La messa in Coena Domini, nel secondo Giovedì Santo ai tempi del Covid-19, è stata officiata presso la cappella dell’Ospedale Monaldi, dall’arcivescovo don Mimmo Battaglia che, in una delle tante strutture ospedaliere che fronteggiano la pandemia, ha celebrato i riti liturgici con cui inizia il Triduo pasquale, il periodo di tre giorni durante il quale si commemora la Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù Cristo.

L’arcivescovo si è rivolto agli operatori sanitari, ringraziandoli per l’esempio che hanno dato e che continueranno a dare a coloro che, lontani dai luoghi di cura, si lasciano piegare dalle difficoltà quotidiane. Dopo aver detto che medici e infermieri hanno restituito a tutti il senso dell’umanità attraverso il servizio reso ai malati, ha domandato loro di continuare a testimoniare, con gratitudine e coraggio, “la passione infinita per la vita attraverso la forza resistente“, cioè il non lasciarsi piegare dalla pandemia, dalla sofferenza e dalla stanchezza. Lo stesso ha chiesto agli ammalati, ricordando che ogni vita ha sempre valore, dignità e senso, nonostante la malattia. L’importanza dell’accogliere e del sentirsi accolti è al centro della richiesta rivolta a chi cerca di alleviare il dolore e a chi lo soffre, sottolineando che l’accoglienza è possibile anche se si è nel mezzo di un’epidemia che rende impensabili gesti d’affetto come l’abbraccio o la carezza. “Lo sguardo è la prima forma di cura: gli occhi arrivano prima delle mani, sono le finestre del cuore“, ha detto l’arcivescovo, rivolgendo a medici e infermieri la preghiera di sostare accanto alla santità delle lacrime e delle croci che incontrano nelle corsie dell’ospedale. Proprio questi atti, che danno forza, sono presi ad esempio per spiegare come si possa seguire, quotidianamente, l’insegnamento lasciato da Gesù nell’Ultima Cena con la lavanda dei piedi, rievocata nella lettura del tredicesimo capitolo del Vangelo di Giovanni. “L’essenza dell’eucarestia è nel servire, nel lavare i piedi. E’ bello sapere che, a partire dalla stanchezza e dalla fatica, c’è un Dio che si china su di te per lavare i tuoi piedi con acqua fresca, perchè i tuoi piedi, cioè la tua vita, possano sentire sollievo: è il senso dell’amore, il senso della cura“. La preghiera finale è rivolta a chi, anche da volontario, si accosta al capezzale di chi soffre, nel quale incontra Gesù, perchè abbia la forza di riconoscerLo anche nel momento del proprio dolore personale, dato che “Dio è nelle nostre lacrime per moltiplicare il nostro coraggio“.

L’assemblea si è sciolta nel silenzio che accompagna i credenti nel Venerdì Santo, l’unico giorno dell’anno liturgico in cui non si celebra l’Eucarestia, in commemorazione della Passione e della Morte di Gesù attraverso la Via Crucis, che, quest’anno, si tiene dentro alla Cattedrale di Napoli.