbero risultare ben peggiori, se aggiornate al mese corrente.

In questa situazione, Raimondi chiede “alla politica di darci una mano e fare in modo di poter far riprendere questo volano che è molto importane per la nostra regione e per il nostro prodotto mozzarella di bufala campana“. Da ricordare, a tal proposito, la misura tampone inserita dalla Regione Campania nel cosiddetto piano socio-economico: la Giunta ha stanziato 19 milioni di euro per il settore bufalino. Fondi destinati a due azioni specifiche:

  • “Intervento finalizzato all’aumento della liquidità delle aziende bufaline, mediante la concessione di contributi per l’adozione di misure di piani di biosicurezza aziendali, per quelle imprese che hanno partecipato al piano del governo di eradicazione brucellosi“. Risorse finanziarie: 9 milioni di euro.
  • Contributi per il superamento della crisi causata dalla forte riduzione di richiesta del mercato dovuta al Covid-19, finalizzati alla compensazione dei costi derivanti dall’impiego di latte nella razione alimentare, riconoscendo a ciascun operatore un rimborso sui costi di produzione di 1 euro a litro di latte, nel limite massimo di spesa di 10 milioni di euro per l’anno 2020“. Risorse finanziarie: 10 milioni di euro.